Rassegna Stampa

La Roma mette le frecce Salah-Gervinho: è prima

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-10-2015 - Ore 08:00

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La Roma mette le frecce Salah-Gervinho: è prima

GAZZETTA DELLO SPORT - VERNAZZA - Il sorpasso, come da titolo del film cult prodotto nel 1962 da Mario Cecchi Gori, indimenticato ex presidente della Fiorentina. La Roma vince a Firenze, scavalca i viola e diventa la nuova capolista del campionato. Primo posto che mancava da un anno, in condominio con la Juve, e da due in solitaria. L’ultima volta dei giallorossi da soli in vetta il 10 novembre 2013, alla prima stagione di Rudi Garcia. Corsi e ricorsi che di per sé non significano nulla. La Roma di Garcia ha sempre bazzicato l’alta classifica e ha sempre chiuso da eterna seconda. Sarà la volta buona? Impossibile stabilirlo oggi e per dirla tutta abbiamo imparato a diffidare di questa Roma alla francese, che ci ha abituato a discese ardite e risalite. Piuttosto la partita del Franchi ha confermato quel che si sospettava: la Fiorentina è bellina e carina, molto ina-ina, però per vincere lo scudetto servono massicce dosi di cattiveria. 
INGANNI La miglior difesa, quella della Fiorentina, contro il miglior attacco, quello della Roma. Così era stata presentata la partitissima. Vista la gara, ci chiediamo come sia stato possibile che fino a ieri la Viola abbia avuto la fase difensiva più impermeabile (da oggi il primato temporaneo passa all’Inter). La Fiorentina ha perso perché ha preso due gol che in Serie A non si possono pigliare. Passi per il primo, causato all’origine da un rinvio loffio di Vecino e a seguire da una serie di marcature contemplative, con Pjanic e Salah liberi di cinguettare. Il secondo però non è accettabile, nato com’è da un corner a favore. Non è ammissibile che non sia stata approntata una copertura preventiva, funzionale ad evitare quel che poi è successo, Gervinho libero di scavallare per 50 metri sul rilancio di Florenzi. Colpevole numero uno Roncaglia, lanciatosi in un avventuroso e sciagurato pressing alto in area altrui. Colpe individuali e di squadra, ascrivibili all’allenatore. Anche sull’ultimo campetto di periferia, su situazione di palla inattiva a favore, si ordina a un paio di giocatori di presidiare la linea di metà campo. Morale, questa storia della Fiorentina fino a ieri miglior difesa del torneo ha le sembianze di un inganno e dà fiato a coloro che nel calcio non si fidano delle cifre. I numeri non hanno sempre ragione. 
OPPOSTI ESTREMISMI Ci auto-smentiamo subito, però: le statistiche dei report post gara fanno capire bene come si è sviluppata la partita. La Fiorentina ha primeggiato per possesso palla (70,2 a 29,8 per cento), vantaggio territoriale (53 per cento a 47 per cento) e baricentro medio (alto quello dei viola a 55 metri, molto basso quello dei giallorossi a 40,8 metri). Ma è il dato dei passaggi che spiega meglio le cose: la Fiorentina ne ha fatti 650, la Roma 265. Numeri che confermano quel che si è visto a occhio nudo: la Fiorentina ha ricamato, si è specchiata e trastullata nella sua bellezza; la Roma si è rannicchiata sotto palla con linea difensiva formalmente a quattro - nella realtà erano spesso sei i giocatori davanti a Szczesny – e ha devastato il football estetico di Sousa coi contropiede del feroce saladino Salah e della gazzella della savana Gervinho. Tattica, va precisato, agevolata dal subitaneo vantaggio romanista. Forse ci sarebbe stato uno sviluppo diverso se Salah non avesse segnato in apertura, ma con i se ci si fanno soltanto dei bei discorsi. Il cinismo romano ha sbeffeggiato il senso dei fiorentini per l’arte: in soldoni e in sintesi, la si potrebbe mettere giù così. 
PERCHé è FINITA COSì? Se tutti i parametri degli analisti alla Bacconi premiano la Fiorentina, perché la partita l’ha vinta la Roma? Perché Sousa ha scelto di giocare con un’unica punta. Questa cosa della solitudine di Kalinic andrà risolta una volta per tutte. Che cosa comporta un centrocampista o un trequartista in più? Che si gioca con un attaccante di meno e che quell’unico giocatore di vera offesa, per quanto forte come Kalinic, fatica troppo. Se la Roma oggi ha un punto debole, questi va ricercato in Rüdiger, ancora fuori quadro, specie sui palloni profondi (gli va spiegato che lì bisogna difendere la porta, non cercare il fuorigioco). La Roma andava attaccata di più nei due centrali, Kalinic da solo doveva comunque vedersela con Manolas che allo stato difende per sé e per Rüdiger. Non è un caso che la Fiorentina abbia cominciato a frequentare di più gli ultimi 16 metri quando sono entrati Rossi e Babacar, autore quest’ultimo della rete dell’onore, un attimo prima della fine. Meno estetica e più pratica, ecco il messaggio per Sousa. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - VERNAZZA

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