Rassegna Stampa

La Cassazione “Così il calcio fu inquinato”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-07-2015 - Ore 07:58

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La Cassazione “Così il calcio fu inquinato”
LA REPUBBLICA - DEL PORTO - Negli anni di Calciopoli, il mondo del pallone è stato vittima di un «inquinamento complessivo del sistema», scrive la Corte di Cassazione nella sentenza che ha dichiarato prescritto il reato per l’ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo. Un sistema, aggiungono i giudici, «ben organizzato, costituito da soggetti a vario titolo e con vari ruoli intenzionati a porre in essere condotte penalmente illecite, dirette a influire sul campionato di calcio di Serie A 2004-2005».
Il collegio presieduto da Aldo Fiale, giudice estensore Renato Grillo, ha depositato le motivazioni del primo processo, quello che ha visto Giraudo giudicato con rito abbreviato e, in appello, condannato a un anno e otto mesi prima della prescrizione dichiarata il 24 marzo scorso anche nel secondo filone, quello dove era imputato fra gli altri l’ex dg juventino Luciano Moggi. Nella sentenza su Giraudo, gli Ermellini confermano la sussistenza del reato di associazione per delinquere, l’architrave dell’inchiesta dei pm di Napoli Filippo Beatrice, Giuseppe Narducci e Stefano Capuano, e ribadiscono in più punti la «portata penalmente illecita delle operazioni di predisposizione delle griglie arbitrali» emersa dalle intercettazioni. «Sono proprio i diretti contatti tra gli emissari della società che avevano concorso a predisporre le griglie arbitrali e l’arbitro definitivamente sorteggiato - si legge - a costituire la prova dell’inquinamento complessivo del sistema iniziato, per l’appunto, con la predisposizione delle griglie aribtrali».
Alla difesa di Giraudo, che aveva definito come «asintomatico e innocuo sul piano penale » il comportamento diretto ad influire sulla composizione delle griglie arbitrali, la Corte replica: «L’alterazione delle partite di campionato, al di là di quegli esempi ricorrenti in cui si assiste a una dazione di denaro in cambio dell’ottenimento di un determinato risultato» (azione estranea a questo processo che integra, secondo i giudici «una vera e propria ipotesi di “corruzione in ambito calcistico”») può essere «benissimo perseguita ed ottenuta attraverso una pluralità coordinata di condotte di altro tenore in vista di una manipolazione delle gare, di cui la predisposizione delle griglie rappresenta l’inizio del sistema illecito». In questa ottica, gli interventi sul sorteggio si inserivano «in un complesso meccanismo operativo che vedeva quella manovra non soltanto come propedeutica all’assegnazione delle gare a determinati arbitri, e dunque a un possibile loro condizionamento da parte dei vertici dirigenziali di determinate società» e, sottolinea la Cassazione, «per quanto qui di interesse la Juventus» attraverso Moggi e Giraudo, «in combutta con i vertici arbitrali » dell’epoca, ma anche «come dimostrativa della vicinanza dell’arbitro designato» all’associazione.

Fonte: LA REPUBBLICA - DEL PORTO

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