Rassegna Stampa

La rivincita dei ripudiati

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-10-2013 - Ore 09:47

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La rivincita dei ripudiati

Ogni volta che parla, Sabatini non fa fatica ad ammetterlo: «Siamo stati fortunati a scegliere Garcia». Ritrovarsi in panchina un allenatore simile dopo aver incassato il due di picche da Mazzarri e Allegri è la classica svolta voluta dal caso.

Succede nel calcio, uno strano mondo nel quale il giocatore che nessuno voleva più vedere nei panni del romanista ora è tornato a essere un idolo assoluto. De Rossi, quello che per Zeman era diventato peggio di Tachtsidis, è il simbolo dei ripudiati che si prendono una rivincita. Se il Manchester United l’avesse chiamato qualche giorno prima, magari ora sarebbe all’Old Trafford. Invece il patto stretto con Garcia lo ha restituito alla Roma. Uscito Totti, contro il Napoli non solo ha ereditato dal capitano la fascia ma lo ha sostituito nel ruolo di condottiero, vedi il salvataggio in collaborazione con De Sanctis su Pandev: l’azione che ha spostato la partita verso il fronte giallorosso. Una perla nel mezzo di una prestazione sontuosa, la migliore di otto prove comunque sempre ad alti livelli.

De Rossi si gode la rinascita, ma non dimentica di vivere in una città «dove si sta bene – ha detto dopo il successo di venerdì – quando si vince e malissimo quando si perde». Come sempre, il biondo di Ostia non parla a vanvera e ogni sua parola ha un peso specifico. È sempre lui a sottolineare che col Napoli «Borriello è stato il migliore. A inizio anno una volta lo volevano dare al Genoa, una alla Cremonese e una alla Nocerina. Lui è l’esempio più grande che abbiamo in squadra, non si lamenta mai». Sì, nell’anno in cui tutti sembrano remare dalla stessa parte, succede anche che l’uomo dei «venticinquemila gol» rivendicati in faccia a Ranieri non soffra la panchina e metta in campo anima e corpo ogni volta che Garcia lo butta nella mischia. Borriello è un altro rimasto quasi per caso a Trigoria: non doveva andare alla Nocerina, ma fino all’ultimo minuto del mercato poteva tornare al Genoa.

Solo qualche giorno prima Pjanic, il «man of the match» di venerdì che sempre secondo Zeman non poteva giocare insieme a Totti, ha avuto la certezza di restare. Con l’Atletico Madrid c’è stata una trattativa molto avanzata, Baldini ha provato a portarlo al Tottenham e il bosniaco aveva le valigie pronte, tanto che Garcia non lo ha potuto inserire nel consiglio dei saggi. Ma è stato proprio l’allenatore a farlo rimanere avallando il sacrificio di Lamela. Pjanic ha disfatto i bagagli volentieri e a breve tornerà a discutere il rinnovo con la società: non sarà semplice trovare un accordo, ma senza la firma la Roma sarà costretta a rimetterlo sul mercato per perderlo un anno dopo a «zero».

Le vie del mercato sono infinite e potevano portare Castan chissà dove. La società in estate lo ha offerto a mezzo mondo senza trovare l’acquirente giusto. Al posto del brasiliano sarebbe arrivato Chiriches: viste le prime otto gare, forse è meglio che non se ne sia fatto nulla. Gervinho non sarebbe qui senza la raccomandazione di Garcia, Balzaretti è rimasto per mancanza di estimatori e si è preso la rivincita più bella nel derby. Ora è il presente sulla fascia sinistra, mentre il futuro potrebbero dividerselo Dodò e un altro brasiliano, il minorenne Abner del Coritiba, di cui Sabatini si è innamorato a tal punto da offrire 5 milioni per portarlo a Trigoria.

Fonte: Il Tempo - Austini

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