Rassegna Stampa

Le magie di Pjanic esaltano la Roma e stuzzicano il Barça

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-10-2015 - Ore 06:44

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Le magie di Pjanic esaltano la Roma e stuzzicano il Barça

CORRIERE DELLA SERA - VALDISERRI - Quando gli hanno dato il volante della Roma, lui ha fatto un giro veloce dietro l’altro, come fosse Lewis Hamilton o Sebastian Vettel. Quattro gol in otto giornate e i dati statistici migliori di tutta la squadra sono i fatti con cui Miralem Pjanic ha messo a tacere tante chiacchiere che chi capisce poco o nulla di calcio aveva detto su di lui nelle stagioni scorse: non decisivo, discontinuo, un esteta inutile per vincere. 
A 25 anni il bosniaco è un «giovane vecchio». Con la gara di sabato, contro l’Empoli, è arrivato a 374 partite da professionista: 38 (5 gol) con il Metz; 121 (16 gol) con l’Olympique Lione; 151 (22 gol) con la Roma; 63 (9 gol) con la nazionale della Bosnia-Erzegovina. Ha già giocato 32 partite di Champions League, partecipato alla fase finale del Mondiale di Brasile 2014 e spera di portare la sua Bosnia alla fase finale dell’Europeo di Francia 2016. Il sorteggio dei playoff, ieri, ha riservato l’Irlanda per la nazionale di Mire e Dzeko (partita di andata tra il 12 e il 14 novembre, ritorno tra il 15 e il 17). 
Dall’inizio del campionato, Mire è stato la marcia in più della squadra di Rudi Garcia. Assist e belle giocate per i compagni non sono mai mancate, ma adesso ci ha aggiunto l’efficacia sotto porta. Siamo già a quota quattro gol e tutti «pesanti»: il primo contro la Juve (2-1), il secondo contro il Carpi (5-1), il primo contro il Palermo (3-1) e il primo contro l’Empoli (3-1). Tre sono venuti su punizione e, ormai, si parla di Pjanic come il vero erede di Pirlo in serie A. C’è ha contestato la posizione di Skorupski sulla punizione di Mire, sabato pomeriggio. Vero, il polacco in prestito all’Empoli non si è coperto di gloria, però i portieri, ormai, partono già battuti di fronte ai suoi calci piazzati e li subiscono quasi fossero calci di rigore, «battezzando» un angolo in anticipo. Marco Giampaolo, l’allenatore dell’Empoli, aveva inutilmente avvisato i suoi: «Ho detto e ripetuto loro: non commettete falli in zona Pjanic!». 
L’unico problema è che Mire sta diventando «troppo bravo». E questo ha riportato a galla l’interesse mai calato dell’allenatore che lo ha voluto fortemente alla Roma, cioè Luis Enrique, che lo convinse a lasciare Lione a suon di telefonate. Per Lucho è proprio Pjanic il giocatore che può sostituire Xavi (andato all’Al-Sadd) e prendere l’eredità di Iniesta nel centrocampo del Barcellona. 
A proteggere la Roma ci sono il contratto ancora lungo (3,6 milioni a stagione fino al 30 giugno 2018) e l’amore che Mire ha sempre dimostrato per Roma e per la Roma, anche quando non erano tutti suoi «amici» come adesso. Garcia, nel recente passato, aveva addirittura promesso di incatenarsi ai cancelli di Trigoria se gli avessero venduto Pjanic. 
Il Barcellona, che ha avuto il mercato bloccato dalla Fifa e potrà tesserare Aleix Vidal e Arda Turan solo a gennaio, è pronto a offrire 40 milioni di euro per avere Mire nella prossima stagione. Il presidente Jim Pallotta, in più riprese, ha detto che pochi giocatori sono incedibili. Mire è una di queste eccezioni? O si rischia di aver fatto sbocciare un campione per vederlo vincere tutto con un’altra maglia? In attesa di saperlo, Pjanic va alla ricerca del primo gol in Champions con la Roma. Magari su punizione. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - VALDISERRI

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