Rassegna Stampa

La difficile vita del tifoso che va ancora in trasferta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-11-2016 - Ore 07:51

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La difficile vita del tifoso che va ancora in trasferta

LA REPUBBLICA - PINCI - Nella festa del campionato a loro spetta appena il 5 per cento. Un angolino nello stadio “nemico”, anche se spesso la cosa più difficile non è resistere 90 minuti in quella terra ostile: la cosa più difficile è arrivarci. Ogni anno infatti,circa 450mila persone si mettono in movimento per seguire la propria squadra: romanisti a Milano, interisti a Torino, juventini a Napoli. E così via. Ma, in ogni stadio una prova. L’immagine più eloquente è recentissima, basta tornare allo scorso 6 novembre, Chievo-Juve. A guardare le tribune si restava basiti: i tifosi bianconeri appollaiati nell’anello più alto della curva ospiti del Bentegodi mentre sotto di loro l’anello centrale era deserto. Lasciato invenduto dalla squadra di casa per rispetto, si fa per dire, dei tifosi rivali dell’Hellas, che lo ritengono di loro proprietà Il frutto di un accordo tra i club veronesi dopo lo spostamento del tifo “caldo” del Chievo da una curva all’altra, ma che ha il sapore della resa agli ultrà. Si spendono in media 250 euro per vivere una trasferta di poche ore al seguito della propria squadra, ma nonostante i costi non è certo un viaggio in prima classe. L’84 per cento degli scontri tra tifosi si verificano, lo dice l’Osservatorio, nelle adiacenze degli stadi o lungo le vie di accesso. E tre volte su quattro succede per tensioni tra tifoserie. Il vero problema forse non sono gli stadi, ma il modo in cui ci si arriva. Quando domenica i romanisti arriveranno a Bergamo, per esempio, si ritroveranno, come tutti gli altri che li hanno preceduti, stetti in un paio di vie “a imbuto”: l’ideale per finire vittima di agguati, e visti i rapporti non proprio idilliaci tra le due tifoserie non ci sarebbe nemmeno da stupirsene.

Pensare però che il problema sia solo del “piccolo” Atleti Azzurri d’Italia sarebbe un errore. A pochi chilometri di distanza, ogni settimana, San Siro accetta un compromesso per far accedere tifosi ospiti e di casa: la strada che collega il parcheggio dei visitatori al loro settore incrocia un’area di decompressione (quelle tra i cancelli d’ingresso e i prefiltraggi) dei tifosi di casa. Così, a ogni ondata di supporter venuti da fuori, le forze dell’ordine devono transennare per far entrare la gente di fede diversa a corrente alternata, onde evitare scontri. A volte la sicurezza c’entra poco però. A Napoli, nel San Paolo che De Laurentiis gradisce assai poco, vince la creatività. Fuori da alcuni settori si possono comprare pettorine da stewart per soli 5 euro: basta trovare un vigilante distratto e il gioco è fatto. Comunicare tra i settori invece è fin troppo facile, grazie a buchi nella muratura. A Bologna le telecamere dedicate alla fetta di stadio riservata agli ospiti puntano in realtà su una collina vicina. A Genova lo stadio nel cuore della città ha praticamente azzerato la distanza tra prefiltraggi e filtraggi, rendendo i primi di fatto inutili: servirebbero per estendere l’area consentita soltanto a chi ha un biglietto oltre i cancelli d’ingresso, ma a Genova l’effetto è del tutto nullo. Empoli invece consente addirittura di “aggirarli”, i filtraggi: per raggiungere, dalla tribuna coperta, l’ingresso visitatori basta attraversare un prato. Un biglietto per un settore ospiti costa in media 30 euro, in serie A: si va dai 25 di Torino, Atalanta e Bologna ai 45 della Juve e i 50 della Roma. Ha fatto scuola il modello inglese: alzare il prezzo, serve a ridurre le visite. E a evitare i problemi.

Fonte: LA REPUBBLICA-PINCI

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