Rassegna Stampa

La Figc dei veleni fuoco su Palazzi “Un insabbiatore”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-06-2015 - Ore 06:00

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La Figc dei veleni fuoco su Palazzi “Un insabbiatore”

LA REPUBBLICA - MENSURATI/TONACCI  -«Palazzi insabbia i fascicoli, le sue inchieste siano avocate dal Coni». L’accusa nei confronti del procuratore della Figc è pesantissima. E lo è ancor di più se si considera che a muoverla non è un soggetto qualunque, ma il vice presidente della stessa Figc - oltre che presidente della Lega Pro - Mario Macalli che, nelle oltre 30 pagine in cui richiede l’avocazione di tutte le inchieste riguardanti la Lega Pro, sostiene, argomentando nel dettaglio, che Stefano Palazzi negli ultimi dieci anni abbia tenuto ferme svariate indagini: da pezzi importanti dell’inchiesta sul calcio scommesse fino alle presunte irregolarità amministrative della Lega Pro. In tutto una decina di fascicoli.

Di fronte a un atto tanto clamoroso, il presidente federale Carlo Tavecchio e quello del Coni, Giovanni Malagò non hanno mosso un dito né proferito parola. Ieri, dopo che Repubblica.it ha pubblicato il documento firmato da Macalli, non si è smosso nulla nei palazzi dello sport italiano. E così non è rimasto altro da fare che cercare di capire cosa si sia mosso dietro le quinte. Un compito piuttosto complesso considerata la fitta rete di conflitti di interesse su cui si regge tutto il sistema. Basti pensare a questo: Palazzi sta decidendo in queste ore se deferire o meno Claudio Lotito per la telefonata, secondo i pm di Napoli estorsiva, pubblicata da Repubblica . 

E Lotito, come si è capito proprio da quella telefonata, è l’uomo che ha garantito a Macalli il controllo della Lega Pro. Insomma, vista così, la sparata di Macalli potrebbe sembrare un avvertimento. E invece, a quanto pare, Lotito, per una volta non c’entra. Non direttamente, almeno. Palazzi ha le mani legate dai pm di Napoli e il deferimento del presidente della Lazio e della Salernitana, con relativa decadenza da consigliere federale, è dato quasi per scontato. Più probabile che a motivare la richiesta di avocazione - richiesta tra l’altro destinata al cestino visto che l’avocazione può essere disposta dal procuratore del Coni e non richiesta; senza considerare che Macalli, interdetto, non poteva nemmeno firmarla sia un certo nervosismo per alcuni dei fascicoli che lo riguardano e sui quali Palazzi sembrerebbe intenzionato ad andare fino in fondo. Si tratta del fascicolo nato dall’esposto che l’ex direttore generale della Lega Pro, Francesco Ghirelli ha mandato in procura sulle presunte malefatte e sui difetti gestionali della presidenza Macalli, un documento nel quale si faceva riferimento esplicito a «somme che avrebbero dovuto essere distribuite come contributi ai club e che (...) sono invece rimaste nella disponibilità della Lega» all’interno di uno schema «configurabile come illegittima appropriazione ». Una copia di quelle carte, è stata presa anche dai pm di Napoli che hanno deciso di inserire nell’indagine penale sul “sistema Lotito” anche un capitolo molto promettente sulle prodezze della Calcio Servizi Srl, la società di natura privatistica il cui amministratore unico era lo stesso Macalli. Nel corso delle perquisizioni di dieci giorni fa i magistrati si sono fatti consegnare molti documenti relativi a quella che ritengono essere la cassaforte del calcio minore.

Il tutto, inoltre, va letto alla luce dell’imminente assemblea di Lega Pro (in programma il 30 giugno) nella quale l’approvazione o meno del bilancio di gestione farà da spartiacque tra la continuazione dell’era Macalli e un commissariamento della Lega Pro che potrebbe sconvolgere tutti gli assetti.

Quali che siano le motivazioni reali del gesto di Macalli, comunque, resta agli atti che un vice presidente federale ha «ravvisato» mancanza «di serenità nell’inquirente federale». Ma soprattutto resta agli atti l’assordante silenzio di chi dovrebbe vigilare.

Fonte: LA REPUBBLICA - MENSURATI/TONACCI

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Tesorosavino 21/06/2015 - Ore 22:53

Semplicemente schifoso

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