Rassegna Stampa

La curva ridotta al silenzio: ne vale la pena?

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-09-2015 - Ore 10:30

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La curva ridotta al silenzio: ne vale la pena?

IL FATTO QUOTIDIANO - PISAPIA - Mercoledì, in Champions contro il Barcellona, come due settimane fa contro la Juve, chi si è trovato allo Stadio Olimpico a tifare Roma ha vissuto un’esperienza assurda: l’immobilità e il silenzio della Curva Sud. Niente cori, niente striscioni, niente fumogeni. Insomma, niente spettacolo, in uno stadio scomodo e fatiscente in cui parte fondamentale dell’atmosfera della partita è il tifo. Succede che la Curva Sud è in sciopero perché è avvenuta una militarizzazione senza precedenti dello stadio. Misure repressive che hanno colpito l’intera tifoseria, e non solo il solito agitato spauracchio degli ultras. Prima l’enorme dispiego di forza pubblica durante i filtraggi, ritardando l’ingresso dei tifosi di tutti i settori. Poi la decisione del prefetto Gabrielli di dividere in due, con apposite barriere, le curve. Decisione che la società ha accettato con favore, dopo le diatribe tra i tifosi e il presidente Pallotta che li ha definiti fucking idiots. E COSÌ, nella partita contro la Juve, siccome i divisori non erano pronti e il compito di separare toccava agli steward, ecco per la prima volta a distanza di anni la celere in curva. Una settimana dopo le 42 multe per chi è sorpreso dalle telecamere a essere seduto in un posto diverso da quello assegnato con il biglietto nominale. Non una novità assoluta, era già successo in altri stadi in ossequio al dl. 24 febbraio 2003, n. 28, ma la prima volta per la Curva Sud. Tutto ciò è stato spiegato dal questore Nicolò D’Angelo in un’intervista allaGazzetta dello Sport, in cui invocava un “cambio di paradigma culturale”. Ma uno stadio silenzioso, che non canta e non esulta, ha poco a che fare con la cultura del calcio. Se ne sono accorti gli oltre 60 mila di Roma-Barcellona, se ne stanno accorgendo i media. Se le motivazioni di Procura e Questura hanno a che fare con le nuove modalità di gestione de ll ’ordine pubblico, riscontrabili anche nelle piazze – e i tifosi non sono certo innocenti a prescindere –quelle della società che non interviene, basta vedere come la Juventus faccia ricorso addirittura per le bombe carta lanciate dai suoi supporter, fanno intendere altro. È da tempo sul tavolo la questione del nuovo stadio, per la felicità di noti esponenti del mattone locale e della proprietà del club, che punta ad avere nel nuovo impianto un tipo di pubblico diverso: all’in - glese. Ovvero composto da classe media e danarosi turisti. Nei questionari inviati dalla Roma agli abbonati è infatti chiesto quanto siano disposti a spendere nel nuovo stadio, e le cifre proposte sono per molti proibitive. Quello che si sta verificando nei confronti della tifoseria a Roma sembra quindi quella che Luciano Gallino ha definito “lotta di classe al contrario”, un tentativo di pulizia sociale preventiva. L’effetto, nefasto, è quello di partite giocate in un silenzio assordante. Forse non ne vale la pena.

Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO - PISAPIA

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