Rassegna Stampa

Ma la città è già blindata

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-11-2014 - Ore 08:20

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Ma la città è già blindata

«Ma siamo arrivati a Napoli o a Baghdad?». Se lo è chiesto più di qualcuno nella comitiva giallorossa sbarcata ieri in una città in assetto di guerra. Dovrebbe essere una partita di calcio e invece quella di oggi al San Paolo è stata preparata come se fosse una battaglia. Sono trascorsi 184 giorni da quel maledetto 3 maggio, il giorno della morte di Ciro Esposito a Roma, eppure le ferite sono ancora aperte e nemmeno i segnali di pace arrivati dai protagonisti sembrano sufficienti per ricucire lo strappo tra due tifoserie che non si amano affatto.

Le provocazioni a distanza tra napoletani e romanisti, via social e non solo, hanno alzato l’asticella della tensione, facendo scivolare i 90 minuti di calcio in secondo piano. La paura ha portato la Roma a viaggiare con 21 ore d’anticipo sul fischio d’inizio, nonostante Napoli sia la trasferta più vicina, e a farlo in aereo, per poter sgattaiolare fuori dall’aeroporto di Capodichino da un’uscita secondaria: i giallorossi sono sbarcati alle 19.22, poi sono stati prelevati sottobordo e sono stati fatti salire su un pullman senza scritte e coi vetri oscurati, seguito dalla scorta e tenuto addirittura sotto controllo da un elicottero.

Cos’ha a che fare col calcio questo scenario da film poliziesco? Il fatto è che basterebbe poco, un gesto isolato, la vendetta di un singolo, per scatenare il caos. La calma ha provato a trasmetterla Totti, spesso tirato in causa dalla mamma di Ciro Esposito, che l’ultima volta l’ha invitato a Scampia, alla tomba del figlio. Ci sono andati ieri quattro romanisti, sorprendendo un tassista di zona: «Vi confesso che ho ancora i brividi – ha raccontato a Radio Marte – non me l’aspettavo». Il capitano giallorosso non è andato di persona, ma al ragazzo ucciso da un colpo di pistola quella notte di maggio (e morto 53 giorni dopo in ospedale) ha dedicato un pensiero profondo sul suo blog: «Mi sono sempre dissociato da ogni forma di violenza e rinnovo questo mio pensiero. Spero che sia una festa di puro sport. Da padre, e da uomo, voglio dare un abbraccio pieno di calore a tutte le famiglie che sono state colpite da lutti nel calcio e nello sport. Penso alla famiglia De Falchi, alla famiglia di Ciro Esposito, a quella di Stefano e Cristian, alla famiglia Sandri. Molti angeli ci guardano dall’alto e loro per primi desiderano che certe cose non accadano più».

Per evitare che si allunghi la lista delle 26 persone ufficialmente morte per la violenza dentro e fuori dagli stadi, si è attivata la macchina organizzativa con ricco anticipo. La decisione di vietare la trasferta ai residenti nel Lazio e di lasciare il settore ospiti desolatamente deserto era stata presa mesi fa, ma resa pubblica solo di recente. Una scelta obbligata che renderà più vuoto il San Paolo e senz’altro più strano questo clima di tensione con un polo presente e l’altro no. I primi biglietti erano andati a ruba, ma gli spettatori previsti sono 40 mila scarsi. Ci saranno l’ex portiere azzurro Reina e il sindaco di Napoli De Magistris in tribuna (forse tornerà anche il presidente De Laurentiis) e nel settore Family circa 2.500 bambini.

I cancelli dello stadio apriranno alle 12, la squadra di Garcia arriverà prima del solito e, anche se l’albergo è vicinissimo all’impianto, tanto da poter percorrere il tragitto a piedi, sarà costretta a riprendere il pullman blindato e fare un percorso più lungo ma senza rischi. La task force con oltre mille uomini tra steward, agenti di polizia e carabinieri è quella utilizzata sempre per i big-match: nulla di eclatante o di straordinario. Ma se Napoli-Roma fosse una partita come le altre non ci sarebbe stato il bisogno di vietare anche la trasferta dei tifosi della Lupa Roma, impegnata a Castellammare contro la Juve Stabia.

Il questore di Napoli, Guido Marino, ha parlato dopo la consueta riunione per mettere a punto le misure di sicurezza: «Non vogliamo enfatizzare ma neppure banalizzare le peculiarità di questa gara. I violenti sono solo una piccola parte, di cui bisogna però tener conto. Ci siamo tenuti in contatto con la Questura di Roma per evitare che partano tifosi senza biglietto con intenzioni bellicose».

Le stazioni saranno presidiate, così come l’hotel dei giallorossi, che subito dopo il match faranno ritorno nella capitale, sempre in charter. L’assessore allo Sport, Luca Pancalli, ha sentenziato: «La violenza e la drammatica aggressione che ha portato alla morte del giovane Ciro Esposito sono la negazione stessa dei valori dello sport. Lasciamo che sia solo il campo a parlare». Palla al centro e dita incrociate.

Fonte: Il Temp

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