Rassegna Stampa

Lega Pro, il serbatoio di Tavecchio è a secco

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 17-12-2014 - Ore 07:57

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Lega Pro, il serbatoio di Tavecchio è a secco

SFIDUCIATO MACALLI, GRANDE ELETTORE DEL PRESIDENTE DELLA FIGC E ALLEATO DI LOTITO. IN POLE PER LA SUCCESSIONE GABRIELE GRAVINA, EX PRESIDENTE DEL CASTEL DI SANGRO

La sconfitta in assemblea di Mario Macalli, padre padrone della Lega Pro dal lontano 1997, è un terremoto che potrebbe ripercuotersi sugli attuali assetti politici del calcio. Terra di mezzo del pallone italiano, con i suoi 60 delegati in Figc (il 17% del totale) la Lega Pro è sempre stata fondamentale per l’elezione del suo massimo rappresentante: vedi in estate quando è stata decisiva per la vittoria di Carlo Tavecchio. PROPRIO l’attuale presidente federale, e il suo grande sponsor Claudio Lotito, sono quelli che più tremano dopo la scossa. Lotito aveva deciso di spendersi di persona, presentandosi nella veste di proprietario della Salernitana all’as - semblea che doveva approvare l’ultimo bilancio presentato il 30 giugno con una perdita di 1,2 milioni. Ma il lavoro di lobbying del padrone della Lazio (la cui doppia proprietà è un vecchio regalo di Tavecchio, allora capo dei Dilettanti, poi mantenuta in Lega Pro grazie alla proroga dello stesso Macalli) non è riuscito: e alla fine Macalli è andato sotto 25 voti a 40. Contestualmente, l’assemblea ha votato per la convocazione entro 60 giorni di un nuovo incontro per la revoca dell’at - tuale consiglio direttivo e l’elezione di un nuovo organigramma. Tradotto, è finito il feudo di Macalli (indagato a Firenze per abuso d’ufficio per la storia del Pergocrema) che da quasi vent’anni controllava questa terra di mezzo pallonara della Lega Pro che tra società fallite a ripetizione, stipendi non pagati, battaglie sulla mutualità dei diritti tv e sui contributi sviluppo, infiltrazioni mafiose e camorristiche, rappresenta circa l’80% del calcio professionistico italiano e vale il 5% della sua industria. Ma le conseguenze vanno oltre. Da vicepresidente Figc e strategico alleato di Tavecchio e Lotito, che da quattro mesi hanno preso il controllo di via Allegri, Macalli rappresentava un’assicu - razione importantissima. Se le componenti tecniche gli erano già avverse da principio, e la Serie A è sempre divisa tra il vicino gruppo Infront (il potente advisor dei diritti tv) e gli ostili ribelli guidati dalla Juve di Agnelli (da cui però potrebbe staccarsi l’Inter di Thohir), ora senza l’appoggio della Lega Pro si indebolisce di molto la presidenza Tavecchio. Tutto dipenderà da chi si approprierà dell’immenso bacino elettorale della terza divisione del calcio italiano. FAVORITISSIMO è chi ha apertamente sfidato Macalli la scorsa elezione, e contrastato il lavoro di lobbying di Lotito nell’ultima assemblea di Firenze: l’ex vicepresidente di Lega, ex dirigente accompagnatore della Nazionale ai Mondiali del 2006 ed ex mille altre cose Gabriele Gravina, che può contare sull’aiuto di Francesco Ghirelli, storico alleato di Macalli ed ex dg della Lega Pro prima di essere defenestrato poche settimane fa. Ma che Gravina si unisca ai ribelli è tutto da vedere. Berlusconiano di ferro, prima di cominciare a ricoprire molteplici cariche in Federazione e nelle varie leghe, e parallelamente alla sua attività imprenditoriale e alla professione universitaria a Teramo, Gravina entra nel mondo del pallone a inizio anni Novanta come presidente del Castel di Sangro. È la favola della promozione dalla C2 alla B per il piccolo comune abruzzese di poco più di cinquemila abitanti, ma è anche Il Miracolo del Castel di Sangro (Kaos Edizioni, 2001) il libro in cui l’ame - ricano Joe McGinniss, che segue la squadra nel primo storico anno della B, getta una luce sinistra su una serie di tragici episodi: la morte in un incidente stradale di due giocatori, l’arresto di 24 ore di un altro giocatore per traffico internazionale di stupefacenti, l’ultima partita della stagione venduta al Bari. Costruito il miracolo del Castel di Sangro, poi lasciato fallire, il nome di Gravina torna nelle varie inchieste che hanno riguardato la ricostruzione de L’Aquila dopo il terremoto, dove la sua società Mic ha fatto incetta di appalti pubblici. La terra di mezzo è sempre una palude.

Fonte: Il fatto quotidiano - Luca Pisapia

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