Rassegna Stampa

L'onore e il furto lessicale dei criminali degli stadi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-04-2015 - Ore 09:04

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L'onore e il furto lessicale dei criminali degli stadi

Nei nostri stadi – da quelli di serie A fin agli spiazzi dove giocano i più piccoli – da diverso tempo sento o leggo su molti striscioni frasi inneggianti all’onore. L’onore di qua, l’onore di là, onore a te, forza e onore e così avanti... Ad un alieno che atterrasse in uno campo di calcio verrebbe da pensare di trovarsi in una scuola di etica più che su di un terreno da gioco a vedere in quanta considerazione è tenuto questo sentimento che, vorrei ricordarlo, riflette «la buona reputazione, la rispettabilità di cui gode chi si comporta con onestà e rettitudine».

Prima del tifo – come sempre avviene – ci siamo fatti rubare qualcosa di più grande: un furto lessicale. Abbiamo lasciato che pochi soggetti si impadronissero di patrimoni enormi: le parole onore e rispetto. Inermi, abbiamo assistito mentre ne modellavano delle copie utili a propagare valori distorti, i loro, così da poter agire indisturbati, anzi, persino ammirati nel loro fare criminale. Negli striscioni vergognosi ed offensivi che si sono visti sabato all’Olimpico, così come in quelli intimidatori che sono stati esposti all’andata al San Paolo, non c’è un briciolo di onore o di rispetto, anzi. In quelle scritte rivedo un grande classico italiano: privatizzare gli utili e pubblicizzare le perdite. Eh già, perché anche in tema di sport come per il sociale (cito per tutti gli scontri a Tor Sapienza) sui conflitti e sulle tensioni ci si può guadagnare: attenzione, visibilità, consenso. Nascosti nella folla, nel caldo umido del loro mandare avanti gli altri controllandoli da una posizione defilata, agiscono degli individui piccoli e meschini.

Nelle curve italiane e nel loro piccolo sistema mediatico amico ingrassano da tempo ratti privi di coraggio che non meritano neanche l’appellativo alto di cattivi maestri. Poche centinaia di pseudo tifosi in tutta Italia: individui che nel tempo si sono appropriati della facoltà di parlare in nome e per conto di tifoserie che contano decine di migliaia di appassionati che sono abbonati o che fanno di tutto, come possono, per non perdersi neanche una partita della propria squadra. Personaggi per colpa dei quali vengono squalificati settori e curve; personaggi che per miseri interessi (spesso quelli sì di carattere economico) si ergono a giudici implacabili e classificatori che strumentalizzano il dolore delle persone senza avere scrupolo di alcuno. In questo senso le parole del Presidente Pallotta e la distinzione netta fra chi frequenta la curva ed i tifosi veri – quelli che amano la Roma, nella gloriosa Sud così come negli altri settori, e che pagano per i comportamenti vergognosi di pochi interessati e di altri idioti – sono perfette ed evidenziano una cifra comunicativa importante che credo e spero sarà quella del nostro futuro.

Fonte: Gazzetta dello Sport - Di Bartolomei

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