Rassegna Stampa

Maicon: «Non possiamo non fare punti»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-12-2013 - Ore 09:01

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Maicon: «Non possiamo non fare punti»

«Non possiamo non fare punti, sarà un’altra Roma». La promessa di cancellare i tre mezzi passi falsi consecutivi stavolta vale doppio. Perché arriva dall’uomo che raggiunge tutti gli obiettivi fissati. L’uomo del triplete, anzi, del doppio triplete. Maicon ci ha tenuto a ricordarlo nel corso della lunga intervista rilasciata a Roma Channel alla vigilia della trasferta di Bergamo. Dalla quale traspare ancora una volta la grande personalità del brasiliano anche se lui ha voluto un po’ ridimensionare il suo apporto alla Roma in questo senso («La personalità non è mai mancata nella Roma. Si dice che io e Morgan ne abbiamo portata un po’. Ma non è vero, ci sono grandi giocatori nella rosa che hanno sempre avuto personalità. Non ho mai pensato che fosse una cosa che mancava alla Roma»).

Un Maicon che sta bene fisicamente e mentalmente, un giocatore sereno che vuole togliersi delle soddisfazioni anche qui («La Roma non può stare fuori dalle competizioni importanti come le Coppe Europee. Puntiamo a portare la Roma al suo posto»). Potendo contare su un grande allenatore: «Garcia è un lavoratore instancabile, vuole sempre la precisione. E’ una qualità che hanno solo gli allenatori vincenti». Come è lui. Uno che ha sempre lasciato il segno ovunque è stato.Come calciatore e come persona. Durante l’intervista gli sono arrivati anche i saluti e l’in bocca al lupo degli ex compagni Julio Cesar e Javier Zanetti. Ma quello è il passato. Il presente è la Roma e un Maicon in crescendo di forma.

Come stai adesso? Sto bene, abbiamo studiato tutte queste partite e prima di partire per la Nazionale abbiamo fatto del lavoro specifico per tornare bene a Trigoria. Sono tranquillo, spero di fare una grande partita domenica (domani, ndr). Anche la tua esperienza ti aiuta nella gestione. Ma certo, adesso con un po’ di esperienza mi gestisco alla grande.

Che ambiente hai trovato? Ti abbiamo visto richiamare più volte i tifosi. Non chiamo i tifosi solo per me, ma anche per i compagni. Ho visto già dall’Open Day che la tifoseria della Roma non ha eguali, è importante il loro sostegno nei momenti della partita. E’ un gesto che ho fatto e loro hanno riposto bene e questo ti condiziona a fare bene durante la gara. Hai colto differenze con le altre tifoserie? Sono più appasionati. Ti dimostra che è una tifoseria importante. Sono passato in tanti club, ma la Roma ha una tifoseria particolare.

La tua opinione sul campionato della Roma? Da come è andata sembra che la Roma sia in calo Dopo 10 vittorie di fila un po’ di stanchezza è normale, la maggior parte dei titolari gioca anche in Nazionale. E poi il campionato italiano è veramente duro, anche rispetto alle 6 stagioni che ho gia giocato qui. Dobbiamo dimostrare la nostra forza, dopo tre pareggi. Due dei quali in casa. In questo campionato non possiamo lasciare punti, ma ci può stare. Ma i tifosi devono capire che l’ambiente è positivo e stiamo lavorando alla grande, domenica sarà un’altra Roma.

Avramov ti ha negato il gol con il Cagliari? Ne ho riso negli spogliatoi con i compagni. Sto prendendo la misura.

Gli arbitri? Qualche errore c’è stato... Non ne parlo mai, preferisco capire cosa abbiamo fatto di buono e cosa no. Ognuno fa il suo lavoro e ognuno va in campo per dare il massimo. Si può sbagliare, l’importante è essere contento di quello che hai fatto a fine partita.

Inter-Roma, come vivevi quelle sfide? E’ sempre stata una grande emozione giocare contro la Roma, erano partite a cui pensavi già da una settimana prima. Ci sono state decisioni importanti, anche da parte degli arbitri (ride, ndr). I tifosi hanno visto sempre belle partite. All’Inter ho vissuto 6 anni importanti, è sempre stato un grande piacere affrontare la Roma. Inter più attrezzata,ma forse la Roma aveva un gran gioco collettivo. E’ vero, era una squadra che ci dava tante difficoltà, sono stati bei duelli.

Si parla della personalità che avete portato te e De Sanctis nella squadra. Cosa è significato per te vincere il triplete? Sono venuto a Roma perchè volevo giocare e volevo dimostrare di essere ancora al mio livello. La personalità non è mai mancata nella Roma.Vedendo da fuori la gente parla di questo, si dice che io e Morgan abbiamo portato personalità. Ma non è vero, ci sono grandi giocatori nella rosa che hanno sempre avuto personalità. Non ho mai pensato che fosse una cosa che mancava alla Roma. Il triplete è stato un bel momento, ne avevo già fatto uno in Brasile con la mia ex squadra. Fare il secondo con l’Inter è stata un’emozione perché ho vinto da protagonista, in Brasile giocavo poco. Un momento importante per la carriera, ma lo è stato più per il presidente (Moratti, ndr), che ha fatto di tutto per raggiungere quel risultato.

Da ex interista, cosa hai pensato quando è arrivata la chiamata della Roma? A chiunque avrebbe fatto piacere ricevere una chiamata della Roma e per me non è stato diverso. La Roma è una grande società mi ha dato l’opportunità di rinascere calcisticamente, ero davvero in un momento difficile. Mi ha dato la possibilità di venire qui, ora devo ringraziarli sul campo. Devo dimostrare il mio valore sul campo per ringraziare la società per la fiducia. Tuo padre ti consigliò di giocare terzino, è vero? E’ vero, è stato mio padre a mettermi in quel ruolo, per l’infortunio di un mio compagno di squadra. Era il mio allenatore nel settore giovanile del Criciúma, stavamo giocando e il terzino destro si infortunò. Mi ha messo lì perchè diceva che giocare di spalle al centrocampo non era per me, che era meglio prendere palla e guardare tutto il campo. Aveva ragione papà (ride, ndr).

Come hai trovato l’ambiente al tuo arrivo e cosa avete fatto voi nuovi arrivati per cambiare? Si sentiva molto ciò che è avvenuto lo scorso anno. Ma, come ho già detto, ci sono giocatori di forte personalità, volevano subito dimostrare che questo non poteva abbattere una squadra come la Roma. Nelle 10 partite consecutive abbiamo dimostrato che la Roma è ancora forte.

L’obiettivo della squadra? Juve e Napoli hanno giocatori importanti che fanno la differenza con una giocata, loro hanno questo piccolo vantaggio. Ma dobbiamo dimostrare di essere forti. Il nostro obiettivo, come ha detto il mister, è arrivare in Europa. Secondo me la Roma non può stare fuori dalle competizioni importanti come le Coppe Europee. Puntiamo a portare la Roma al suo posto.

Cosa ne pensi di Garcia? Ho una parola per definire il mister: è un lavoratore instancabile, vuole sempre la precisione. E’ una qualità che hanno solo gli allenatori vincenti. Garcia molto duro, ma sa anche parlare con i giocatori. Deve gestire una rosa di 27-28 bestie (ride, ndr), deve saperlo fare ed è bravo anche in questo.

Dodò, che prospettive ha? L’ho visto giocare in Brasile con il Bahia, è straordinario vederlo in campo dopo il suo grave infortunio. In futuro farà bene, ha qualità. Deve imparare tanto e lo sta già facendo. Giocando al fianco di Totti, De Rossi e De Sanctis deve imparare, se non impari da questi campioni da chi puoi imparare? Lo vedo bene, sarà un bravissimo giocatore.

Una percentuale sulla tua forma? Non mi piace dirlo, se dico qui di essere al 50% e poi non vado bene in partita, la gente che pensa? Io cerco di lavorare ogni giorno, di mettermi a disposizione dell’allenatore e di fare bene in partita. Purtroppo a volte non accade quello che vuoi, ma io mi sento bene, sono felice di essere in una squadra che mi sta dando tanto, devo solo ringraziare tutti.

Bergamo campo difficile? Certo, a Bergamo ci sono state sempre partite durissime ma stiamo preparando bene questa partita. Con tutto il rispetto per l’Atalanta, non possiamo non fare punti.

Fonte: IL ROMANISTA - GIANNINI

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