Rassegna Stampa

Lo sport italiano rende omaggio a Pietro Mennea

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 22-03-2013 - Ore 16:31

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Lo sport italiano rende omaggio a Pietro Mennea

(Repubblica) Lo sport italiano, ma soprattutto la gente comune che lo ha tanto amato, rende omaggio a Pietro Mennea. Il feretro del fuoriclasse dell'atletica è arrivato pochi minuti fa all'interno della camera ardente allestita al Salone d'Onore del Coni. Ad attenderlo, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, primo a rendergli omaggio e a salutare con un abbraccio i familiari. Presenti anche Franco Carraro, in lacrime, Mario Pescante, membro del Cio e il presidente della Fidal Alfio Giomi, che annuncia ufficialmente: "Il prossimo Golden Gala sarà intitolato alla memoria di Pietro Mennea. Lo abbiamo chiesto alla moglie Manuela che si è detta felicissima, e anche al Coni". 

All'interno della camera ardente sono stati deposti cinque cuscini, rispettivamente offerti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, e dal sindaco di Roma Gianni Alemanno.


"Il prossimo anno il Coni compie 100 anni e il Salone d'Onore del Coni non era mai stato dato per la camera ardente di un atleta. In 100 anni non c'è stato un atleta che ha meritato questo onore? Questo fa riflettere". Giovanni Malagò commenta la sua scelta di ospitare la commemorazione di Pietro Mennea nel Salone d'Onore del Coni. "Il Coni esiste se ci sono gli atleti e lo sport. Il motore di tutto è chi fa attività di base e di vertice. La mia non è una critica ma una precisa scelta di politica sportiva".

"Mennea era un personaggio contro? No, era un personaggio a favore - ha aggiunto Malagò -. Non era un'eccezione. Forse era un po' integralista, eccessivo e meno elastico ma solo perchè fa parte di una categoria di grandi che se non avesse avuto questa rigidità probabilmente non avrebbe mai ottenuto quei risultati. Pietro sarebbe stato molto contento di partecipare a un convegno come questo in cui si parla di sport come modello di vita perchè incarnava al 100 per cento la sua filosofia di vita"


"Molti atleti hanno scritto bellissime storie dello sport italiano e mondiale, Mennea è una leggenda. Le storie si ingialliscono, la leggenda non tramonterà mai", dice Mario Pescante, che ricorda la finale olimpica di Mosca. "Lui all'inizio non voleva gareggiare alle Olimpiadi. Nessuno gli fece pressioni e cambiò idea da solo. Il giorno della corsa, i primi 120 metri furono quelli del Mennea arrabbiato, stizzito. Poi è esploso l'altro Mennea".

L'allenatore storico, il professor Carlo Vittori: "Mennea è cresciuto 600 grammi in 12 anni di allenamento. Pesava 66 chili, arrivò a pesare 66, 600", ricorda citando un aneddoto: "Noi ci allenavamo alle 14. Bussava sull'orologio se arrivavo alle 14.02 e lui mi rimproverava se tardavo due minuti. Ho sentito dire che Mennea era uno che si ammazzava di lavoro. E come avrebbe fatto allora a fare il record dei 200 metri? Bisogna rispettare la sua volontà: 'Io non provo fatica, non ho rinunciato a niente' mi diceva 'perché amo quello che faccio. Ho fatto quello che mi piaceva fare'. Se dovete fare uno sport - dice allora Vittori rivolgendosi ai giovani - fatelo se vi piace. Altrimenti no, non lo fatelo". Vittori poi chiude con una rivelazione: "La sua riservatezza? Voi non lo sapete ma nel 1983 era malato e arrivò comunque terzo ai Mondiali nei 200 metri e poi ci fu la staffetta, anch'essa memorabile".

Stefano Tilli, velocista di ottimo livello e compagno di Mennea nella 4X100 che vinse un argento mondiale a Helsinki nel 1983: "Vincemmo un argento ai Mondiali con lui che ci prese per mano e ci condusse in una bellissima esperienza. Ci gasò sotto il tunnel che portava alla pista e porterò con me, per sempre, il ricordo di quando gli diedi il testimone e gli urali 'Vai Pietro'..." "Più che introverso, era molto determinato, quando vuoi ottenere qualcosa si deve lasciare poco allo spettacolo e alla goliardia. Al di fuori della pista era un amicone, gli piaceva divertirsi, cenare assieme e ricordare aneddoti divertenti". Anche da come ha vissuto la malattia "bisogna trarne un grande insegnamento. Ha avuto un grandissimo senso di dignità e riservatezza, era schivo nei propri affetti".

Tra i primi ad arrivare, Nino Benvenuti: "Era un uomo straordinario, sono pochi gli atleti che riescono ad avere successo anche nella vita. Va copiato da tutti, dovrebbe essere portato come esempio da tutte le federazioni, era un grande uomo e grande atleta", ha commentato l'ex pugile. "In pochi sapevano della sua malattia - racconta - non voleva commiserazioni, voleva essere al di sopra di queste cose. Ha saputo stringere i denti più di quanto fosse conosciuto dagli altri". Presenti anche i presidenti federali Gianfranco Ravà (cronometristi) e Francesco Purro Muto (pallamano), oltre all'ex campione del mondo Dino Zoff, l'ex calciatore della Roma e della nazionale Francesco Rocca.

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