Rassegna Stampa

Lazio senza pace. Lotito: "Mai rapporti con questi signori"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-12-2013 - Ore 09:54

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Lazio senza pace. Lotito:

IL MESSAGGERO (D. MAGLIOCCHETTI) - Una storia maledetta. Non si sa per quale motivo, ma ogni volta che vengono fuori vicende legate al calcioscommesse, la Lazio, in qualche modo, c’è sempre.

Quasi si trattasse di un anatema vero e proprio. Una sfortuna incredibile che potrebbe far pensare male più di qualcuno, visto che di riffa o di raffa quando si comincia a parlare di scommesse il nome della Lazio esce con estrema puntualità, ma la verità è solo che si tratta di una sfortunata quanto mai incredibile coincidenza.

Dalla fine del 2011 non si fa che accostare il nome della società biancoceleste all’ultimo e clamoroso filone del calcioscommesse, con il coinvolgimento del capitano Stefano Mauri e da ieri mattina pure con quello dell’ex mediano Cristian Brocchi, ora allenatore delle giovanili del Milan. Ma la società ha sdegnosamente smentito le accuse. In una nota si legge che «il presidente Claudio Lotito e il direttore sportivo Igli Tare dichiarano di non aver avuto nessun rapporto né di carattere sportivo, né di carattere personale, né di qualsiasi altro genere con il signor Francesco Bazzani (il mister X del calcioscommesse, n.d.r.). La prova è data dal fatto che costui non avesse nemmeno le utenze telefoniche né del presidente, né del direttore sportivo, tanto da indurlo, per tentare di raggiungerli, a contattare altre persone».

E fin qui sono le cronache dei nostri giorni.

 

IL PRIMO CALCIOSCOMMESSE

Una storia molto simile a quella che successe nel 1980 con il primo grande scandalo del calcio e sei anni dopo nel 1986. Siamo nel 1980 e per la Lazio non è proprio un periodo d’oro. Tommaso Maestrelli è scomparso da poco e nel 1979 c’è l’immane tragedia di Paparelli, il tifoso ucciso da un razzo lanciato da un romanista durante il derby.

E mentre la società cerca a fatica di risalire la china, ecco che arriva la botta più pesante. Si gioca a Pescara, è il 23 marzo e dopo la partita vengono arrestati Giordano, Manfredonia, Wilson e Cacciatori. Tutti e quattro abbandonano lo stadio e salgono sulle macchine della polizia, destinazione Roma. I tifosi rimasero sbigottiti.

Era il primo scandalo nel mondo del calcio.

Ad architettare il tutto due commercianti romani, Trinca e Cruciani, che avevano ben pensato di mettersi d’accordo con i calciatori per alterare le partite. E la beffa più grande all’epoca fu che a far venir fuori l’intera storia fu un compagno di squadra, Maurizio Montesi che raccontò tutto ad alcuni giornalisti.

Oltre alla Lazio erano coinvolte anche altre grandi società, ma a pagare il dazio più pesante furono la società biancoceleste e il Milan con la retrocessione in serie B.

 

LA RETROCESSIONE IN C

 

 

Passano sei anni, la Lazio cerca ancora una volta di ritirarsi su, ma non c’è storia. Il 2 maggio del 1986 viene arrestato Armando Carbone, all’epoca braccio destro di Italo Allodi che era dirigente del Napoli. Carbone svela l’esistenza di un clamoroso giro di scommesse che coinvolge tante società di serie B e altrettanti calciatori; tra questi ce n’è uno che gioca nella Lazio, Claudio Vinazzani. Il suo coinvolgimento fa sprofondare la Lazio che prima viene retrocessa in serie C, con i tifosi che fanno quasi scoppiare una guerriglia in città. In Appello la pena si riduce, con la società condannata a nove punti di penalizzazione. Da lì in poi entra in scena Fascetti e la sua squadra che risalgono, piano piano, la china ed entrano nella storia.

Fonte: Il Messaggero

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