Rassegna Stampa

Lazio-Roma da numeri uno. I graffi di Lotito e Pallotta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-05-2015 - Ore 10:00

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Lazio-Roma da numeri uno. I graffi di Lotito e Pallotta

Nonostante il fatto che un pareggio nel derby di domani santificherebbe l’approdo in Champions per en­trambi, che Claudio Lotito e Ja­mes Pallotta non si amino, in fondo, può essere persino ovvio visto che rappresentano i lea­der naturali delle tifoserie di Lazio e Roma. Meno ovvio, in­vece, è che questo disamore nel breve periodo di colleganza (dall’agosto 2012) si sia trasfor­mato in una sana antipatia che, dopo il derby d’andata, ha mo­strato scintille non indifferenti soprattutto sul tema bilanci, senza contare le distanze sulla politica federale – Lazio «al go­verno» e Roma «all’opposizio­ne» – e la querelle sullo sposta­ mento della partita. Che a ben vedere è stata una fortuna per entrambi, con la Roma che ha avuto addirittura la notizia del­ la qualificazione aritmetica in Champions. In ogni caso, ecco un breve riassunto dello stato dei rapporti a gennaio. Al d.g. romanista Baldissoni, che allu­deva a una Lazio «esperta di scommesse», Lotito replicava così: «Se vuole può venire a Formello, così gli facciamo ve­dere le scommesse vinte ai fini del risanamento e dell’efficien­za della Lazio». A quel punto toccava a Pallotta: «La prossi­ma volta che verrò a Roma sarà mia cura cercare di rendere Lotito edotto in merito alla nostra solidità e redditività finanzia­ria. Lo farò come se parlassi a un bambino, ovvero parlando lentamente e scandendo bene tutte le sillabe. Se non dovesse capirlo neanche questa volta, be’, allora rinuncerò». Finita? Macché. Ecco la parola fine. «Solo nell’arco del 2014 la Ro­ma ha perso oltre 38 milioni di euro... Gli auguriamo pertanto che, a partire dal 1 luglio 2015, sia in grado di rispettare le nor­me del fair play, che la Lazio ri­spetta da oltre dieci anni». La diversità in fondo è tutta qui. Da una parte del mondo (negli Usa) c’è un presidente che – per necessità e scelta – ha deciso di delegare tutto; dall’altra ce n’è un altro che invece non c’è fo­ glia laziale che stormisca senza che lui lo sappia. Attenzione però, perché ad accomunarli ci sarebbe una cosa tutt’altro che secondaria, ovvero la lotta agli ultrà violenti – «fucking idiots» direbbe Pallotta – che li vede quasi soli contro il resto d’Italia.

LOTITO CRITICATO - Una lotta che Lotito conduce da dieci an­ni e per la quale ha pagato un prezzo altissimo (da tanto tem­po vive sotto scorta). Compresa una complessiva sottovaluta­ zione dei risultati ottenuti dalla sua Lazio (tre trofei e altre tre finali, una ancora da giocare; sette qualificazioni europee). Certo, se dovesse arrivare quel­ la Champions che sotto la sua gestione è stata conquistata una sola volta (nel 2007) il giu­ dizio cambierebbe. Anche da parte dei suoi detrattori storici, che non sono solo gli ultrà. Do­ po il k.o. di ieri del Napoli con la Juve alla Lazio basterà un punto per essere sicura del ter­ zo posto, ma con una vittoria si spalancherebbero le porte del secondo posto. Traguardo che significherebbe un introito si­ curo di 40 milioni. E un uomo attentissimo ai conti come Loti­ to già gongola alla sola idea. Dopo essere stato il protagoni­ sta della vigilia, con la battaglia per il posticipo del match a lu­ nedì (e qui le critiche gli sono piovute addosso dai romanisti) spera che in campo protagoni­ sta sia la sua Lazio.

 

 

PALLOTTA CONTESTATO -  Tutto diverso sarà lo spirito con cui Pallotta si avvicinerà alla Stra­cittadina. in altri momenti, for­se il presidente avrebbe valuta­to l’idea di un blitz, ma adesso che c’è il secondo posto in ballo, il rischio di un lunedì bollente è altissimo. D’altronde, dal gior­no in cui ha dichiarato guerra agli ultrà, Pallotta è sempre sta­to contestato dentro e fuori lo stadio, con cori pesantissimi. Perciò la visita la riserverà per il 15 giugno, quando sarà presen­tato in Campidoglio il progetto definitivo. Troppo distaccato? Possibile, ma d’altronde doma­ni tutte le polemiche del genere conteranno poco. Da questo punto di vista Pallotta nel giro di meno di due anni sembra aver capito il derby. Se nel giu­gno 2013 – un mese dopo la sto­rica e amarissima sconfitta nel­ la finale di Coppa Italia, con se­guito di contestazione a Trigo­ria – diceva stupito «Sono rimasto senza parole. Abbiamo perso per un solo gol e sembra­ va che il mondo fosse finito per sempre...», a gennaio invece ha scritto ferocemente «Il selfie di Totti (dopo il 2­-2, ndr) è stato un gran momento, ma ne avrei preferito uno di Lotito con la sua faccia dopo il gol di France­sco». Ecco, queste sono le di­ chiarazioni che piacciono ai ti­ fosi della Roma. Almeno fino a domani. Perché poi a decidere gli umori sarà come sempre so­ lo il risultato. E su questo, pro­ babilmente, anche Lotito sa­ rebbe d’accordo.

Fonte: Gasport

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