Rassegna Stampa

La casa aperta dove il Barone costruì lo scudetto

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-05-2015 - Ore 07:44

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La casa aperta dove il Barone costruì lo scudetto

Il Tempo (G. Giubilo) – Alla faccia dell’associazione a delinquere che vorrebbe cancellare dalla Curva Sud la parte più nobile del tifo giallorosso, questa proprietà americana continua a regalarci belle iniziative e omaggi alla storia del club. Torneranno il calcio, e la vita, alle Tre Fontane, dove la Roma costruì il suo secondo scudetto, quello firmato da Nils Liedholm, lo svedese di ghiaccio che sapeva scatenarsi come un vulcano in attività. Per la schiera dei non più giovanissimi, della quale purtroppo, o per fortuna, faccio parte, il sontuoso impianto dell’Eur rappresenta una straordinaria sorgente di ricordi e di immagini ancora vive nella memoria. Agli allenamenti della Roma, ma in particolare alla rifinitura del sabato mattina (forse non lo sapete, ma nella preistoria il campionato si giocava di domenica) i giornali mandavano le prime firme del calcio, opinionisti ma occasionalmente cronisti della quotidianeità. Era meraviglioso poter lavorare senza controlli, senza barriere, aggirarsi ai bordi del campo, decidere il personaggio da intervistare e prendere accordi per la fine del lavoro in campo: senza filtri, senza veline da Minculpop, ognuno padrone delle proprie idee, compresi naturalmente i giocatori, protagonisti non schermati da cerberi vigilantes della società. Tanti privilegi, per noi chiamati a scrivere di calcio e di vita. Primo protagonista, sul verde delle Tre Fontane, proprio Nils, che ai suoi ragazzi consegnava i palloni, più divertenti dei giri di campo. Ma c’era una riserva di palloni proprio per lui, che si metteva a trenta metri della porta e bombardava di sinistri micidiali Franco Tancredi, che per la verità qualche concessione era disposto a farla, in omaggio al sangue blu del fromboliere. Immancabile nella partitella che concludeva l’allenamento il siparietto da brividi tra Roberto Pruzzo e Vincenzo (per tutti Enzo) Romano, difensore dalla struttura di un armadio. Scontri senza esclusione di colpi, il bomber maestro delle provocazioni, ma prodigioso nei riflessi per scansare le ritorsioni del bestione. Qualcuno si preoccupava del possibile forfait, il giorno dopo, di Roberto, che però usciva sempre indenne dal duello, incoraggiato dai compagni e dall’allenatore. Poi la sosta al bar, le chiacchierate, a ciascuno il suo interlocutore, libera scelta degli argomenti. Nella moderna industria del calcio, quei privilegi non esistono più, ma i ricordi non saranno cancellati, ci siamo ripresi il Tre Fontane.

Fonte: Il Tempo - G. Giubilo

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