Rassegna Stampa

La rivolta degli ex

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-05-2016 - Ore 19:31

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La rivolta degli ex

AS ROMA MATCH PROGRAM - RICCARDI - Partendo da inizio torneo, in ordine cronologico: Politano Matteo (Sassuolo), Borriello Marco (Carpi), Destro Mattia (Bologna), Pepe Simone (ChievoVerona), D’Alessandro Marco (Atalanta), Borriello Marco con una maglia diversa (Atalanta), Tachtsidis Panagiotis (Genoa). Totale, nove. Nove reti arrivate da calciatori che un tempo vestivano giallorosso e oggi giocano altrove. Si dice sempre tra i tifosi prima di una partita che preveda la presenza in campo di un ex Roma: “Oh, oggi il gol suo non è quotato”. Oppure, quando lo stesso ex si accinge a entrare in campo in corso d’opera: “Ecco, ti pare che non ci fa gol”. E, (quasi) regolarmente, la profezia si avvera. Un po’ per il destino avverso, un po’ per lo spirito “mainagiosta” del “succede sempre a noi”, “eh, niente, semo noi” che finisce con il contribuire a dare un dispiacere. Quest’anno, poi, hanno decisamente esagerato. Non le sensazioni negative, ma gli ex. Non erano mai stati così tanti. Mai con determinate modalità. Uno (Borriello) è riuscito a timbrare il cartellino tre volte con due maglie diverse. Un altro (Pepe) è stato il primo beneficiario in Italia della goal line tecnology: nemmeno lui si era accorto che il tiro scoccato da calcio di punizione aveva superato Szczesny in Chievo-Roma dell’andata. Si è trattato di un inedito storico, andando a riprendere tutti i gol segnati dagli ex alla Roma. Tutti – ma proprio tutti – sono 132, contando quelli recenti e includendo l’intero corso societario, dal 1927, in Massima Divisione. In principio fu Cesare Augusto Fasanelli, tra gli idoli della Roma di Campo Testaccio, citato nella “canzona” con Chini e Costantino. Nel 1937, Fasanelli, con la maglia del Genoa, fu il primo ex della storia a mandare di traverso il piacere di rivedere una faccia conosciuta, contribuendo al 3-1 finale del “Grifone”. Così come il sopra citato Raffaele Costantino: poco dopo Fasanelli (1939), ma successivamente a Dante Di Benedetti (Fiorentina, 1938), superò l’amico portiere Masetti in un Bari-Roma 3-1. Anche il caso di Amedeo Amadei merita di essere raccontato. Campione d’Italia nel 1942, fu venduto all’Inter per difficoltà economiche della società capitolina. Non avrebbe mai voluto affrontare il suo passato, ma da professionista fu costretto. E lo fece alla sua maniera, andando in gol sia con la maglia nerazzurra sia con quella del Napoli. Era un centravanti dal fiuto del gol rarissimo, non poteva essere altrimenti. Meno sentimenti dimostrava Fabio Capello, l’allenatore dello scudetto 2001. L’uomo di Pieris, da tesserato della Juventus e del Milan, non si faceva troppi problemi se di fronte aveva la Lupa (3 gol tra il 1971 e il 1978). Per non parlare del Roma-Lecce 2-3 datato 1986. Doveva essere il match tricolore contro i salentini già retrocessi. Doveva, ma non fu. Nell’inaspettato risultato finale entrò anche Alberto Di Chiara, romanista con appena 6 gettoni tra il 1980 e il 1982. Quella volta decise di farsi ricordare nel peggiore dei modi insieme a Barbas. Tuttavia, il primo ex più riccorrente fu Lorenzo Bettini. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta entrava spesso nei tabellini delle partite della Roma, da avversario. Tre volte con l’Udinese e una con l’Inter, quattro marcature alla squadra che fu sua in due fasi diverse (in B 1951-1952, in A 1953-1954). Scorrendo l’elenco dei 132, per trovare un altro giocatore a quota 4 reti, si arriva agli anni Novanta. In questo caso non è un attaccante, ma un difensore. Quel Pietro Vierchowod che conquistò la gloria nazionale nella Capitale nel 1983. Ebbene, quando vedeva la Roma, vedeva bene anche la porta. Tre realizzazioni con la Sampdoria e una con il Milan, roba inusuale per lo “Zar” che nel corso della carriera non ha mai avuto un gran feeling con il gol. A 4 sigilli c’è un altro centrale di retroguardia, Sinisa Mihajlovic, più a suo agio negli ambienti di Sampdoria, Lazio e Inter che in quello di Trigoria. Mago delle punizioni, con i nerazzurri di Milano ne segnò due in una volta sola nel 2005. Ci sono due giocatori, però, a ricoprire il gradino più alto nel podio degli spauracchi: Roberto Muzzi e Daniele Conti, entrambi a 5 reti. Muzzi ha saputo far male con tre divise diverse: Cagliari, Udinese e Torino. Conti solo con quella dei rossoblù di Sardegna. Romani di nascita, uno attaccante e l’altro mediano, non hanno mai risparmiato nulla, nemmeno nella palese soddisfazione delle esultanze. A differenza – ad esempio – di Stephan El Shaarawy che, nell’ultima sfida vinta contro il Genoa, ha  preferito non celebrare il gol vittoria “per rispetto dei miei parenti che vivono qui e della società che mi ha cresciuto”. Ma c’è anche chi – da ex – chiese scusa alla Sud per un gol realizzato alla Roma. È il caso di Marco Delvecchio in Roma-Ascoli 2-2 del 2006. Meno inibite, invece, le dimostrazioni di Mattia Destro e Marco Borriello che, per esternare la gioia, si sono tolti la maglia correndo di qua e di là senza una particolare meta. Momenti già entrati nell’immaginario, fotografie di questo campionato. Il 2015-2016, quello della rivolta degli ex.

Fonte: AS ROMA MATCH PROGRAM - RICCARDI

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