Rassegna Stampa

La svolta secondo Proietti: «Mi piacciono i volti nuovi»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-04-2015 - Ore 09:30

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La svolta secondo Proietti: «Mi piacciono i volti nuovi»

Gigi Proietti in sala prove per il suo ultimo spettacolo «Cavalli di Battaglia» in tournée in tutta Italia da maggio: «Uno spettacolo non certo celebrativo, ma dopo tanti anni voglio fare il punto della situazione con i miei “Cavalli di battaglia”».

Gigi Proietti sulle scene, un po’ come Totti alla Roma.
«Magari! Totti è un grande, è il massimo. Totti non si discute, si ama».

Però la Roma fa soffrire.
«La vittoria con il Napoli ci serviva come il pane. Però non si riesce a capire. Dopo oltre tre quarti di torneo sono comparse facce nuove. Qualcuno non si è più visto per motivi di salute, ma non si capisce perché altri non li avevamo proprio mai visti. E con queste novità si ricomincia a ritrovare un po’ di gioco. Le potenzialità ci sono tutte».

Roma più in difesa che in attacco.
«Perché, le squadre quando affrontano la Roma non fanno catenaccio? È che il punto debole era proprio la difesa, davanti eravamo insicuri. Col Napoli dovevamo mantenere il vantaggio e ce l’abbiamo fatta. Ho sofferto da morire, ma Manolas ha fatto una grande partita, De Sanctis è stato eccezionale. Tra tutti, mi è piaciuto anche Ibarbo. Avanti un altro. Daje Roma, damoje giù!».

Quindi positivi?
«Assolutamente. A trequarti di campionato siamo ancora secondi. Abbiamo avuto una crisi, è durata un bel po’, ma abbiamo campato di rendita. Ora potrebbe toccare ad altri, perché tutte prima o poi vanno in crisi. Magari alla Lazio o alla Fiorentina. Vediamo. Io credo che il secondo posto rimanga e che si possa anche rosicchiare qualche altro punto in avanti. Certo, la Juventus ormai è imprendibile, vittoria porta vittoria, come le ciliegie…. L’effetto psicologico è importante e non dimentichiamo che a giocare sono ventenni. So’ ragazzi».

In scena in teatro o allo stadio. Ci sono analogie?
«Ci ho pensato. Una commedia fa ridere soltanto se il primo attore dà spazio anche a tutti gli altri. Un gioco di squadra, una regia in cui ognuno è a disposizione dell’altro. Così nel calcio. Dove però la regia cambia ad a ogni partita, in base all’avversario. Diciamo che l’avversario per noi del teatro è il pubblico».

Platea e spalti.
«Vorrei parlare di quello striscione ignobile, assolutamente da condannare. Certo, continuiamo a stupirci di come possano ancora entrare cose simili in uno stadio. Dopo quello che è successo, le due tifoserie avrebbero dovuto sforzarsi di capire, razionalizzare. Rinfocolare invece è gravissimo».

Totti in scena a teatro?
«Perfetto. Nelle pubblicità è irresistibile. Non ne abbiamo parlato, lo conosco appena, sono stato al suo matrimonio, niente di più. Ma vedo che si diverte, è se stesso, come un bambino. Come me, che ad ogni spettacolo voglio verificare che mi diverto ancora».

 

Gigi Proietti in sala prove per il suo ultimo spettacolo «Cavalli di Battaglia» in tournée in tutta Italia da maggio: «Uno spettacolo non certo celebrativo, ma dopo tanti anni voglio fare il punto della situazione con i miei “Cavalli di battaglia”».

Gigi Proietti sulle scene, un po’ come Totti alla Roma.
«Magari! Totti è un grande, è il massimo. Totti non si discute, si ama».

Però la Roma fa soffrire.
«La vittoria con il Napoli ci serviva come il pane. Però non si riesce a capire. Dopo oltre tre quarti di torneo sono comparse facce nuove. Qualcuno non si è più visto per motivi di salute, ma non si capisce perché altri non li avevamo proprio mai visti. E con queste novità si ricomincia a ritrovare un po’ di gioco. Le potenzialità ci sono tutte».

Roma più in difesa che in attacco.
«Perché, le squadre quando affrontano la Roma non fanno catenaccio? È che il punto debole era proprio la difesa, davanti eravamo insicuri. Col Napoli dovevamo mantenere il vantaggio e ce l’abbiamo fatta. Ho sofferto da morire, ma Manolas ha fatto una grande partita, De Sanctis è stato eccezionale. Tra tutti, mi è piaciuto anche Ibarbo. Avanti un altro. Daje Roma, damoje giù!».

Quindi positivi?
«Assolutamente. A trequarti di campionato siamo ancora secondi. Abbiamo avuto una crisi, è durata un bel po’, ma abbiamo campato di rendita. Ora potrebbe toccare ad altri, perché tutte prima o poi vanno in crisi. Magari alla Lazio o alla Fiorentina. Vediamo. Io credo che il secondo posto rimanga e che si possa anche rosicchiare qualche altro punto in avanti. Certo, la Juventus ormai è imprendibile, vittoria porta vittoria, come le ciliegie…. L’effetto psicologico è importante e non dimentichiamo che a giocare sono ventenni. So’ ragazzi».

In scena in teatro o allo stadio. Ci sono analogie?
«Ci ho pensato. Una commedia fa ridere soltanto se il primo attore dà spazio anche a tutti gli altri. Un gioco di squadra, una regia in cui ognuno è a disposizione dell’altro. Così nel calcio. Dove però la regia cambia ad a ogni partita, in base all’avversario. Diciamo che l’avversario per noi del teatro è il pubblico».

Platea e spalti.
«Vorrei parlare di quello striscione ignobile, assolutamente da condannare. Certo, continuiamo a stupirci di come possano ancora entrare cose simili in uno stadio. Dopo quello che è successo, le due tifoserie avrebbero dovuto sforzarsi di capire, razionalizzare. Rinfocolare invece è gravissimo».

Totti in scena a teatro?
«Perfetto. Nelle pubblicità è irresistibile. Non ne abbiamo parlato, lo conosco appena, sono stato al suo matrimonio, niente di più. Ma vedo che si diverte, è se stesso, come un bambino. Come me, che ad ogni spettacolo voglio verificare che mi diverto ancora».

 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT

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