Rassegna Stampa

La differenza della Juve: saper vincere anche senza incantare

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-09-2016 - Ore 07:27

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La differenza della Juve: saper vincere anche senza incantare

IL CORRIRE DELLA SERA - SCONCERTI - Juventus e Napoli hanno qualcosa di più e la classifica lo conferma. Sorprende la qualità del Napoli, sempre alta. Difficile capire cosa succederebbe se fosse costretta ad abbassarla dal tempo o dagli avversari. Per vincere fino in fondo bisogna saper farlo anche nei giorni di piccola forma, come la Juve adesso. Questa è ancora un’incognita sia del Napoli che di Sarri. In queste prime 6 giornate ha certamente espresso il calcio migliore. È comunque ancora piaciuta l’Inter anche in fondo a una giornata che l’allontana. Per tre ragioni. Perché è stata comunque un’Inter a lungo rapida, non stanca, non annoiata come contro il Palermo (stesso risultato). Perché ha tirato molto in porta tenendo Icardi al centro di tutto il gioco. E perché il Bologna è una squadra molto organizzata, che pressa e sa ripartire, difficile da annullare. Aggiungo che mancava Joao Mario che in questo momento è la sorpresa nel gioco dell’Inter, lo schema sconosciuto che fa un po’ di differenza. Non è insomma un pareggio che sa di crisi ma di normale fatalità. Il Milan mostra poca voglia di vincere a Firenze. Forse è soltanto realismo, coscienza piena di se stessi, fatto sta che la partita non corre mai il rischio di essere alterata. Il Milan è troppo preoccupato di contenere il fraseggio della Fiorentina per riuscire anche a far partire l’attacco. C’è qualità in attacco, ma non personalità. Mi sembra ancora questo il limite del Milan. Ne nasce una specie di pareggio eunuco, senza pregi né peccati. Diverso il discorso sulla Roma. La squadra ha limiti di carattere, ma è singolare che Spalletti la giudichi «una mente malata», qualunque interpretazione si voglia dare al termine. Un tecnico non può solo enunciare i problemi della squadra, deve dare terapie. Altrimenti è un ospite al capezzale, non un medico. L’impressione è che a forza di fare monumenti ai 40 anni di Totti (che domani finalmente arrivano) ci si sia scordati il resto della squadra. E questa, con labilità dolce e inevitabile, abbia voluto dimenticare se stessa. Evitiamo però di dire che il problema è solo la difesa. Sono slogan generici che aumentano la confusione. Nainggolan è scomparso, Strootman non è al suo livello, Perotti si è appesantito, Dzeko è sempre un appoggio, non una soluzione. Bruno Peres e Florenzi sono terzini non convinti e non convincenti. Se poi Spalletti mette Totti e toglie De Rossi non esiste più una squadra logica, solo uno schema esistenziale. A proposito, Belotti è uno di quei centravanti che possono da soli portare una squadra a trasformarsi. Fino in fondo.

Fonte: IL CORRIERE DELLA SERA-SCONCERTI

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