Rassegna Stampa

La domenica triste della Capitale

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-11-2015 - Ore 10:10

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La domenica triste della Capitale

GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI/MAZZONE - Non c’è niente di più intimamente frenetico, nella Roma pallonara, del sabato mattina prima del derby. La vigilia di un Natale che arriva due volte all’anno, qualche volta pure tre. Ma stavolta non c’è il regalo, non c’è la sorpresa allo stadio, non aspettatevelo. Non c’è coreografia, non c’è la gente, perché la famiglia che pure si teneva insieme a fatica stavolta il Natale lo passa fuori casa, fuori dallo stadio, fuori da tutto perché il tutto, cioè il derby, non interessa. Non interessa almeno tanto quanto la guerra al prefetto Franco Gabrielli e alle sue decisioni. E allora Roma si intristisce. Il sole sparisce, a Campo de’ Fiori come al Fleming, a Testaccio come a Vigna Stelluti. «È un non derby», quasi fosse la negazione della volontà di Schopenhauer. «Così fa male», dice l’ex Prefetto di Roma, Achille Serra. Ma perché fa male? A chi fa male? «Al calcio italiano, all’immagine che diamo all’estero», fa Gianni Petrucci. 
Il cognome? No grazie L’immagine, già. Ma qui conta pure la sostanza. Diecimila quelli che resteranno fuori, diecimila o chissà quanti di più gli interventi che si sprecheranno poi. Ma la grande Tristezza è...ieri. È il sabato rovinato. È il «non derby», appunto. «Giocarlo senza curve è un’amatriciana in bianco vegetariana. Semplicemente non è», spiega Johnny Palomba, scrittore, critico cinematografico, blogger, alla fine semplicemente romanista. E così la vigilia è andata, il digiuno è servito. Achille Serra, da Prefetto, ne ha diretti chissà quanti. Serra è pure l’uomo del derby sospeso. «Ma così è ancora più doloroso – aggiunge –. Il braccio di ferro non giova a nessuno, se non ha un obiettivo ben definito, se si pretende che lo Stato faccia un passo indietro. Non può farlo e non lo farà. E allora ai tifosi dico: entrate all’Olimpico, isolate i violenti e la vittoria sarà vostra». Non sarà così, qui il lieto fine non è previsto. Roma è disincantata. Roma sa già a cosa va incontro, non si aspetta sorprese. Franca Persico ha un banco storico al mercato di Campo de’ Fiori. Ha gli orecchini con la lupa, ha Totti sulla bilancia della frutta, quando ti fa lo scontrino esce la scritta Forza Roma: «Io al derby andrò, sono abbonata in Monte Mario. Ma sa che le dico? Fanno bene a non entrare i tifosi di curva, a cosa servono quelle vetrate?» [...] Da lui Zdenek Zeman prende il caffè una mattina sì e l’altra pure, quando è a Roma: «Il derby è fatto per la gente, il calcio tutto è pensato per gli spettatori. Senza curve, che derby è?», fa il boemo. Alessandro Piperno, laziale nell’animo, prova a vedere il lato positivo: «Almeno chi non andrà potrà scegliere un film al cinema, non soffrendo per una partita che vorrei vedere abolita: troppa la paura di perderlo». Ma qui la sconfitta è sugli spalti: «Non giudico l’operato del Prefetto — fa Gianni Petrucci, laziale, presidente Fip ed ex numero uno Coni —. È un derby svuotato, che perde di significato. Non è dentro l’Olimpico che sono i problemi. Si trovi una soluzione prima del derby di ritorno». Occhio, però, perché l’obiettivo è alto. Anzi, l’obiettivo è altro. «È una situazione drammatica, è come far l’amore da soli — dice Luca Di Bartolomei, responsabile dello sport del Pd —. Le barriere non piacciono neppure a me, qui però lo sport c’entra poco. Bisogna garantire sicurezza e libertà ai tifosi e allo stesso tempo togliere potere a quei 400-500 che nelle curve attuano un presidio per attività non legali [...]

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI/MAZZONE

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