Rassegna Stampa

La rivincita di Biscardi: «Merito mio»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-03-2016 - Ore 08:12

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La rivincita di Biscardi: «Merito mio»

IL MESSAGGERO - BISCARDI - Grazie per aver ricordato la mia battaglia di principio e di sostanza, cominciata ben 37 anni fa. Ma l’Italia è così, ci vuole sempre tanto tempo per capire quali siano le cose giuste e quelle sbagliate da fare. O meglio, spesso si capiscono subito, ma per interessi vari si ritarda sempre a prendere una decisione sconveniente. Questa è la vittoria di chi, come me, ha parlato di moviola in campo da sempre, ma è soprattutto la vittoria del calcio italiano. Un calcio guidato per tanti anni da dirigenti ciechi, che avrebbero potuto fare qualcosa e si sono colpevolmente nascosti. E’ la loro sconfitta, così come lo è per gli arbitri che, quando venivano nelle mie trasmissioni, dicevano che era giusto l’uso della tecnologia durante le partite, poi invece non hanno fatto niente per sponsorizzarla o renderla attuabile. Era facile capire che il calcio doveva trovare la sua regolarità, ma c’è chi, per complicità, per interessi, ha pensato bene che non fosse conveniente affidarsi alla moviola. Oggi gli arbitri non potranno più fare il comodo loro, ne escono con una batosta. Era il secondo anno del mio Processo quando ne parlai per la prima volta, in studio con me c’era Concetto Lo Bello, che non era troppo convinto di quello che stavo dicendo. Possibile che un semplice giornalista abbia capito con netto anticipo quello che gli arbitri non hanno mai capito? Possibile che fino a poco tempo fa sentivo parlare - proprio da qualche ex arbitro - di moviola come «morte del calcio»? Purtroppo è stato tutto maledettamente possibile e reale. La tecnologia avrebbe reso tantissimi campionati molto più regolari e di conseguenza avrebbe eliminato tante, troppe polemiche tra protagonisti del pallone e addetti ai lavori. E gli arbitri non avrebbero nascosto la loro inaffidabilità. Siamo arrivati finalmente a una decisione storica, non presa certo dai nostri dirigenti, ma da un organo internazionale come l’Ifab. Questa sperimentazione va incontro a chi vuole un calcio giusto, che sfrutti la presenza e l’evoluzione della tecnologia come già avviene - e da tanto tempo - in tante altre discipline sportive forse meno popolari del calcio come il tennis, il basket, il rugby e il volley. Ci siamo arrivati. Meglio tardi che mai. E mi prendo i giusti meriti.

Fonte: IL MESSAGGERO - BISCARDI

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