Rassegna Stampa

La exit strategy di Conte: sei mesi senza respiro per vincere e dire addio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-11-2015 - Ore 07:55

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La exit strategy di Conte: sei mesi senza respiro per vincere e dire addio

CORRIERE DELLA SERA - BOCCI - Lunghe sedute video nell’auletta alternate a sfinenti esercitazioni tattiche sul campo vietate agli estranei. Conte nel bunker di Coverciano ha chiaro in testa il futuro: rilanciare l’Italia all’Europeo e poi andarsene. Gli ultimi sei mesi del suo matrimonio azzurro saranno intensi e intriganti, quasi come i tre anni formidabili alla Juventus. Perché adesso si farà sul serio. E pazienza se i campioni stanno svanendo e nuovi all’orizzonte non se ne vedono. Conte è convinto che con uomini straordinari si possano fare cose straordinarie. Cioè mettere insieme una squadra in grado di stupire. È l’ultima sfida, il regalo di addio di un allenatore che dopo il fallimento in Brasile si era illuso di diventare il catalizzatore del movimento riformista, ma che ben presto si è dovuto ricredere. Nessuno, in fondo, ha voglia di cambiare e la nazionale, per lunghi mesi dell’anno, è quasi un fastidio. Conte lo ha sperimentato sulla propria pelle. E ha cambiato registro. Concentrandosi sul campo. Vinco e me ne vado, sarebbe il suo sogno. Ma per vincere serve una squadra. Il c.t. è sicuro di averla trovata a Baku. La sera in cui l’Italia ha centrato la qualificazione a Euro 2016 è scattata una scintilla. Conte ha messo insieme una squadra, senza stelle e con giocatori poco abituati a vincere. Soldatini pronti a tutto, che si sono stretti intorno a Buffon e agli esperti juventini. E chi non fa tutto per la maglia sta a casa. Le ultime convocazioni sono illuminanti: Insigne e Berardi, che a ottobre erano tornati a casa nonostante infortuni leggeri, sono rimasti fuori. Conte punta sulla forza del collettivo. E pretende dedizione assoluta. In Francia non partiamo favoriti, ma neppure battuti. I prossimi esami, a cominciare da quello di domani contro il Belgio, ci aiuteranno a misurare la cifra della squadra. Perché un conto è mettere sotto Azerbaigian e Norvegia, un altro confrontarsi con il Belgio dei giovani fenomeni e con Germania e Spagna, le avversarie di marzo. Conte non trema, ha trovato una strada e la percorrerà con il suo stile. Poi, dopo Parigi, cercherà una nuova avventura. Anche se il presidente Figc Tavecchio non ha perso la speranza di trattenerlo: ma, al momento, quella partita è persa. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - BOCCI

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