Rassegna Stampa

Lotito nella tempesta “Ai vertici nel calcio con minacce e ricatti”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-06-2015 - Ore 07:58

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Lotito nella tempesta “Ai vertici nel calcio con minacce e ricatti”

LA REPUBBLICA - DEL PORTO - IL pallone sotto ricatto. «Un consistente numero di società di Lega Pro sarebbe stato vittima di un meccanismo intimidatorio finalizzato ad acquisire il consenso e l’adesione alle azioni di governo dell’attuale dirigenza », scrive la Procura di Napoli nel decreto di perquisizione dell’inchiesta che punta al cuore del Palazzo. Alle 9.45, i pm bussano alla porta della Figc, in via Allegri. Il presidente Carlo Tavecchio è in riunione con una delegazione iraniana. Nello stesso momento, la Digos va da Claudio Lotito, presidente della Lazio, maggiore azionista della Salernitana, consigliere federale, ora indagato con l’accusa di tentata estorsione.

Oltre alla casa e gli uffici di Lotito, viene perquisita anche la sede della Lazio a Formello. Contemporaneamente, i poliziotti sono a Firenze, negli uffici della Lega Pro guidata da Mario Macalli, attualmente inibito fino ad agosto. In tutto, 25 agenti, coordinati dai pm Stefano Capuano, Vincenzo D’Onofrio, Danilo De Simone e Vincenzo Ranieri con il procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli.

L’indagine è partita con la denuncia del direttore generale dell’Ischia Pino Iodice, che ha consegnato in Procura la telefonata con Lotito registrata il 28 gennaio e pubblicata il 13 febbraio da Repubblica. Lo scenario delineato dalle accuse di Iodice, sentito per la prima volta dai pm il 21 febbraio e poi querelato da Lotito pochi giorni più tardi, inducono i magistrati ad ipotizzare che dirigenti di alcune società di Lega Pro, non solo l’Ischia, siano stati costretti a votare «in senso favorevole» alle richieste di Lotito, ad esempio per il bilancio 2014, sotto la minaccia di un blocco o di ritardi nel pagamento i contributi erogati dalla Lega. Finanziamenti che, ricorda la Procura, «costituiscono il principale canale di introito economico per le società». Le pressioni attribuite a Lotito, secondo gli inquirenti, «rientravano in un più ampio disegno strategico, finalizzato ad acquisire, nell’ambito della Figc, una posizione di forza e di vantaggio, anche economicamente valutabile » volta a favorire i due club del dirigente. «Confido che in breve tempo si chiarisca la mia posizione al fine di trasformare gli accusatori in accusati», replica Lotito, che si sente vittima «di una campagna diffamatoria per ostacolare l’opera di risanamento del calcio». Non sono indagati Macalli e Tavecchio. Il presidente federale, interrotta precipitosamente la riunione con la delegazione dell’Iran, viene sentito come teste dai pm. Gli chiedono anche dell’autorizzazione concessa a Lotito per querelare Iodice in deroga alla clausola compromissoria. Un punto cruciale, sul quale i pm ascoltano in via Allegri altri due testi. «Ci sono stati chiesti documenti che abbiamo consegnato, non abbiamo alcun problema dal punto di vista della trasparenza e della correttezza », afferma Tavecchio. Dopo nove ore, terminano le perquisizioni. In via Allegri, il cellulare attaccato all’orecchio, arriva anche Lotito. I pm sono già in viaggio. In valigia, un sacco di carte da esaminare.

Fonte: LA REPUBBLICA - DEL PORTO

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