Rassegna Stampa

La barriera che divide il calcio delle curve

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-04-2016 - Ore 12:35

|
La barriera che divide il calcio delle curve

ROMA - Un ordine di servizio firmato dal questore di Roma, Nicolò D'Angelo. "Modello organizzativo per la sicurezza degli incontri di calcio". Tutto è iniziato il 28 luglio dell'anno scorso. Un giro di vite che era necessario dopo che per anni le due curve dello stadio Olimpico erano state "terra di nessuno". Il piano prevedeva un miglioramento del servizio di stewarding, "risultato non idoneo (nella stagione 2014-'15) per quantità e qualità", ma soprattutto "un sistema di afflusso che divide le due curve in due sottosettori già nella fase di prefiltraggio". Per capirci, le famigerate barriere. In questura sono più che soddisfatti del risultato ottenuto sinora. Nicolò D'Angelo ha dichiarato: "Noi non faremo un passo indietro, l'obiettivo è quello di garantire la legalità e la trasparenza. Le curve non devono più essere off limits". E a San Vitale sono convinti che lo Stato si sia ri-impossessato (finalmente) della Nord e della Sud.

Il pugno duro ha portato ad un incremento dei daspo del 265 per cento: dai 68 dello scorso anno ai 255 dei primi tre mesi del 2016 (82 laziali, 173 romanisti). E non è finita: dopo il derby ai tifosi della Lazio che si sono radunati a Formello sono stati dati 15 daspo, quelli della Roma che erano a Testaccio rischiano invece un'ammenda di 2.500 euro a testa per blocco stradale (reato amministrativo, depenalizzato). Per fermare i tifosi che cercavano da raggiungere il centro sportivo di Formello la questura, come ha spiegato in suo comunicato, ha distolto "circa 100 uomini dal centro cittadino (Piazza Navona, Fontana di Trevi, ndr)" dove erano destinati "per garantire la sicurezza nella fascia serale". E questo non è certo un bel segnale per i cittadini che vorrebbero andare in centro sereni la domenica sera...

Ma, emarginati i violenti e quelli che faticano a rispettare le regole, che sono una minoranza, ora bisognerà riportare i tifosi (veri) all'Olimpico. Perché lo stadio si è svuotato (23.000 spettatori per il derby, una desolazione mai vista): per tanti motivi. Certo, nel caso della Lazio ha anche influito la pessima stagione della squadra e quella forte antipatia di una parte (consistente) della tifoseria nei confronti del presidente Claudio Lotito. Ma la Roma? E' in corsa per il secondo posto e forse se avesse sostituito prima Garcia ora sarebbe in corsa anche per lo scudetto. Le curve si sono svuotate (anche) per contestare il provvedimento di Prefettura-Questura di mettere nelle barriere: il nemico di molti ultrà è (soprattutto) il prefetto Franco Gabrielli, destinato a diventare il capo della polizia.

Molti tifosi della Roma ormai vanno solo in trasferta, quando la trasferta non è proibita, oppure hanno riempito l'Olimpico solo in occasione della sfida col Real. In campionato è il deserto. Inoltre, molti abbonati della Curva Sud il prossimo anno potrebbero decidere di non abbonarsi più (tanti laziali già lo fanno). Roberto Massucci è il capo di gabinetto della Questura romana: una lunga esperienza sul campo all'Osservatorio del Viminale sulle manifestazioni sportive, la convinzione che si debba fare di tutto per riportare le famiglie negli stadi, una battaglia (ancora da vincere) dove spesso i club, almeno in passato, sono stati latitanti.

Di recente è stato firmato un protocollo per vedere se ci sono le condizioni per togliere le barriere dalla prossima stagione. Lo stesso Gabrielli, più volte, ha lanciato un segnale: "Credo che le barriere debbano essere eliminate, ma per farlo bisogna che le persone che stanno negli impianti rispettino le regole. Le barriere sono una triste medicina rispetto a una malattia che dobbiamo cercare di debellare". Purtroppo, almeno secondo la Questura, questa possibilità al momento non esiste, e gli episodi del dopo derby hanno convinto D'Angelo e il suo staff a non modificare nulla dalla prossima stagione. Le barriere quindi resteranno al loro posto. Da qui al 15 maggio, fine del campionato, i tifosi di Lazio e Roma non torneranno nella curva Nord e nella Sud. Nel braccio di ferro non cambierà nulla.

"Noi non faremo certo un passo indietro", garantisce il questore. Forse lo scorso anno i due club romani si sono lasciati prendere in contropiede, quando sono state decise queste nuove misure. Anche se opporsi alle autorità dello Stato, come ha ricordato Lotito, sarebbe stata un'impresa vana. Ma i due presidenti dovranno farsi carico di questo problema, a fine stagione. Il danno non è solo economico (alla fine saranno decine di migliaia i paganti in meno) ma anche di immagine.

James Pallotta viene visto da molti tifosi giallorossi come un marziano, alla Marino per intenderci, un paio di blitz all'anno a Roma quando va bene ma senza grandi risultati. E' vero, comunque, che nella Capitale opera per suo conto l'avvocato Mauro Baldissoni, che ha pieni poteri e ha a cuore questo problema dei tifosi, anche perché pure lui, senza ammetterlo, si sente un po' ultrà. E la decisione della Roma di scegliere Sebino Nela per tenere i contatti coi tifosi è stata molto apprezzata in Questura, così come il fatto che gli "stewards della Roma sono di buon livello e affidabili".


Lotito è in una situazione diversa, imbarazzante: da anni viaggia con la scorta, che anche ultimamente, dopo il ko nel derby, gli ha evitato un pericoloso incontro ravvicinato con alcuni tifosi laziali. Ma, come detto, a fine stagione bisogna che le parti (c'è anche la Coni Servizi, proprietaria dell'impianto) si trovino intorno ad un tavolo per cercare, insieme, una soluzione di buon senso. La Roma a giugno, dopo che sarà eletto il nuovo sindaco (o sindaca, visto che la Raggi è favorita) presenterà finalmente il progetto per il nuovo stadio a Tor di Valle: ma prima bisogna riportare i tifosi all'Olimpico. Così fa solo tristezza.

LA GRANDE FUGA DOPO IL DIKTAT DELLA PREFETTURA

di MATTEO MONTI
ROMA – Sin dai primi anni di gestione statunitense la centralità del tifoso all'interno del progetto a stelle e strisce risulta priorità per la filosofia dell’azienda di Trigoria: "Becoming a fan centric club", il mantra da seguire nella mira di allargare il più possibile i confini territoriali del bacino di tifo della Roma. Alcuni snodi fondamentali nella complicata relazione tra il presidente Pallotta e la tifoseria della capitale hanno inasprito, però, quel clima di distacco che si è creato con le barriere imposte dalla prefettura, su indicazione del ministero dell'Interno. Un impedimento che, oltre ad allontanare i più legati all'esperienza-stadio, ha finito per contagiare squadra - sul campo - e società, a livello di incassi.

Comunicazione della discordia. Svariati i motivi di frizione tra la tifoseria e il club, che in passato aveva pur raccolto consensi per una serie di iniziative (away card per le trasferte, home ticketing): dalle polemiche per il cambio dello stemma, ai mancati ricorsi per le sanzioni che colpirono la Sud nell'ambito della discriminazione territoriale, per passare al poco riuscito codice di linguaggio adottato dal presidente ("fucking idiots” definì i contestatori) nel comunicare con gli ultras. Una serie di fattori che hanno generato, in alcuni, la sensazione di una scarsa capacità del management nel comprendere i reali disagi causati dalle nuove disposizioni di sicurezza dell’Olimpico. Il 26 giugno, nel 'Comitato di Sicurezza Pubblica', il prefetto spiegava le novità in presenza di Coni, Roma e Lazio: 3000 posti in meno nelle curve, divise dal 12 settembre da una barriera, e l'impossibilità - pena sanzioni economiche e daspo - di occupare posti diversi (prassi abituale tra i frequentatori) da quello assegnato sul titolo di accesso: la fine del tifo capitolino in tutte le sue espressioni folcloristiche. La Roma accetta e, suo malgrado, sembra impossibilitata a fare di più.

Pallotta e il calo di presenze. A metà ottobre nella Facebook chat con i tifosi Pallotta si definiva deluso per come "il cuore e l'anima della Roma fossero stati strappati via dal corpo. Non lo sto facendo io, anzi, sto cercando una soluzione". Nel mentre, però, assiste da Boston al primo derby senza curve e, un mese più tardi, incontra Gabrielli a Palazzo Valentini dopo un botta e risposta al veleno alla vigilia della decisiva sfida di Champions contro il Bate. "Ricevo cani e porci", ironizza uno sferzante Gabrielli. "Sarei il cane o il porco?", replica un risentito Pallotta. Nessun cambiamento materiale in tempi brevi per il ritorno in curva dei tifosi (eccezion fatta per l'evento benefico "Voi Siete Leggenda" del 29 dicembre). La desolazione del 16 dicembre in Roma-Spezia di Coppa Italia (7000 presenti di cui 2000 liguri) e il picco minimo di 27mila registrato a fine febbraio in Roma-Palermo si vanno a inserire nella più generale tendenza al ribasso dell’affluenza all'Olimpico: 33.400 spettatori medi in campionato (40.135 nel 2014-15), circa 5.500 assenze a partita degli abbonati, quinto posto per presenze complessive e un indice di riempimento dell'impianto pari al 47.25%, inferiore al 55.2% nazionale (di per sé già più basso rispetto agli stadi dei cinque principali campionati europei).

Sabino Nela il mediatore. Nella prima metà di febbraio si riaccendono le polemiche per i disagi nella gestione dell’ordine pubblico in occasione della sfida contro il Real Madrid in Champions, favorendo le prime aperture istituzionali. Prima Roberto Massucci, capo di gabinetto della questura: "Vogliamo abbattere tutte le barriere". Poi Gabrielli: "Le barriere devono essere eliminate". Tutti d’accordo, ad una condizione: “Che si torni allo stadio”. Anche in funzione di ciò la Roma ha accolto i suggerimenti dell'Uefa nel valorizzare la struttura del Supporter Liaison Officer - con il coordinamento di Sebino Nela - per "implementare i meccanismi di dialogo con i supporters". È inoltre al vaglio la possibile creazione di un circuito autonomo di emissione dei tagliandi che permetta alla società di fornire ai propri clienti ogni possibile agevolazione (di servizio, piuttosto che economica) e di configurare al meglio una mappatura dei propri clienti più fedeli. In previsione del nuovo stadio di Tor di Valle che, a detta di tutti, costituirebbe la vera medicina ad ogni guaio.

 

COSì LA CONTESTAZIONE SI RIVERSA IN STRADA

di MATTEO MONTI

ROMA - L'Olimpico è ormai deserto. Nelle gare casalinghe dei due club capitolini risuona soltanto un assordante silenzio. Un inquietante malcontento che ha tradotto il climax di insoddisfazione maturato dagli abbonati di Curva Sud nei confronti di alcune formule comunicative adottate dalla società giallorossa - accusata, specie nella figura del presidente, di poco sostegno - e della comparsa delle vetrate al centro del settore, in un disco rotto che fatica ormai ad emettere suono alcuno. Il risultato? Stadio vuoto ed esigenza di riformulare il concetto di "passione", con i dati di affluenza vertiginosamente in calo e le nuove modalità atipiche di fruizione degli ultras della Roma, portati a radunarsi (come accaduto a Testaccio in occasione dell'ultimo derby) ben distanti dalla zona del Foro Italico.

 Le premesse. L'installazione della vetrata divisoria nella Sud (contestata anche in funzione delle contrarie direttive Uefa) comporta il primo disservizio della stagione, la necessità di effettuare i cambi di abbonamento - dal 15 luglio al primo di agosto - a campagna tesseramento già avviata. Il clima che avrebbe accompagnato le vicende di campo dei giallorossi si era d'altronde intuito anche il 14 agosto, nell'Opening day contro il Siviglia: lunghe attese per accedere allo stadio, invasive manovre di perquisizione nel pre-filtraggio e la presenza degli steward ad occupare la scalinata centrale e la balaustra inferiore. Stessa dinamica nel successivo Roma-Juventus, ultima gara senza la barriera, ma primo segnale di un cambio di epoca: il tifo sciopera per metà gara, tensione con la polizia all'interno della Sud, e conseguente decisione di "restare fuori fino a quando non si potrà tornare a tifare liberamente, non come cagnolini ammaestrati" (come da successivo comunicato). In aggiunta, l'inevitabile peggioramento dello stato delle cose per le contravvenzioni (da 168 euro) che vengono infatti recapitate dalle autorità a più di 40 tifosi, rei di non aver rispettato il proprio posto, con la sottolineatura del rischio di daspo in caso di seconda violazione.

"Un po' troppo" anche secondo il Ceo Italo Zanzi. I "mostri a tre teste abituati a comportarsi in modo indisciplinato e illegale", definizione del questore Niccolò D'Angelo del 14 settembre, decidono di disertare la Curva Sud e rimettono nelle mani della società il delicato compito di venire a capo della faccenda: "Fuori non per sciopero o per protesta, ma per tifare senza chinare mai la testa", scrivono su uno striscione. "Bisogna fare qualcosa di più in tema di collegamento con i tifosi", il primo monito del capo di gabinetto della questura, Roberto Massucci.

Curva in strada. I tifosi contestano Pallotta a Trigoria a inizio dicembre e rispondono assente ad ogni gara casalinga, eccetto contro il Real Madrid - metà febbraio - quando la curva torna ad animarsi (soltanto in relazione al dato delle presenze) grazie ad una tipologia di clientela assai più occasionale, per via dell'elevato appeal della partita. La gestione del filtraggio e del pre-filtraggio nelle ore precedenti unisce però tutti in un'accesa denuncia delle difficili condizioni di fruizione dello stadio per chi oggi, tra difficoltà di acquisizione dei biglietti, elevato costo dei tagliandi, lontananza dei parcheggi e scomodità nel raggiungimento dell'impianto, desidera recarsi ad assistere a una partita. Il supporto alla squadra si trasferisce dunque per le vie della città - in corteo a Testaccio per vivere il derby di ritorno - o sul web, dove l'eco delle voci di protesta acquisisce forza nella viralità.

A prescindere dai risultati. È ancora attiva, ad esempio, una raccolta di firme su change.org per dire "no alla divisione delle curve dello Stadio Olimpico", mentre stando ai risultati di un sondaggio online organizzato dagli stessi tifosi, secondo l'84% degli intervistati le motivazioni della protesta vanno ricercate nell'assenza di un ambiente emozionale appetibile, nei rischi di provvedimento di daspo (71,7%), nella presenza delle barriere (70,1%) e negli eccessivi controlli delle forze dell'ordine all'ingresso (59,5%). L'attendibilità scientifica della ricerca è tutta da stabilire, ma agli occhi del popolo giallorosso il risultato appare evidente: nella fuga dallo stadio le voci "risultati di campo", "questione sicurezza", "questione economica" e "visibilità della gara" hanno un peso minimo. A far scattare la disaffezione sarebbe state invece proprio il mix delle disposizioni estive e il problema sicurezza così come viene interpretato dalle forze dell'ordine.

Stando così le cose, prevedere un possibile ritorno al passato e la fine del sacrificio domenicale di tanti seggiolini vuoti, appare quanto mai complicato. "Un sacrificio enorme per i tifosi e per il loro amore e dipendenza dalla Roma", ha sottolineato l'allenatore della Roma Luciano Spalletti alla vigilia del derby. "Giugno? È troppo distante, bisogna trovare la soluzione prima, perché tutti la vogliamo", si è auspicato.

Fonte: Repubblica.it - F.Bianchi - M.Monti

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom