Rassegna Stampa

La Roma, il sogno e il grande incubo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-04-2014 - Ore 07:53

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La Roma, il sogno e il grande incubo

Se i sogni aiutano a vivere, la razionalità ti sveglia e ti inchioda alla dura realtà. La Roma è sospesa tra l’orgoglio di poter ancora immaginare un aggancio alla Juventus e l’amara consapevolezza che il campionato più vincente (al momento) della sua storia quasi certamente finirà senza il titolo in bacheca.

I punti in classifica adesso sono 73, «solo» 8 in meno della capolista: mai nessuna squadra giallorossa ne aveva collezionati tanti in 31 partite. In teoria il gruppo di Garcia potrebbe tagliare il traguardo a quota 94, ma difficilmente basterebbe per superare l’armata di Conte. Andando invece avanti con questo ritmo, la proiezione finale dice 89 punti. Ovvero 7 in più di quelli raccolti dalla Roma di Spalletti nel 2007/08: il massimo di sempre per un altro secondo posto, in quel caso dietro all’Inter del Triplete.

«È la nostra storia» commentano i tifosi più fatalisti, che non possono dimenticare alcuni passaggi chiave di questa stagione. La Juve spinta da qualche «aiutino» di troppo a inizio torneo nel suo momento più difficile, le vittorie mancate dalla Roma nella Torino granata e a Bergamo per errori propri e degli arbitri, i punti regalati al Sassuolo e al peggior Milan di sempre, i miracoli di Avramov, un derby pareggiato dopo averlo giocato quasi interamente nella metà campo laziale, la beffa di Napoli. «È colpa nostra» ha detto Maicon mercoledì, forse il modo migliore per proiettarsi con una mentalità vincente nella prossima stagione.

Adesso restano da giocare sette gare, quattro in trasferta e tre all’Olimpico, compreso lo scontro diretto della penultima giornata. «Fino a quando la matematica ce lo consente dobbiamo sperare. I miracoli sono già accaduti e la storia a volte si ripete». Così Garcia ha motivato i suoi ragazzi dopo il successo sul Parma, il numero 22 in questo torneo da record. I giallorossi mantengono la miglior difesa d’Italia e d’Europa con 17 gol incassati e ora hanno il secondo attacco dietro a quello della Juve con 62 centri, con ben 17 marcatori diversi. In media riescono a segnare due reti a partita e a mantenere la porta inviolata in una su due.

Il tecnico francese un po’ ci crede davvero nella clamorosa rimonta, un po’ teme cali di tensione. E soprattutto non vuole accumulare altri rimpianti. Domenica c’è il tabù Cagliari da sfatare: sul campo la Roma non vince in casa dei sardi da ottobre ’95. Poi arrivano le sfide con Atalanta, Fiorentina, Milan e Catania, prima di ospitare i bianconeri e chiudere a Genova contro i rossoblù. Ma se Totti & Co. sembrano di nuovo in salute e in grado di vincerle tutte da qui alla fine, le prossime avversarie della capolista azzerano le speranze: Livorno, Udinese, Bologna, Sassuolo, Atalanta e Cagliari oltre allo scontro diretto. Insomma, oltre a un cammino perfetto dei giallorossi, serve un suicidio sportivo di Tevez & Co. per cambiare il destino già scritto di questo campionato.

Meglio non farsi illusioni e godersi una Roma che si è già ritagliata un posticino nella storia. Il secondo posto, comunque ancora da conquistare gestendo i 9 punti di vantaggio sul Napoli, è un risultato fantastico se si pensa a dove era partita questa squadra, reduce da tre campionati fallimentari o giù di lì. La Champions dopo tre stagioni senza Europa è il premio strameritato per i ragazzi di Garcia e linfa vitale per una società che vuole crescere ancora. L’Europa che conta porta soldi, sponsor, attira giocatori e convince i big già in rosa a non ascoltare le offerte di altri club. «Meglio così» ha commentato non a caso qualcuno a Trigoria dopo aver saputo del blocco del mercato del Barcellona da parte dellla Fifa. Una tentatrice in meno per Benatia e soci.

Fonte: Il Tempo (A- Austini)

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