Rassegna Stampa

La panchina di Garcia in bilico domenica è l’ultima spiaggia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-10-2015 - Ore 08:20

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La panchina di Garcia in bilico domenica è l’ultima spiaggia

IL MESSAGGERO - MEI - La chiesa non è più al centro del villaggio: da tempo. Se la sono portata via gli scarni risultati della stagione scorsa, con la Champions da giocare riacciuffata per i capelli del derby. 
E le ruspe dei risultati di questa scombiccherata Roma che viene schierata a caso l’hanno portata lontano: per restare al tema francese, ora al centro del villaggio pare stiano costruendo il patibolo della ghigliottina. Pure se la stagione è appena agli inizi, se niente è perduto, se con questo campionato del ciappanò tutto è possibile.
Ma la Roma (e forse Roma stessa) è un po’ così: dal santo subito all’immediato respingimento. Lo starà vivendo sulla propria pelle Rudi Garcia, l’allenatore giallorosso che durante la prima carrellata romana poteva candidarsi a tutto e adesso invece è candidato solo a una prematura uscita di scena, sempre che si trovino contemporaneamente il chi e il quantum, che non sembrano però a portata di mano. Può darsi che l’allenatore sia lo stesso ma che l’uomo sia cambiato. Certo è cambiata la sua Roma. Ma qual è, poi, la sua Roma? Nessuno lo sa e forse neppure lui: sembra tentare, nel senso di procedere a tentoni e sembra che al pettine stiano arrivando, tutti insieme, i nodi di un rapporto che era apparso consumato fin dall’estate scorsa ma che è stato tenuto vivo (pur se non vivace) con accanimento terapeutico, che sarebbe stato degno di miglior causa. C’era tempo e ora non c’è più. E Garcia che sembrava un duro alla Jean Paul Belmondo, la simpatica canaglia, invece sta diventando un tenero alla Jean Louis Trintignant da film di Lelouch.
Vista così, la Roma sembra sbandata, cioè allo sbando: ognun per sè. Ognuno con la sua filosofia. Per banalizzare, la società (ma qual è la società? tema da chi l’ha visto) acquista, con il dirigente Sabatini in prima linea, un centravanti vero e un plotone di giovani speranze; ma non fanno al gioco di Garcia, il centravanti è stato visto spesso giocare a centro indietro e i giovani più che tenere calda la panchina non sembra che, a parere del mister, possano fare. Due visioni così diverse del calcio possono coesistere pacificamente? Possono produrre risultati? Bisognerebbe che la Roma scegliesse la sua strada, una sola, e quella perseguisse, senza ogni volta trovarsi al bivio dei piccoli veloci o delle promesse. A ogni bivio ciascuno, pur con l’impegno del professionista, sembra andare dove pare a lui, il che non è da squadra, e neppure da progetto. Un progetto che, per dirne una, prevedeva la vendita di Gervinho e Iturbe, e dunque il disegno doveva essere un altro. Non è il caso del buon viso al cattivo gioco, perché anche il viso, nel senso di quel che si vede, è cattivo. Forse è molto difficile la gestione di una rosa spampanata: sono troppi i petali, e la politica del contentino, del ci provo, del terzino che fa l’attaccante, dell’attaccante che fa il terzino, del mancino che deve giocare con il destro e viceversa, del portiere che si prende una pausa di riflessione sui fatti suoi anziché pensare a quello che sta accadendo nella prateria davanti a lui, è una politica che non porta a niente. Il niente anche di questa Roma, che andare dalle stelle alle stalle è un attimo, ed attenti a non chiuderle, queste stalle, quando chissà dove saranno i buoi o semplicemente il Toro.

Fonte: IL MESSAGGERO - MEI

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