Rassegna Stampa

L’uomo delle banane e il silenzio dei colpevoli

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-07-2014 - Ore 14:45

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L’uomo delle banane e il silenzio dei colpevoli

Il ritratto del calcio italiano non è tanto un patetico, anziano dirigente che parla di banane e dice un’inaccettabile scemenza razzista, ma il silenzio tombale di tutti i suoi sostenitori. O forse bisogna già chiamarli complici? Non una voce, tra i molti presidenti di serie A, che si sia alzata anche per sbaglio, anche timidamente e tossicchiando, per dissociarsi da Tavecchio, per ribattere o precisare, o magari per dire una cosa molto semplice, l’unica possibile: con questo signore non stiamo più. E questo signore non può in nessun caso candidarsi alla presidenza della Federcalcio oppure, peggio ancora, guidarla. Solo la Juventus e la Roma, già prima del clamoroso infortunio verbale, si erano schierate diversamente, sostenendo l’ex calciatore Demetrio Albertini. Anche il sindacato dei calciatori ha espresso sconcerto. Tutti gli altri, allineati e coperti. La sciocca offesa del signor Tavecchio è diventata in poche ore un caso polit ico e un argomento virale sul web, universo assai più vivo e sensibile di troppi decrepiti palazzi del potere. Forza Italia difende l’uomo delle banane, il Pd gli chiede di ritirarsi, il Coni tace, i soci di Tavecchio gridano alla strumentalizzazione e alla demagogia. Intanto, su Twitter, una miriade di hashtag ( i piu’ gentili: *Tavecchiovattene, *Tavecchiosparisci, *iomangiobanane) si sono succeduti con una forza proporzionale e inversa rispetto ai vari Lotito, Galliani e De Laurentiis pesci in barile, per non dire dei Carraro e dei Matarrese, vecchie cariatidi in prima fila, l’altro giorno, mentre Tavecchio delirava nella sala dell’Hilton, gesticolando come Pappagone.

Nella triste annata sportiva appena conclusa, e non perché la nazionale sia stata umiliata in Brasile ma per il ragazzo ucciso vicino all’Olimpico, per le curve chiuse per razzismo e per il lancio di banane vere a giocatori di colore, il nostro sport più popolare e ricco non sa esprimere, come uomo del cambiamento, nulla di meglio di un settantunenne che si crede spiritoso e dileggia gli extracomunitari. Neppure un attimo, ed ecco che il peggio della politica già pensa a come sfruttare la situazione, scatenando una battaglia di posizione e di retroguardia. In attesa che il signor Ta-vecchio si faccia da parte, o che qualcuno gli spieghi che non può non farlo, vale la pena ricordare che qui non si sta parlando solo degli interessi delle grandi squadre, dei diritti televisivi ( dove il peggio lo dà la Lega Calcio, altro palazzo imputridito, da svuotare e ripopolare totalmente), di Buffon o Totti. Guidare la Federcalcio vuol dire occuparsi anche del calcio di base, degli amatori, del calcio femminile, delle scuole dello sport e dei ragazzini: e non è davvero possibile che un personaggio come l’uomo delle banane si dedichi alla crescita sportiva dei nostri figli.

Fonte: Repubblica

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