Rassegna Stampa

Lucio, modulo di traverso

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-02-2016 - Ore 07:46

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Lucio, modulo di traverso

IL MESSAGGERO - TRANI – La svolta c’è stata, basta guardare la classifica per averne la certezza. In meno di un mese, la Roma è tornata protagonista, con 4 vittorie di fila e 13 punti in 6 partite. Venerdì ha superato il Carpi a Modena e si è presa il 3˚ posto, in attesa di Fiorentina-Inter, scontro diretto per il podio Champions, in programma stasera al Franchi. Il salto in alto è la conseguenza della striscia positiva, simile a quella di fine ottobre che consentì a Garcia di conquistare la vetta in solitudine. Il nuovo corso sta insomma pagando e dando ragione al presidente Pallotta e al suo braccio destroZecca che hanno spinto per il ribaltone contro il parere dei dirigenti italiani Baldissonie Sabatini, convinti che la situazione, intervenendo in corsa, sarebbe invece peggiorata. Il mercato di riparazione, stop il 1˚ febbraio, è stato dunque utile e non scellerato come l’anno scorso. Ma, come si è visto nell’ultima trasferta in Emilia, l’acquisto che sta facendo la differenza è in panchina: Spalletti incide più di qualsiasi rinforzo. Il Real di Zidane ne dovrà tenere conto. I giallorossi non sono più quelli della prima fase.

GRAN CAPO – Lucio è sempre più al centro della Roma. Comunica all’esterno come gli altri, in 5 anni, non hanno mai saputo fare e decide all’interno con il coraggio e la forza che, ultimamente, nessuno ha mai mostrato. Il passato gli ha insegnato tanto. Prima della gara contro la Sampdoria, ha cancellato l’alibi che è andato bene per tutte le stagioni: l’ambiente, con i risultati, non c’entra niente. «Smettiamola», l’input. Non per la piazza, ma per chi lo circonda. La faccia della credibilità, ormai, è solo la sua. A parole e nei fatti. Si informa pure sulle questioni societarie. Per evitare certe brutte figure alle quali fu esposto dalla vecchia proprietà. Da Pallotta ha avuto carta bianca. A Trigoria è l’unico riferimento. In campo e fuori. Per i giocatori, i medici e i collaboratori tutti. Governa lui, a 360 gradi. Si fa solo quello che dice lui.

SENZA PARAGONE Spalletti ha provato, nella prima e nell’ultima delle 6 partite della sua gestione tecnica, a riproporre il 4-2-3-1, cioè il sistema di gioco che ha caratterizzato la sua precedente avventura sulla panchina giallorossa. Ma, a quanto pare, non va più bene per la Roma di oggi. Lucio, contro il Verona, lo ha abbandonato dopo 15 minuti; contro il Carpi, dopo il 1˚ tempo. Attualmente le caratteristiche dei giocatori non gli permettono il ritorno al passato. Meglio la difesa a 3 che diventa a 4o il 4-1-4-1 che, come si è visto venerdì, garantisce equilibrio ed efficacia. Una mossa,Pjanic al posto di El Shararawy, per la vittoria. Con Vainqueur a far da scudo. Ma lì ci sta bene pure De Rossi. O Keita. In futuro, Strootman. Il suo disegno è chiaro: mettere nelle condizioni migliori Nainggolan (avvicinato alla porta), Pjanic (da regista offensivo), Salah (allargato per cercare l’uno contro uno), Perotti (spostato sulla fascia dove ha più libertà) e lo stesso Dzeko (garantendogli la collaborazione dei compagni). Il centravanti, a Modena, è tornato decisivo. Con il gol del sorpasso.

GRUPPO RIQUALIFICATO – Il coinvolgimento, da quando è tornato, è totale: i giocatori lo hanno capito. Nessuno si sente escluso a priori. Chi merita, avrà prima o poi la sua chance. Nelle prime 4 gare ha utilizzato 23 giocatori: messaggio inequivocabile per chi deve seguirlo. Anche sotto la curva dei tifosi, come è successo a Modena. Tutti dietro Spalletti che, sotto il diluvio, ha fatto da apripista per l’abbraccio con la gente. Che vorrebbe rivedere pure all’Olimpico. Magari già da mercoledì, in Champions, contro il Real.

Fonte: IL MESSAGGERO - TRANI

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