Rassegna Stampa

La sfida de’ noantri: “Ale, non correre”. “Andre’, ti marco”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-12-2014 - Ore 08:59

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La sfida de’ noantri: “Ale, non correre”. “Andre’, ti marco”

Andrea e Alessandro a 10 anni lo sapevano già che avrebbero fatto i calciatori. «A lavorare», rispose Alessandro a chi gli chiese dove andasse col borsone. Andrea e Alessandro, di Roma e della Roma, che a un certo punto non giocavano e quasi non ci credevano più. Poi Strama vide in loro la luce e li lanciò. Maggio 2006, Giovanissimi, con l’Atalanta: due gare e una svolta, Andrea e Alessandro vanno in campo e non escono più. Poi strade diverse, ma senza mai mollarsi. Andrea e Alessandro sono Bertolacci e Florenzi, azzurri e affermati. Domani si affrontano in Genoa-Roma: terza contro seconda. I bambini ora sono grandi.

 

Si ricorda quando vi siete conosciuti? 
Bertolacci «Prima di conoscerci avevamo già giocato contro con le squadre dei nostri quartieri: io sono di Spinaceto, lui di Vitinia, vivevamo a due chilometri. Poi siamo andati alla Roma e ci siamo beccati lì».
Florenzi «Sì che mi ricordo, avevamo 10 anni, era per un allenamento allo stadio degli Eucalipti a viale Marconi. Prima di allora ci eravamo incrociati, ci conoscevamo solo di vista».

Che bambino era Alessandro/Andrea?
B «Simpatico, scherzoso, sempre allegro. Un bel carattere, sempre positivo».
F «Fortissimo in campo e molto socievole fuori. Poi con gli anni ho imparato a conoscerlo meglio: è un ragazzo che dà confidenza solo a chi vuole lui. E a chi se la merita».

Due date: 21 e 28 maggio 2006. Cosa le viene in mente? 
B «Roma-Atalanta! Fu la svolta della nostra vita calcistica. Stramaccioni diede a entrambi la possibilità di giocare, finalmente».
F «Sì che mi ricordo: Roma-Atalanta nei Giovanissimi, fui pure espulso. Venivamo entrambi da un periodo buio, l’allenatore precedente non stravedeva per noi. Anzi, nun ce vedeva proprio. Di me diceva che ero troppo piccolo, e io una volta gli ho risposto: “Prima o poi però la palla cascherà pure per terra…”. Anche Andrea come me non trovava spazio. Poi arrivò Stramaccioni: lui ci vide, ci diede fiducia e ci donò la nostra dimensione».

Un periodo duro è ancora più duro a quell’età: cosa pensavate?
B
 «Che eravamo due ragazzi promettenti che non giocavano, non riuscivano a esprimersi e non si divertivano. Ci dispiaceva, ma allo stesso momento restavamo uniti e forti: tutti e due sapevamo delle nostre capacità».
F «Che ti tocca stare lì ad allenarti senza poter giocare, e che quasi quasi ti conviene tornare alla squadretta del quartiere senza costringere i tuoi genitori a grandi sacrifici. Ci pensi, anche se sei piccolo, ma allo stesso tempo ti sale la voglia di sfondare,di raggiungere quello in cui credi. Io e Andrea credevamo in un pallone, fin da bambini. E alla fine ci siamo riusciti».

La risata più bella che vi siete fatti insieme?
B
 «Una in particolare non c’è: fuori dal campo, ogni volta che siamo insieme, se sentimo male. Ma dalle risate, nel senso buono del termine».
F «Quando andiamo in vacanza, e non è una sola risata: facciamo quello tutto il tempo. L’ultima volta siamo stati a Lecce, dove ha giocato lui. Ma non è mica l’ultimo viaggio che faremo insieme… ».

La cosa più bella che ha visto fare sul campo all’altro?
B
 «La rovesciata dell’anno scorso contro di noi: bella, e anche molto difficile… ».
F «Il gol al volo che ha fatto qualche settimana fa».

Cosa gli invidia?
B
 «Il carattere: lui è sempre allegro, ride e scherza con tutti, io sono più chiuso e non sempre ci riesco».
F «Il fisico, di sicuro ».

Trovi un difetto all’altro.
B
 «A volte è pesante. Nel senso buono, eh: scherza troppo, scherza troppo, dopo un po’ diventa pesante…».
F «Non ne ha… scherzando, però, gli dico sempre che c’ha il culone alla Seedorf».

A chi assomiglia l’altro in campo?
B
 «Direi Fabregas: quando eravamo piccoli lo adorava, voleva essere come lui. Ora però ha cambiato ruolo, è un esterno bravissimo».
F «A Seedorf, veramente. Forse lui era un pelo più tecnico, ma stiamo parlando comunque di un campionissimo… ».

Chi corre di più?
B
 «Ce lo diranno i dati del Gps dopo la partita…»
F «Io».

A scuola chi andava meglio?
B
 «Io».
F «Lui».

Chi rimorchiava di più da ragazzi?
B
 «Io».
F «Lui».

Comprerebbe una macchina usata dall’altro?
B
 «Sì, mi fido. Anche se ho saputo che di recente ha bucato, non per colpa sua. L’avrei aiutato volentieri a sostituire la ruota…».
F «Assolutamente si. Lui però penso proprio de no»

Alla Playstation chi vince?
B
 «Bellissima lotta perché giochiamo sempre insieme. Uno contro uno c’ammazzeremmo…».
F «Bellissima lotta perché giochiamo sempre insieme. Uno contro uno ci equivaliamo».

Se l’altro fosse una donna, lo sposerebbe?
B
 «Se limasse quel difetto della pesantezza, diciamo di sì. Mi farebbe sempre ridere e staremmo bene insieme».
F «Mamma mia… da donna sarebbe un bel rompic… A parte gli scherzi sì, è un ragazzo da sposare assolutamente, fa bene Nicole…».

Pensi all’Italia, e ne scelga altri tre insieme a voi due
B
 «Dietro Chiellini, in mezzo Pirlo, davanti Totti».
F «Dietro Barzagli, in mezzo De Rossi, davanti Immobile ».

Francesco Totti per lei è…
B
 «Come per chiunque cresca in giallorosso, un idolo, l’emblema della squadra. E allenarmici insieme è stata una grande emozione, il coronamento del sogno di ogni bambino di Roma».
F «Una grandissima persona che ha come prima caratteristica l’umiltà. Ti fa sentire come se lo conoscessi da sempre: sempre disponibile, rispettosa del lavoro degli altri. Unico, in poche parole. È pure per quello che si dice “il capitano”: il capitano in tutto».

A chi serve di più una vittoria domani?
B
 «A tutti e due».
F «A noi, assolutamente. Loro già stanno bene al terzo posto».

Se uno marca l’altro che succede?
B
 «Una risata ci scappa. Sarà comunque un duello divertente, oltre al passato che ci lega c’è pure quella sconfitta pesante che ci hanno inflitto l’anno scorso…».
F «Al primo sguardo, se vedo che su di me c’è lui, mi verrà da ridere. Al cento per cento. Ma sarà lo stesso anche per lui…».

Se l’altro va via in contropiede e c‘è solo lei tra lui e il portiere che fa?
B
 «Lo placco, tipo rugby».
F «Lo marco… Poi se lo devo buttà giù lo butto giù… vediamo che succede…».

Se l’altro segna?
B
 «Se dovesse fare un bel gol, complimenti e una stretta di mano. Poi fuori di nuovo amici per la pelle».
F «Se dovesse finire 2-1 con doppietta di Florenzi mi va benissimo».

Mandi un sms all’altro
B
 «Mi raccomando, aiuta meno del solito la tua squadra. E corri poco».
F «Sei un grande, ti voglio bene!».

Fonte: GASPORT (G. DE FEO)

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