Rassegna Stampa

Lo stress tricologico di Conte: il complesso di Fabio Capello

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-07-2014 - Ore 11:06

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Lo stress tricologico di Conte: il complesso di Fabio Capello

Sulle ragioni del clamoroso abbandono di Antonio Conte ha già detto tutto il nostro Roberto Perrone («Il caso Conte, la verità. Sfoghi, mercato, tensioni», Corriere , venerdì 18 luglio). L’allenatore avrebbe prosciugato tutte le sue energie per il troppo stress (non riusciva più a dormire), per le vittorie costate sangue, sudore e lacrime, per contrasti circa il mercato. Il ciclo è finito, gli amici se ne vanno, anche se il pensiero di un altro sulla sua panchina lo ha disturbato fino alla fine. A questo punto, a non pochi è venuto in mente il film di Nanni Moretti «Habemus papam». Anche lì si trattava di una sorta di abbandono sconcertante, motivato da un’inspiegabile crisi di panico. Entrava in gioco la psicoanalisi per suggerire che le origini delle difficoltà dell’illustre paziente sarebbero potute derivare da un trauma infantile chiamato «deficit di accudimento», legato alla percezione di non essersi sentito sufficientemente amato in qualche particolare episodio del proprio remoto passato. 

Forse conviene scavare nel passato di Conte e chiedere a Beppe Marotta di approfondire meglio il suo ruolo di figura paterna: anche gli allenatori sono stati bambini. Si fa presto a dire stress, persino nella vita di tutti i giorni non mancano le occasioni di stress. Conte, più di altri, era attanagliato da ansia da prestazione: testa, cuore, gambe. La paura di non essere all’altezza dei compito, il bisogno di riconoscimento da parte del capo e l’eccessiva aspettativa riposta nel lavoro, inducono uno stato d’ansia che non permette un corretto espletamento dei doveri e dei piaceri. Aveva capito tutto Maurizio Crozza: «È agghiacciande, sotto tutti i pundi di visda». E dire che, prima dell’abbandono, Conte aveva manifestato un solo deficit: la presunzione. Chapeau ! Conte ha il complesso di Fabio Capello, per via dei capelli: è il suo incubo, la sua ossessione, il suo tormento, il suo phon psicologico. Diceva Paul Léautaud: «Quando non si hanno più capelli, si trovano ridicoli i capelli lunghi». Infoltimenti, parrucchini, trapianti; niente da fare, si chiama stress tricologico. Tutti abbiamo le nostre paturnie. Per essere infelici, a volte basta un crine di cavallo uscito dal paltò. 

FONTE: Aldo Grasso - Corriere della Sera

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