Rassegna Stampa

Lotito e Pallotta, un derby a due velocità

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 16-01-2015 - Ore 09:20

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Lotito e Pallotta, un derby a due velocità

Fuori dal Grande Raccordo Anulare sorridono. Vedono la polemica tra il presidente della Lazio, Claudio Lotito, e quello della Roma, James Pallotta, come il solito duello rusticano. Non più tra una riva e l’altra del Tevere ma con in mezzo l’Oceano. Sono Pazzi Questi Romani. È davvero così? Il derby di Roma è «più derby» di altri. Per troppi anni è stato visto come un salvagente di stagioni con obiettivi di secondo piano e questo ha aumentato la litigiosità.

Nello specifico, però, dietro il selfie di Totti, le profezie di Lotito sullo scudetto che andrà ancora alla Juventus, l’accenno del d.g. romanista Baldissoni alla competenza laziale sulle scommesse, i fendenti di Lotito sui bilanci della Roma e la risposta di Pallotta («Glieli spiegherò come si fa con un bambino») c’è di più. Lo sfondo è la velocità che si vuole imprimere al calcio italiano. Lotito è un dirigente capace, che si dedica anima e corpo alla Lazio e alla propria carriera. Si informa su tutto, chiede tutto, presenzia a tutto, occupa ogni spazio. In sequenza ha parlato da tifoso/presidente della Lazio, da pedagogo, da controllore dei conti, da depositario delle riforme della Federcalcio e persino da Giudice sportivo in pectore, chiedendosi se futuri giocatori che si faranno un selfie in campo saranno perdonati come Totti o sanzionati con un’ammonizione. Augurando a Pallotta «di rispettare le norme del fair play italiano, a partire dal 1 luglio 2015» e ricordando «che nell’arco dell’anno 2014 ha perso oltre 38 milioni di euro, presentando inoltre un patrimonio netto negativo consolidato di oltre 81 milioni di euro» Lotito è entrato a piedi uniti sull’avversario. Non è il rilievo di un presidente a un altro presidente. Lotito è consigliere del comitato di presidenza della Federcalcio, brandisce una delega per le riforme della Figc ed è stato la colonna dell’elezione alla presidenza di Carlo Tavecchio. Coagula – democraticamente, questo va ricordato – il consenso di molti club, soprattutto quelli che preferiscono un calcio italiano «a bassa velocità». Non a caso i suoi grandi oppositori sono stati Juve e Roma, per una volta alleate per un calcio con maggiori investimenti, magari maggiori esposizioni, ma sicuramente una crescita del fatturato.

Non è un giudizio morale, perché la storia del calcio è piena di presidenti che si sono rovinati per aver fatto il passo più lungo della gamba, ma è una divergenza di obiettivi. Ecco perché Roma-Lazio è solo all’inizio e il suo risultato inciderà sulla classifica economica anche degli altri club.

Fonte: Corriere della Sera/L.Valdiserri

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