Rassegna Stampa

Lotito: “Il mio è un modello vincente”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-06-2013 - Ore 11:00

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Lotito: “Il mio è un modello vincente”

(gazzetta.it) Sarà stato l’ennesimo trionfo stagionale o la voglia magari di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Ma alla conclusione della finale-scudetto Primavera Lazio-Atalanta, Claudio Lotito diventa un fiume in piena. Parlando di tutto, dal quinto scudetto baby del club biancoceleste alla sfida alla Juventus per la sede della Supercoppa italiana.

 

 

 

IL TRIONFO BABY — “È stata una vittoria arrivata con lo spirito di gruppo, senza logiche economiche, ma di programmazione. Ha vinto la determinazione e l’unione dei nostri ragazzi. Ma questo non è un caso, nasce dall’imprinting che gli dà il club e dall’applicazione delle regole. All’inizio dissi che per arrivare alla Lazio servivano tre caratteristiche: potenzialità tecnico-tattiche, moralità e compatibilità economica. A distanza di qualche anno la gente dice: ma, forse ha ragione. Si vince non con i soldi, ma con la valorizzazione dell’individuo. Noi alleniamo il fisico, ma anche la testa e nutriamo lo spirito, per farne degli uomini veri, oltre che degli atleti”.

 

 

 

LE SUE VITTORIE — “Qualcuno insiste a dire che siamo fortunati, ma quel qualcuno dovrebbe chiedersi: ‘Se la Salernitana ha vinto campionato e Supercoppa, se la Lazio ha fatto il campionato che ha fatto e vinto la Coppa Italia, se la Primavera ha vinto lo scudetto dopo aver dominato tutto il campionato e se ora abbiamo in ballo gli Allievi Nazionali della Lazio e poi quelli della Salernitana, ci sarà pure un motivo o no?’ Nel calcio bisogna applicarsi e darsi delle regole, che sono fondamentali, a costo anche di fare alcune rinunce, magari anche di qualche elemento con un tasso tecnico buono, ma che non rientra nella logica delle regole (il riferimento è a Zarate, ndr)”.

 

 

 

IL FUTURO — “Cresceremo, Stiamo allestendo una Lazio ancora più competitiva. Non ci serve il giocatore da 50 milioni. Il difficile è investire su sconosciuti che poi dimostrano il loro valore. Quando abbiamo preso Lulic dicevano tutti: ma chi è questo? Stesso discorso per Candreva. E a chi mi dice ancora ‘caccia i soldi’ non rispondo: non hanno la cultura per fare considerazioni, parlano per convenzioni. C’è una sparuta minoranza che lo fa come cantilena e senza sapere quel che dice. Quando sono entrato in questo sistema ho voluto spezzare l’assioma che più spendi più vinci. Meglio un calcio didascalico e moralizzatore. Tutti ridevano e io Rispondevo: ‘non vi preoccupate, ho il passo da montagna, un passo che trita’. Oggi sto dimostrando che avevo ragione io”.

 

 

SUPERCOPPA — “Io sto cercando di trovare soluzione a un problema che ha creato la Juve. La Lega ha delle regole, c’è una delibera per la sottoscrizione del contratto per la Supercoppa a Pechino l’8 agosto, al massimo 10. E poi c’è la Juve che dice: ‘Io ho organizzato la mia tournée e non la posso disputare lì la Supercoppa”. Ma la Juve è solo un membro della Lega, se ognuno fa come gli pare, la Lega non ha più senso di esistere. Bene, stai in America? Veniamo noi lì, ma se tu crei un danno economico, te ne devi far carico. Altrimenti la Juve dovrà fare i conti con la Lazio, che cerca di far valere i diritti della Lega e indirettamente anche i suoi. La Juve sposa la tesi della Juve, io quella della Lega. Ma alla fine penso che il buonsenso prevarrà”.

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