Rassegna Stampa

La settimana perfetta Per riprendersi la Roma e tenerla ancora in vita

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-12-2015 - Ore 06:55

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La settimana perfetta Per riprendersi la Roma e tenerla ancora in vita

GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Sulla scrivania del presidente statunitense Truman c’era una targa che recitava: «The buck stops here», «il barile si ferma qui». Come dire, al classico gioco dello scaricabarile, ovvero delle responsabilità mai accettate, io non partecipo e mi prendo tutte le responsabilità. Ecco, al termine di una settimana da psicodramma collettivo che la Roma ha vissuto (una delle tante), Wojciech Szczesny ha fermato anche lui il barile e ha detto: «Adesso ci penso io». Niente scuse, niente accuse, niente pentimenti: solo due prove eccellenti sfoderate mercoledì scorso in Champions e stavolta nell’arena del San Paolo, dove il Napoli annusava l’odore del sangue. 
LUI E IL FUTURO Evidentemente il peggio è passato. Dopo aver virtualmente regalato al club giallorosso gli ottavi di Champions stoppando le taglienti (e insospettate) velleità del Bate Borisov, stavolta sui titoli di coda ha disinnescato la gioia del Napoli, che pareva già incollata prima sui piedi di Hamsik e poi su quelli di Mertens. Un segnale chiaro per dire al mondo del pallone che la Roma c’è ancora e che è presto per considerarla tagliata fuori. Forse il fondo è stato toccato, forse adesso si può cominciare a risalire, a dispetto di tutte le voci che vogliono già il d.s. Sabatini impegnato nella ricerca di un nuovo portiere per la prossima stagione. I nomi sono noti: da Sirigu (Psg) ad Alisson (Internacional) il risiko dei procuratori è già in movimento, ma proprio in questi giorni difficili, proprio quando ha conosciuto la panchina per scelta tecnica contro l’Atalanta, Szczesny ha mostrato il carattere che ci si aspettava da lui. D’altronde Wojciech è così, prendere o lasciare. Pensate che nell’ottobre 2013, quando il suo Arsenal batté il Napoli di Mazzarri per 2-0, liberò parole più irridenti del «Buona porta inviolata (in inglese, ndr )» di ieri: «Non ho dovuto fare granché, ho visto la partita come un tifoso privilegiato, dal campo». Insomma, la scaramanzia non fa parte del suo bagaglio, visto che al ritorno i partenopei vinsero 2-0 con reti di Higuain e Callejon, guarda caso due che stavolta non hanno inciso come temuto. 
«IO CI SONO» Anche per merito di Szczesny, naturalmente, che in cinque giorni si è gettato dietro le spalle la cajenna mediatica dove era stato gettato. «Io non me ne sono mai andato – aveva detto – e ora mi godo le belle parate». Il 6-1 di Barcellona ora è dimenticato, così come le conseguenze emotive, visto che nel ventre del Camp Nou ad alcuni compagni era parso più incantato dalla bellezza del gioco catalano che afflitto per la grandinata subita, e molti non gradirono. La sigaretta del post partita completò il quadro: meglio lasciarlo andare, pensarono in tanti. Invece sbagliavano. Szczesny è vivo e tiene in vita la Roma. Certo, sarà sempre un irregolare, un appassionato di mille cose extracalcio, dalla musica al bicchiere con gli amici; uno che non ha paura di dire che il suo sogno, un giorno, sarà quello di tornare all’Arsenal da protagonista, ma fino a quel momento la Roma farà bene ad accarezzarlo come un gatto un po’ matto. I grandi portieri, in fondo, sono così. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI

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