Rassegna Stampa

La ribellione ultrà e una minaccia “Daspateci tutti”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-05-2014 - Ore 08:15

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La ribellione ultrà e una minaccia “Daspateci tutti”

Stadio chiuso a Napoli, la Fiesole chiusa (con la condizionale) a Firenze, la Nord interista chiusa fino alla sesta di ritorno del prossimo campionato, 5 ottobre. Da nord a sud, senza discriminazione territoriale, la disintegrazione delle curve, di fatto, è già cominciata. Ci ha pensato il giudice sportivo, ancora prima della possibile introduzione di nuove leggi speciali di ispirazione thatcheriana, a dare il primo segnale forte. Al contrario di quel maledetto 2 febbraio 2007, quando morì l’ispettore Filippo Raciti, la protesta sale immediata. Allora prevalse il cordoglio, ora la rabbia. Il mondo ultrà prende le distanze dalle pistolettate. Genny ‘a carogna, invece, viene difeso. Questa volta le curve potrebbero non assistere passivamente alla loro morte decretata a colpi di leggi. La protesta rischia di avere risvolti clamorosi. Magari già domenica a pranzo, Atalanta-Milan.

L’11 novembre 2007 la partita fu interrotta dopo pochi minuti per motivi di ordine pubblico. Era stato ucciso Gabriele Sandri, tifoso laziale in viaggio per Milano. Gli ultrà atalantini spaccarono tutto. Questa volta sembrerebbero pronti a ripetere la protesta contro il daspo di 5 anni inflitto a Genny. Un capo dei napoletani, tifoseria non certo amica, ma oggi più che mai gli ultrà sono una realtà compatta. I daspo non fanno più paura. Anzi. E sul web il tam tam è cominciato. Arrivano le prime prese di posizione delle curve che contano. Da Milano, sponda rossonera: «Dateci il Daspo a vita e forse ci darete il mezzo per unirci al di là dei colori e venire in piazza tutti insieme a combattere questa politica che sta uccidendo questo paese ed i suoi cittadini!». La frase che chiude il lungo comunicato pubblicato ieri sul sito della Curva Sud milanista, il pensiero condiviso, fa capire che il calcio non è più al centro del loro mondo .

CAMBIO DI ROTTA Domenica, nell’ultimo derby, la Sud ha esposto una immensa coreografia dal contenuto politico. Ottomila cartelli a formare una scritta «Vergogna» accompagnata da un lungo striscione: «Un applauso alle mamme delle vittime umiliate dal sindacato di polizia». Un richiamo alle polemiche sul caso del 18enne Federico Aldrovandi per la cui morte sono stati condannati quattro poliziotti, applauditi al congresso del Sap. Quella coreografia non era autorizzata, ma le diffide a pioggia sono diventate frecciate da affrontare a petto in fuori. Ormai sono pronti, appunto, a farsi daspare tutti.
Una settimana prima, la coreografia mostrata dagli interisti contro il Napoli conteneva un messaggio contro le tv. E se, fino a qualche anno fa, si inneggiava ai regimi totalitari, ora sulle fanzine si parla apertamente di «stato e leggi fasciste», di «repressione da stato di polizia».

NELLE STRADE Così il Daspo a vita, proposto dal ministro dell’interno Alfano, sarà il prossimo terreno di scontro. Nelle strade. La sfida degli ultrà italiani, circa 80 mila unità, è combattere le loro battaglie lontano dagli stadi, dalle leggi speciali in arrivo, con le tutele di chi manifesta in piazza. Una sorta di movimento «No Daspo» molto simile a quello «No Tav». Con le stesse logiche, le stesse strategie. Dribblando le diffide emesse dalle questure, le telecamere di sorveglianza, i processi per direttissima.

Fonte: Gazzetta dello Sport – Specchia

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