Rassegna Stampa

LJAJIC: "Non esulto ma voglio il gol"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-12-2013 - Ore 07:41

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LJAJIC:

Adem Ljajic, un ragazzino acqua e sapone. Lo guardi e ti sembra il vicino di casa. Lo senti parlare e vedi l’uomo vissuto. Ha amato la Fiorentina, cerca la simbiosi con la Roma. E nel cuore l’infinito amore per la Serbia, dove ha perso l’infanzia per colpa della guerra.
Ljajic funziona solo quando entra a partita in corso?
«No. Il mio rendimento non dipende da quello. Sono contento di ciò che ho fatto, sia quando sono partito titolare sia quando sono subentrato. Non mi sento un calciatore part time».
Ha qualcosa da rimproverarsi?
«La partita con il Sassuolo. C’è l’ho ancora in testa. Ho sbagliato molti gol, mi prendo la responsabilità di quel pari».
Che ha un po’ frenato la corsa della Roma.
«All’inizio avevamo tanta fame, c’era una grande voglia di vincere in tutti noi. Dopo i dieci successi è subentrata la rilassatezza, nella testa pensi “adesso la partita la vinco facilmente”, invece non è così. È un fatto di concentrazione, non fisico».
Lo scudetto?
«Il nostro obiettivo era e resta l’Europa. Ovvio che, guardando la classifica, si può pensare anche alla Champions. Aspettiamo, per adesso siamo lì».
La Juve è più forte?
«Ha vinto due scudetti, è abituata a vincere. Quel gruppo funziona da dueanni, noi ci conosciamo da poco, qui ci sono tanti calciatori nuovi. È più difficile».
Roma-Fiorentina che significato ha per lei?
«È la gara tecnicamente più difficile».
Per lei lo sarà ancora di più.
«Sono legato a Firenze, ai tifosi, alla squadra. Quattro anni non si dimenticano, lì mi sono affermato ma non cerco rivincite».
Ci sembra di capire che, in caso di gol, non esulterà.
«No, non potrei. I tifosi della Roma potrebbero restarci male? io sono fatto così».
Non è che chiederà a Garcia di non giocare?
«Mai. Voglio sempre andare in campo. Certo, mi fa strano giocare contro la Fiorentina, ma questo è il calcio, così è anche la vita. Sono un po’ nervoso, non emozionato. Le bombe americane che mi sono cadute in testa in Serbia quando avevo sette anni, mi rendono freddo e impermeabile verso tutto. Non ho paura di nulla, adesso».
Tirando le somme: è andato via da Firenze per soldi?
«Non ci siamo messi d’accordo sul rinnovo».
Appunto, questione di soldi. Forse anche per questo qui la considerano un calciatore di passaggio.
«Su questo voglio essere chiaro: se la società e i tifosi mi vogliono, posso stare a Roma fino al termine della carriera. Pure altri dieci anni».
Eppure non sembra pienamente calato nella realtà romana.
«Qui è un altro mondo. Sono arrivato da poco tempo e ho bisogno di ambientarmi. Ogni giorno, però, mi trovo meglio. È tutto diverso rispetto a Firenze, qui c’è più pressione. Ma non mi spavento».
Cosa le ha dato Montella?
«Io, tranne con uno (si fa una risata pensando a Delio Rossi… ndr), mi sono trovato bene con tutti gli allenatori che ho avuto. Ma lui è stato il più importante. Mi faceva sentire al centro della squadra, avvertivo la sua fiducia. Presto sarà il migliore al mondo».
La stessa fiducia qui con Garcia non l’avverte?
«Con lui ho un ottimo rapporto».
Si dice abbiate litigato?
«No. Potete chiederlo pure a lui».
Cosa ha pensato quando, durante Roma-Napoli, stava per entrare al posto di Gervinho poi Garcia lo ha rimandato in panchina tenendo in campo l’ivoriano?
«Veramente in quella partita per ben tre volte mi sono scaldato e poi mi sono rimesso seduto. Così è brutto. In quei casi ti arrabbi. Alla fine sono entrato ed è passato tutto».
A Bergamo si aspettava di giocare?
«Come sempre. Ma siamo abituati: il mister cambia ogni partita».
Che differenza c’è tra lui e Montella?
«Sono simili: le loro squadre puntano sulla qualità, sul calcio offensivo. Preparano, però, in modo diversamente le partite».
Qual è di preciso il suo ruolo?
«Posso giocare in tante posizioni in attacco. Partire da centravanti, come ho fatto recentemente, non è ciò che preferisco. Va meglio da seconda punta o trequartista».
Un po’ alla Totti.
«Sì, ma rimpiazzarlo è difficilissimo… Francesco è un fenomeno».
A proposito di fenomeni: chi della Fiorentina vorrebbe alla Roma?
«Cuadrado. L’ho detto appena arrivato al direttore di prenderlo. Secondo me, non si rende conto nemmeno Cuadrado di quanto è forte. Veloce, tecnico. Neto? Non pensate che sia scarso, vedrete».
Si sente un simulatore?
«Io non mi butto mai. Con il Sassuolo ho preso l’ammonizione ed era fallo netto; a Bergamo ho subito detto che ero scivolato e invece Damato mi ha dato il giallo».
Montella l’ha lanciato, ma chi è stato a scoprirla?
«Ivan Tomic, ve lo ricordate? Mi ha portato in prima squadra al Partizan».

Fonte: Il Messaggero

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