Rassegna Stampa

La Roma sotto processo: coperta corta, umore nero e la sindrome da trasferta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 22-11-2016 - Ore 07:03

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La Roma sotto processo: coperta corta, umore nero e la sindrome da trasferta

IL CORRIERE DELLA SERA - VALDISERRI - Dottor Roma e Mister Hyde rende l’idea. Sei vittorie su sei all’Olimpico e un rendimento in trasferta che non porterebbe nemmeno in Europa League: due belle vittorie (Napoli e Sassuolo) non limitano i danni di due pareggi dove le altre big vincono (Cagliari e Empoli) e soprattutto tre sconfitte (Fiorentina, Torino e Atalanta). Nelle prime 13 giornate del campionato scorso Garcia aveva ottenuto un punto in più di Spalletti: 27 a 26. C’è da dire, però, che Rudi ne fece poi soltanto 7 in 6 gare dalla quattordicesima alla diciannovesima (esonero dopo l’1-1 con il Milan), ponendo in mezzo anche l’1-6 a Barcellona, lo 0-0 contro il Bate Borisov e l’eliminazione in Coppa Italia contro lo Spezia, all’Olimpico. Più che i risultati – il campionato è ancora lungo e stanno per arrivare i confronti diretti contro Lazi0, Milan e Juve – preoccupano la «coperta corta», la mancanza di continuità e il peggioramento dei rapporti interni, conseguenza della frustrazione per i risultati che non arrivano come si vorrebbe.

Nainggolan ha smentito sui social la tensione con Domenichini al momento del cambio, anche se le immagini parlano chiaro. Eppure non c’è nulla di male nell’alzare i toni – e il belga non è mai uscito dai limiti della buona educazione – quando le cose non vanno bene. È una reazione naturale, così come è naturale che Spalletti – come ha fatto ieri – faccia rivedere in sala video gli errori commessi. Se qualcuno si offende è un problema suo. Detto questo, è altrettanto illogico far passare Trigoria come il Mulino Bianco. Manolas, ad esempio, non può essere contento di guadagnare meno di Juan Jesus. È una semplice questione di meritocrazia. Ruediger e Strootman, a Bergamo, sono rimasti in campo 95’ anche se non ce la facevano più. Il primo esce da un lungo infortunio, il secondo da tre operazioni al ginocchio. Stanno dando tutto quello che hanno, andrebbero gestiti diversamente. Ma Luciano Spalletti può farlo?

I tre cambi di Bergamo sono stati pessimi, ma è sconvolgente che l’Atalanta abbia più panchina della Roma. Una panchina dove siedono fissi Alisson (8,3 milioni), Gerson (18,9) e Iturbe (26,1). Un totale di 53,3 milioni per un utilizzo totale in campionato di 57 minuti. Fa quasi un milione ogni 60 secondi. La Roma dovrà intervenire sul mercato di gennaio, anche se l’ex d.s. Sabatini e i dirigenti non volevano e non vogliono sentir parlare di «coperta corta». Ragion di stato. Quella che ha costretto Spalletti a dire che Paredes è più forte di Pjanic, anche se il tecnico avrebbe voluto Diawara, a costo di vendere l’argentino. Il mercato della Roma è sempre stato condizionato da una sorta di auto-finaziamento. La buona notizia è che Vermaelen può tornare a lavorare con il gruppo: si vedrà la reazione a carichi di lavoro più intensi, sperando che la pubalgia non si ripresenti. Il belga doveva essere un titolare fisso, così come Mario Rui. Purtroppo non si sono mai visti.

Fonte: IL CORRIERE DELLA SERA-VALDISERRI

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