Rassegna Stampa

Ma il Grande fratello alza il tiro e punta alla regia delle partite Per Sky e Mediaset è l’ultimo schiaffo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-05-2015 - Ore 12:44

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Ma il Grande fratello alza il tiro e punta alla regia delle partite Per Sky e Mediaset è l’ultimo schiaffo

REPUBBLICA - LIVINI - MENSURATI - Due inchieste penali, assediano, in queste ore, Infront, la società che controlla, attraverso la gestione dei diritti tv e i contratti commerciali con i club, il calcio italiano. La prima è quella della Procura di Bari. Ipotizzando una turbativa d’asta – quella dell’acquisto dal tribunale fallimentare dei diritti sportivi del Bari Calcio - i finanzieri hanno prelevato dallo studio del neo presidente della società documenti, bonifici e fatture che dimostrano come i soldi per l’acquisto del Bari provenissero tutti dalla cordata Infront- Mp&Silva. Ora resta da stabilire se quel finanziamento costituisca o meno turbativa d’asta. Diverso è il discorso dell’opportunità e del conflitto di interessi. E’ normale che l’advisor della Lega Calcio per l’affare vitale della compravendita dei diritti tv sia anche proprietario di una (o più) squadre? La risposta – in realtà scontata - è nell’ostinazione con la quale il presidente Paparesta continui a dire: «Il Bari è solo mio e di mio padre».

La seconda inchiesta penale è condotta dalla procura di Velletri ed ha un’origine più complessa. Gli uomini coordinati dal procuratore capo Francesco Prete da tempo stanno lavorando intorno alla figura dell’ imprenditore romano Marco Biancifiori. Già al centro di una inchiesta delle Iene su presunte mazzette pagate negli uffici della Presidenza del Consiglio per un appalto da cinque milioni e mezzo di euro, recentemente Biancifiori è stato arrestato, insieme al sindaco di Marino, per una vicenda locale legata all’apertura – in assenza di autorizzazioni – di un Burger King. Nel corso dell’attività investigativa, che a Velletri coprono con il massimo riserbo – il fuoco delle indagini si sarebbe però allargato all’intera attività professionale svolta dal Biancifiori, che è titolare della DiBi Technology, una società molto nota nel campo della produzione e gestione dei grandi eventi che si occupa in particolare della “fornitura di allestimenti illuminotecnici, scenoluminosi, impianti audiovisivi e gruppi elettrogeni”. Ed è proprio alla DiBi che Infront si è rivolta – anche se non in esclusiva - quando, dopo il varo della legge Melandri, la Lega calcio le ha girato la produzione (affitto e gestione delle telecamere, cabina di regia, impianti ellettrogeni) delle partite di calcio che le singole squadre non erano in grado di svolgere. L’attenzione degli inquirenti, a quanto si apprende, è ora concentrata sui costi a cui questo servizio viene svolto. L’indagine, come si può facilmente capire, è molto delicata anche dal punto di vista politico. Nelle mire di Infront, e dunque nelle intenzioni della Lega calcio, c’è la centralizzazione della produzione e della regia delle partite della Serie A. Il tassello decisivo per il controllo del pallone.

Il cuore (la vendita dei diritti tv) lo controlla da tempo. Il sangue (pubblicità e marketing) se l’è conquistato con pazienza, una squadra alla volta, negli ultimi anni. Infront Italia ha deciso però di alzare il tiro e provare a mettere le mani anche sull’occhio — le telecamere e la regia tv — del calcio italiano. Uno dei pochi tasselli che sfuggono al suo controllo nel disastrato del pallone tricolore dove nessuno si stupisce se il gestore degli spazi promozionali negli stadi e il partner di mezza serie A può decidere quali cartelloni inquadrare a bordo campo e di quale azioni contestate dare (o no) il replay. Valutando magari l’opportunità in base all’elenco dei club di cui è a libro paga. La polemica sul tema, con il senno di poi forse un po’ strumentale, è scoppiata a febbraio scorso quando Adriano Galliani — punta di diamante con Claudio Lotito e Marco Bogarelli nel tridente dorato di Infront — ha attaccato a testa bassa Sky e la Juventus per il gol in (presunto) fuorigioco di Carlitos Tevez nella partita contro il Milan. «La produzione delle immagini della Juve sono gestite dalla società stessa che fa vedere solo quelle che vuole e non ha mandato in onda il replay dell’azione del gol», ha buttato lì. Accusando già che c’era la tv di Murdoch di aver fatto violenza alla geometria disegnando sul video rette parallele farlocche pur di scagionare l’Apache. Sembrava una polemica da bar. Destinata ad esaurirsi negli ultimi commenti tv del sabato sera. Invece era solo l’inizio. Galliani & C. hanno usato l’offside dell’argentino come Cavallo di Troia. E nelle ultime settimane avrebbero proposto alla Lega — sarebbe successo anche ieri in assemblea — di sfilare la regia delle partite alle tv di Murdoch e a Mediaset per assegnarle a registi “indipendenti” scelti da un advisor ad hoc. Che, sorpresa, potrebbe essere proprio la Infront («Perché no?» ha dichiarato Bogarelli). Il primo passo per provare a sgretolare un pezzo alla volta la Legge Melandri — dicono i detrattori — e allargare il suo impero alle gestione totalitaria delle immagini tv consolidando così il ruolo di grande fratello del calcio nazionale. Quanto conti avere in mano la regia di una partita l’ha spiegato bene Popi Bonnici, uno dei totem del settore: «In occasione di un’amichevole del Milan giocata a Cesena all’epoca di Arrigo Sacchi mi squillò il telefono — ha raccontato — Era Silvio Berlusconi in persona che mi disse: “Ma perché si ostina a inquadrare da dietro i giocatori durante le rimesse laterali? Non amo questo tipo di riprese”». Ragionamenti da vecchia volpe della pubblicità. Che sa quanto valga un bel primo piano sul marchio dello sponsor o su un tabellone pubblicitario. Il business oggi funziona così: la Lega stabilisce quante telecamere usare per partita e dove posizionarle. A gestirle, in teoria, potrebbero essere le squadre stesse. Ma quasi tutte — salvo Juve e Napoli — hanno affidato il compito alla Lega che, guarda caso, ha girato il pallino a Bogarelli. Infront appalta le riprese a società di produzione. La regia però, come avviene in quasi tutta Europa, è affidato per questioni di indipendenza e competenza ai network tv: sei match a week-end sono gestiti da Sky, tre da Mediaset e una — in passato affidata a Dalhia — a turno tra i due network. Una partita di giro dove circolano molti soldi: i due network sborsano una tariffa — tra i 30 e i 70mila euro a match — per comprare il segnale dell’incontro. Bogarelli, paga i fornitori, incassa una commissione e poi gira il resto alla Lega che lo distribuisce tra i club. Ora il vento starebbe cambiando. «Molte squadre, fiutato l’affare, vorrebbero fare da sé come i bianconeri», racconta una fonte attendibile. E Infront sta provando — con grande possibilità di successo visto il suo peso in Lega — a disinnescare la mina: mettendo alla porta Mediaset e Sky, i cui registi decidono senza condizionamenti e con scelte artistiche personali cosa e come mettere in onda. E affidando la regia a professionisti (teoricamente) indipendenti, legati a filo doppio alla commessa dell’advisor e — ovviamente — molto più ricattabili sotto il profilo finanziario. Bogarelli, come gli capita spesso, gioca questa partita su tavoli diversi. Burattinaio occulto delle immagini da un lato, responsabile marketing di alcune delle squadre e venditore della pubblicità a bordo campo dall’altro. «Già ora provano a farci pressioni per inquadrare un tabellone piuttosto che un altro durante le partite. Noi che riceviamo lo stipendio da un colosso delle tv possiamo resistere — racconta una fonte — ma piccole realtà di produzione il cui futuro dipende dalle fatture di Bogarelli, ben difficilmente potrebbero dire di no». Non solo. In regia si decide quali replay mandare se e come gestire i fuorigiochi millimetrici alla Tevez. L’occhio che manca a Infront per blindare ancora meglio il suo controllo sulla Serie A.

Fonte: REPUBBLICA - LIVINI - MENSURATI

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