Rassegna Stampa

Le responsabilità di cui il ct non parla

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-10-2016 - Ore 07:05

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Le responsabilità di cui il ct non parla

LA REPUBBLICA - MURA - Non richieste ma apprezzate le dichiarazioni del giovane Verratti a Skopje. Tutta colpa sua, ha detto, se la partita aveva preso una bruttissima piega. In parte sì, il passaggio sbagliato che ha favorito il pari della Macedonia era suo, ma di colpe, o responsabilità, ce ne sono anche altre, e non sue. Avrei apprezzato, su questo versante, qualche parola in più da parte di Ventura, che invece s’è limitato a evocare inesperienza e superficialità. Che ci possono stare, ma se ci si ferma lì è un’analisi troppo di comodo e di parte. La Macedonia è entrata ben 13 volte nella nostra area, ha gradito gli omaggi di Verratti e Bernardeschi ma il resto se l’è costruito da sola. Faceva un certo effetto vedere la tecnica Italia abusare dei lanci lunghi e l’avversaria, numero 146 mondiale, avanzare con manovre rasoterra in contropiede. Manovre agevolate da un’Italia completamente priva di centrocampo, o meglio (peggio) col solo Verratti a fare da argine davanti alla difesa. Già nel primo tempo s’era vista la difficoltà di fare gioco dovuta alla solitudine del regista, coi suoi presunti collaboratori. Bernardeschi e Bonaventura, a cercare gloria in avanti ma col risultato di intasare ulteriormente spazi già intasati. E s’era capito che 3-5-2 o 5-3-2 o 4-4-2 o 4-3-3 o 4-2-4 sono solo numeri. Quello che conta e serve è l’equilibrio. Se una squadra è squilibrata, come spaccata in due, fa diventare grande la squadra piccola. I cambi, alla buonora, hanno innescato la reazione dell’Italia, un po’ di fortuna ha fatto il resto. Così l’Italia, pur giocando piuttosto male due partite su tre, ha gli stessi punti della Spagna. Ma non si vive di sole reazioni. La difesa (anziana) c’è. L’attacco (giovane) pure. Lunga vita a Candreva. E a centrocampo? Nelle squadre di club Ventura ha mostrato equilibrio e gioco. In Nazionale, sembra complicarsi il lavoro, che già non è facile, da solo. Conte pensava che De Rossi e Verratti non potessero giocare insieme. Dissento: se De Rossi giocava insieme a Pirlo, perché con Verratti no? Su posizioni scalate e con chiari compiti. Varrebbe la pena di provarli col Liechtenstein: rischio minimo e necessità di fare tanti gol. Traguardo raggiungibile, a patto di non sbagliare un’altra volta formazione.

Fonte: La Repubblica - Mura

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