Rassegna Stampa

Largo a Dodò: che occasione

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-09-2013 - Ore 09:45

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Largo a Dodò: che occasione

Era lì davanti ad aspettare che gli aprissero la strada, come un cavaliere ai piedi di un ponte levatoio, e ha sobbalzato quando sono venuti a chiamarlo per dirgli che poteva entrare dall’ingresso di servizio. Cosa che per lui va benissimo. L’importante è non attendere ancora in riva al fossato. José Rodolfo Pires Ribeiro, rinominato Dodò per l’amore dei brasiliani verso appellativi inesplicabili (a questo non sarà estraneo il volto da bimbo cresciuto), eccoti la fascia sinistra del campo abbandonata da Maicon. Ma Maicon non se ne sta rigidamente a destra? Certo, ma non preoccuparti, da quella parte mettiamo Balzaretti, tu pensa a non far passare nessuno su questo lato. E già non è un compito facile per un difensore brasiliano che avrebbe meritato di nascere ala sinistra. Passando dalla partita con la Sampdoria a quella di stasera con il Bologna, è probabile che Rudi Garcia non tradisca il suo pragmatico principio che lo spinge a limitare il più possibile il numero di giocatori impiegati, in maniera da consumare le risorse della rosa poco alla volta. Con Vasilis Torosidis l’allenatore ha sprecato parecchio fiato nel corso della preparazione estiva, rimproverandogli scarsa puntualità nel ritorno alla difesa dopo l’andata lungo la linea laterale. E poi il greco torna adesso da un infortunio, non è detto sia solido al cento per cento dal punto di vista fisico. (...)

OPPORTUNITA’ - A parer nostro questa sarà alla fine la scelta di Garcia, ma seppure non lo fosse resta il fatto che davanti a Dodò, guerin meschino incapace persino di sostenere il peso dell’armatura fino alla fine della scorsa stagione, si sono aperti di colpo diversi sentieri. Non è più soltanto una fragile alternativa a Balzaretti, è diventato il primo cambio della difesa in assoluto, tenendo presente che i centrali a gioco regolare si sostituiscono di rado se non ce n’è la necessità. Oltre all’armatura, adesso che il ginocchio sinistro si è ricomposto in pace attorno al legamento crociato ricostruito Dodò è capace anche di reggere le responsabilità.  «E’ vero che a Roma la pressione del pubblico è enorme. Io però credo che un giocatore per diventare bravo davvero debba imparare a rendere in situazioni simili» (...)
 «Io vengo dal Corinthians e in Brasile non c’è squadra seguita da un tifo più passionale. So che cosa significa essere sotto esame tutte le sante giornate di campionato» . Aurelio Andreazzoli aveva cominciato a insegnargli i rudimenti dell’arte della difesa che in Brasile non gli sembravano elemento strutturale del gioco di un terzino. Con Zeman, a parte le possibili ironie, Dodò non aveva avuto neppure il tempo di correre da sano, non parliamo di imparare. Garcia gli ha fornito in più la convinzione di saper tracciare una diagonale e di essere in grado di colpire di testa. De Rossi gli ha insegnato a non strafare bloccandolo una volta o due in allenamento in modo non indolore quando il ragazzo si buttava in dribbling poco rispettosi degli avversari e dell’equilibrio della squadra.(...)

 

 

 

Fonte: Corsport

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