Rassegna Stampa

L’Osvaldo furioso “A Roma trattato male. Era sempre colpa mia”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-08-2013 - Ore 09:17

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L’Osvaldo furioso “A Roma trattato male. Era sempre colpa mia”

 Diciamo che la storia di Southampton non è incoraggiante: da questo mare salpò il Titanic e da questa terra, nel Sud dell’Inghilterra, si rimette in marcia Pablo Daniel Osvaldo. A dare un ulteriore tocco thrilling, la scelta del numero di maglia: il 17. Il Southampton non è la crema della Premier, ma è un club ambizioso. Dal 2009, è nelle mani della famiglia svizzera Liebherr, il cui patrimonio è valutato in 2,5 miliardi di sterline. Il presidente è il banchiere italiano Nicola Cortese. Osvaldo ha però scelto i Saints per altri motivi: in panchina c’è Mauricio Pochettino, il tecnico dei tempi dell’Espanyol, quelli che rilanciarono il centravanti italoargentino dopo Fiorentina e Bologna.

 

 

ADDIO ROMA L’allenatore argentino sembra l’uomo giusto per rimettere in moto la carriera dell’attaccante della Nazionale dopo il caos di Roma, esperienza cominciata bene e finita con gli insulti: «Sono andato via perché non sopportavo più l’ambiente. A Roma una parte dei tifosi mi ha trattato malissimo e non capisco davvero i motivi. A Roma troppa gente si fa condizionare dalle radio e da alcuni piccoli giornali. Mi avevano preso di mira. Ho dato tutto alla maglia della Roma e sono stato ricambiato nel modo peggiore. Ogni cosa era colpa mia». Gli ultimi tre mesi, dalla finale-derby di Coppa Italia persa 0-1 con la Lazio, sono stati un inferno per Osvaldo, con l’epilogo delle scritte offensive di fronte l’abitazione romana, con replica immediata, via twitter, da parte della sua attuale compagna, Jimena Baròn, che se lo mangia con gli occhi mentre “Dani” rilascia le prime dichiarazioni “inglesi”, nella pancia dello stadio St Mary’s.

 

 

LA NAZIONALE  Osvaldo, tra i primi calciatori a scoprire e sfruttare il mondo dei social forum, fa però una distinzione, e non potrebbe essere altrimenti visto che è uno degli attaccanti della Nazionale: «A Roma mi hanno trattato male, ma l’Italia è un altro discorso. Amo questo Paese, che mi ha dato moltissimo. E amo la maglia azzurra, con la quale voglio tornare ad essere protagonista. La scelta di Southampton va anche in questa direzione. Con Pochettino posso tornare ai livelli dell’Espanyol ed è un tecnico rispetta i giocatori, cosa che non posso dire di quelli con i quali ho lavorato negli ultimi anni». Osvaldo non fa mai i nomi di Andreazzoli e di Zeman, ma il messaggio è chiaro.

 

 

VIVA L’INGHILTERRA  Osvaldo dice che giocare in Premier «è sempre stato un sogno e sono felice di poterlo realizzare» e che l’Inghilterra «è un Paese fantastico, il calcio e la musica da queste parti sono il top, adoro il rock e in particolare i Rolling Stones», ma vivere Oltremanica non è sempre facile, basta chiedere a Balotelli. «Io però di questo con lui non voglio parlare, so che la sua esperienza non è stata felice e non voglio lasciarmi condizionare dal suo giudizio». Lancia questo messaggio ai tifosi del Southampton «sarò il vostro rock and roll», ma per far felici i tifosi dei Saints bastano i gol, a cominciare dalla partita con il Sunderland dell’ex laziale Di Canio.

 

 

IMPATTO OK  Il look – maglietta bianca con le immagini di John Lennon e Yoko Ono, occhiali, catenine e catenone, braccialetti e tatuaggi – ha già eccitato la fantasia del popolo del Southampton: i tifosi lo hanno accolto benissimo. Osvaldo sta scegliendo la casa («da tre mesi la cerco con la mia fidanzata su internet») e poi comincerà a godersi una città dove non manca il sole e dove, in pochi minuti di traghetto, si sbarca sull’isola di Wight. «Sai cos’è l’isola di Wight, è per noi l’isola di chi ha negli occhi il blu della gioventù», cantavano nel 1970 i Dik Dik. Non sono i Rolling Stones, ma non erano da buttare.

Fonte: Gasport

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santa 20/08/2013 - Ore 20:27

questo si chiama professionismo ,ti pagano e non sono in diritto di riprenderti!!!!con il tuo carattere farai molta strada!!!!!!UMILTA E PROFESSIONALITA".

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