Rassegna Stampa

Luciano e quel patto stretto con il presidente «Io ancora qui? Non so...»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-02-2016 - Ore 07:51

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Luciano e quel patto stretto con il presidente «Io ancora qui? Non so...»

GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI - C’è un passaggio che non passa inosservato. E a banalizzarlo, a considerarle giusto parole di circostanza, si farebbe un errore grande così. Perché è Luciano Spalletti che muove i fili. È quell’allenatore che vale un cocktail di livello, che shakeraalla perfezione l’orgoglio per aver scelto la strada giusta e il rimpianto per non averla trovata prima, quella strada. E poi scegliete voi come dosare gli ingredienti. Ecco, quel cocktail lì un po’ di dubbi sul suo futuro li ha seminati. È bastata una domanda innocente su Edin Dzeko e una valutazione sull’attaccante a fine stagione, per arrivare a una risposta così: «Io non ho chiaro neppure se sarò l’allenatore del futuro, il prossimo anno, figurati se ho chiaro quello che devo fare con Dzeko. Perché non ci sono certezze. Dipende da quello che farò, sono i fatti che contano, non i discorsi. Ed è giusto così, perché le valutazioni si fanno in fondo». Che vale un bel passo in avanti a quel sibillino «o qui si fanno i risultati o abbiamo fallito tutti» detto solo 10 giorni fa, nelle ore della bufera Sabatini. 

Convivenza e nozze Spalletti è uomo forte per natura, per carattere, per propensione al comando. Figurarsi ora che i risultati sono completamente dalla sua parte e che una Roma sperduta è tornata ad avere un’anima. Il tecnico è il re e si muove come un re. Parla come un re, sbagliando poco o nulla dal punto di vista della comunicazione, dosando alti e bassi, titoli e sommari. Difficile, impossibile anzi, allora pensare che quelle osservazioni sul futuro gli siano sfuggite, che gli sia... «partito un missile». E resta anche complicato pensare che voglia fare come la donna che ama essere corteggiata, lui che in fondo s’è unito a James Pallotta giusto 40 giorni fa, presidente che peraltro anche nella vicenda Totti si è schierato al suo fianco. E allora quelle parole sono la certificazione di un qualcosa che va oltre un contratto di 18 mesi, che poi sono la somma di un 6 più 12, con rinnovo automatico e avanti così. Sono la prova, quelle parole, di una stretta di mano tra Spalletti e Pallotta, che vale ancora più dell’accordo fino al giugno 2017. Della serie: occhio a cosa succede in questo girone di ritorno, priorità all’impatto che l’arrivo in panchina dell’allenatore avrà sulla Roma. Perché in caso negativo, magari in caso di una rincorsa al terzo posto fallita, sarà bene sedersi a tavolino e ridiscutere tutto. Un patto tra gentiluomini, che vale ancor più della firma. Una convivenza prima del matrimonio vero. E non c’è ragione alcuna di pensare, visti risultati e attestati di stima quotidiani, che le nozze possano saltare. Però, hai visto mai. C’è sempre da tenere in considerazione l’imprevisto. Magari qualcuno che non t’aspetti s’oppone, magari il copione cambia all’improvviso. Perché «sono i fatti che contano, non i discorsi». 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI

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