Rassegna Stampa

La Roma ingrana la quinta ed è in testa a passo di record

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-09-2013 - Ore 10:32

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La Roma ingrana la quinta ed è in testa a passo di record

La Roma si prende tutto. La testa della classifica da sola, ringraziando il Sassuolo del campione d’Italia 2001 Eusebio Di Francesco; la vendetta su Delio Rossi, che l’aveva battuta nelle ultime cinque occasioni; il record delle cinque vittorie consecutive mai ottenute nella sua storia; il primato della cooperativa del gol (9 uomini diversi, ieri Benatia e Gervinho); la consapevolezza che con questo gioco si può andare lontanissimo; la sensazione di onnipotenza che la pervade nella ripresa. Sembra incredibilematutti i 12 gol segnati dai giallorossi sono arrivati dopo l’intervallo. Ieri non è stata un’impresa facile: 1) perché Maicon si è infortunato nel primo tempo (sospetta lesione muscolare al flessore della gamba sinistra, da valutare nelle prossime 24- 48 ore); 2) perché la Samp ha pensato a difendersi per il 90% del tempo ma è stata pericolosa con un Gabbiadini in stato di grazia; 3) perché Garcia è stato espulso al 10’ della ripresa, è andato in tribuna e non negli spogliatoi e da lì, attraverso Beccaccioli e Scala, è riuscito a non fare sentire sola la squadra.

Lo scorso anno, a Marassi, la partita contro la Samp si trasformò per la Roma in una tonnara. Era la prima di Aurelio Andreazzoli in panchina, un esperimento che sarebbe finito nel peggiore dei modi con la sconfitta nel derby in finale di Coppa Italia. Osvaldo scippò dalle mani di Totti un calcio di rigore e poi lo tirò molle tra le mani di Romero; Delio Rossi diede la solita dimostrazione di equilibrio e sportività mostrando nel finale il dito medio a Burdisso e venendo espulso. Quest’anno è cambiato tutto. Il turn-over di Garcia all’inizio non è massiccio, ma le scelte sono sorprendenti. In panchina ci sono Totti, Ljajic e Florenzi, in campo vanno Marquinho, Borriello e Gervinho. La mossa meno attesa è Marquinho ed è, a conti fatti, anche la meno convincente. Delio Rossi cambia assetto per affrontare il rivale che «sente» di più: non c’è la difesa a tre ma un 4-4-2 con le due linee molto strette e gli attaccanti, Gabbiadini e Sansone, che non devono lasciare punti di riferimento a Benatia e Castan. Nel primo tempo la Roma ha un netto predominio territoriale e di possesso palla: la Samp concede parecchi tiri da fuori area e pochi spazi negli ultimi sedici metri. L’occasione migliore capita ai blucerchiati, con l’ottimo Gabbiadini. Esce Maicon infortunato e Balzaretti, l’eroe del derby, deve scalare a destra con l’ingresso di Dodò a sinistra. Arriva la ripresa, il terreno di caccia dei giallorossi. Una spinta la dà Totti, che entra dalla panchina e inizia a far girare il gioco offensivo. Quella decisiva arriva da Benatia, che, oltre a fare alla grande il lavoro di difensore, si inventa attaccante, taglia in due la difesa avversaria e viene steso da Gastaldello. Rigore? Fallo fuori area? Il marocchino mette tutti d’accordo tirando da terra e trovando l’angolino. La Samp si butta avanti, ma non è facile cambiare copione all’improvviso. Barillà entra e si fa espellere in pochi minuti. Negli spazi, con un assist al bacio, Totti manda in gol Gervinho. L’onda lunga del derby non è finita, ha portato il primo posto in solitaria. Roma sogna.

Fonte: Corriere della Sera - Luca Valdiserri

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