Rassegna Stampa

Lega Pro: si dimette il sub commissario Feliziani e accusa la gestione Macalli

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-10-2015 - Ore 21:40

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Lega Pro: si dimette il sub commissario Feliziani e accusa la gestione Macalli

IL SOLE 24 ORE, GATTI - Dopo l’istruttoria aperta il 13 maggio dall’Autorità garante della concorrenza sulle modalità di vendita dei diritti televisivi, dopo le perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza di Milano nelle sedi di Infront, Genoa e Bari il 9 ottobre, arrivano adesso pesanti accuse di mala gestio nella Lega Pro.

Per il calcio italiano non c'è, dunque, pace. Il sub-commissario Bernardino Feliziani, al quale era stato affidato il compito di analizzare bilanci e finanze della Lega Pro, ha informato ieri Figc e Lega Serie A delle proprie dimissioni in dichiarato contrasto con il Commissario Tommaso Miele, il magistrato della Corte dei Conti che dal luglio scorso ha l'incarico di mettere ordine nell'organo della Serie C fino ad allora presieduto dal ragioniere Mario Macalli.

Feliziani ha rassegnato le dimissioni solo dopo aver consegnato una relazione, di cui Il Sole 24 Ore ha ottenuto copia, che non solo mette in luce una serie di gravi criticità gestionali attribuibili al regime Macalli, ma anche potenziali distorsioni nella distribuzione di fondi federali riconducibili a Claudio Lotito, il grande elettore di Carlo Tavecchio. Insomma lo scandalo aperto dalla decisione di Feliziani potrebbe avere ripercussioni che vanno ben al di là della Serie C, con un impatto sui delicati equilibri di Figc e Lega Serie A.

La decisione del commercialista e revisore dei conti romano è clamorosa non solo nella sostanza ma anche nella forma. Le sue dimissioni sono infatti state accompagnate da una lettera di fuoco in cui accusa il Commissario Miele di avere opposto “resistenze” alle sue richieste di accesso ai documenti contabili da esaminare, incluso i contratti di consulenza dei soggetti che secondo Feliziani sono responsabili di quelle “indubbie carenze di carattere procedurale e organizzativo” che caratterizzava l'”approssimazione gestoria” della Lega Pro nell'era Macalli.

L'elenco delle carenze individuate da Feliziani è lungo. Si va dalle “autodeterminazioni economiche del Collegio dei revisori” ai loro mancati controlli, dal disordine nella tenuta dei verbali alla supposta arbitrarietà della distribuzione di fondi federali. Per finire al potenziale reato di falso in bilancio.

Nonostante ciò, secondo Feliziani, il magistrato della Corte dei Conti non solo non si sarebbe «mai reso disponibile ad ascoltare e a esaminare le evidenze che via via emergevano», ma si sarebbe di fatto schierato con soggetti che rappresentano la continuità con un passato a suo giudizio da cancellare. Parliamo di Guido Amico di Meane e Giovanni Figoli, le due persone che, fatturando 100mila euro all'anno a testa in consulenze, hanno gestito la Lega Pro con Macalli.

 

Il Sole 24 Ore ha contattato Tommaso Miele il quale ha preferito non fare commenti.

Buona parte delle osservazioni di Feliziani erano già state fatte poco più di un anno fa da Francesco Ghirelli, l'allora direttore generale della Lega Pro che in una relazione inviata prima al suo organo e poi anche a Carlo Tavecchio, aveva denunciato molte delle criticità ora confermate dal commercialista romano. In particolare Ghirelli aveva puntato il dito su una società interamente controllata della Lega Pro, la Calcio Servizi Srl, il cui amministratore unico era lo stesso Macalli. Questa società, gestita dall'ex presidente assieme a Di Meane e Figoli, era a suo dire un vero e proprio colabrodo contabile. «A fronte di una crescita del valore della produzione del 10% nel quadriennio 2009/12, vi è un'impennata del costo del personale di ben il 66% e un incremento del godimento di beni e servizi di terzi del 31 per cento. Si tratta di incrementi di cui è difficile trovare una giustificazione, tanto più ove si consideri la situazione di disordine amministrativo», aveva scritto Ghirelli, che per tutta risposta era stato licenziato in tronco (licenziamento che il tribunale del lavoro di Firenze ha successivamente dichiarato “nullo in quanto ritorsivo”).

Nella sua relazione Feliziani è sceso nei particolari, stigmatizzando l'uso da parte della Calcio Servizi di «consulenti esterni il cui costo a bilancio 2014 è stato pari a euro 104.000 per consulenza fiscale e amministrativa ordinaria, a euro 80.223 per spese legali, a euro 55.695 per costi relativi al controllo accessi, a euro 15.000 per spese di marketing, a euro 21.531 per spese viaggio e rimborsi spese, a euro 18.257 per assistenza software e a euro 128.571 per canoni noleggio impianti e utilizzo licenze software».

 

Ancora più grave, secondo Feliziani, era stata la gestione della vicenda riguardante l'unico vero bene patrimoniale della Lega Pro, un immobile a Firenze intestato alla controllata Calcio Servizi e locato alla Lega. Acquistato da una società poi andata in fallimento, il palazzo è da anni al centro di una complessa procedura fallimentare. Per via di una notifica arrivata presso gli uffici della Calcio Servizi e lì andata perduta, la Lega Pro era stata inizialmente condannata in contumacia alla restituzione dell'edificio alla società di costruzione che vantava un credito per lavori antecedenti alla vendita. Dopo aver risolto grazie a una transazione con quella società, il 18 giugno di quest'anno la Calcio Servizi ha ricevuto una nota del Tribunale fallimentare di Napoli in cui si notificava l'insinuazione del curatore della società venditrice e si diceva che la sede doveva essere liberata. Dopo aver verificato che questa comunicazione non è stata mai messa a verbale da Macalli, con una lettera del 22 settembre scorso Feliziani ha invitato Miele a prendere in considerazione di sporgere una denuncia alla procura di Roma per falso in bilancio.

Altre criticità individuate e denunciate riguardano la mancata verifica delle attività di controllo dei conti svolte dal Collegio dei revisori della Lega, le somme che si sarebbe dovuto distribuire come contributi ai club e che sono invece restate nella disponibilità della Lega, e le modalità di distribuzione dei fondi derivanti dalla vendita dei diritti audiovisivi della Serie A.

 

Quest'ultima voce fa riferimento a un organo, la “Fondazione per la mutualità generale negli sport professionistici a squadre”, al quale la Legge Melandri ha attribuito il compito di assegnare alle squadre minori una parte dei ricavi radio-TV delle partite di A.

L'intenzione della normativa era quella di incentivare lo sviluppo dell'impiantistica e la formazione giovanile con fondi da assegnare a chi presenta i progetti migliori. Ma dall'analisi di Feliziani risulta che anziché andare a premiare chi si è dimostrato più dinamico e capace, quei fondi sono stati di fatto distribuiti a pioggia. Il commercialista romano scrive infatti che nel 2014 «pur avendo presentato progetti per importi diversi gli uni dagli altri, le 68 società della Lega Pro hanno richiesto la corresponsione di un importo per tutti uguali di euro 44.117... detta contribuzione ha quotato euro 3.000.000 che risulta tutta distribuita».

La Fondazione è ritenuta la seconda gamba economica con cui la cordata Lotito-Galliani-Tavecchio eserciterebbe il controllo sul calcio italiano. L'altra è Infront, la società di Marco Bogarelli, da sempre legato al Gruppo Mediaset e oggi al centro di un procedimento penale della procura di Milano.

Nella famosa telefonata che il presidente della Società Sportiva Ischia lsolaverde, Giuseppe Iodice, aveva avuto (e registrato) con Claudio Lotito, il presidente della Lazio aveva apertamente dichiarato di avere il controllo di quei fondi. «Potemo fa' un'operazione sui progetti della Fondazione – che decido io, perché io c'ho la maggioranza come segreteria», aveva detto.

La relazione di Feliziani adesso conferma che la Fondazione veniva usata per distribuire fondi con criteri assistenzialistici e non meritori.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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