Rassegna Stampa

Parla Ljajic: "Mancio, visto? Io mi candido per Inter-Juve"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-10-2015 - Ore 09:46

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Parla Ljajic:

GAZZETTA DELLO SPORT – GASPAROTTO -  La questione è semplice. A volte alcune persone hanno un brutto carattere. Altre volte hanno semplicemente carattere, e per questo entrano in rotta di collisione con chi li accusa, facilmente, di avere un brutto carattere. Introduzione studiata per Adem Ljajic. Giocatore serbo dell’Inter, ragazzo pieno di talento e (senza dubbio) di carattere. È brutto? Non tocca a noi dirlo, ma sul fatto che il ragazzo non ha paura di nulla possiamo mettere una mano sul fuoco. E gli esempi non mancano, prendiamone due dalla nazionale. 
Esempio 1 Maggio 2012, durante la gestione di Sinisa Mihajlovic (finita nel dicembre 2013) si rifiuta di cantare l’inno, non spiega il perché e il c.t. lo rimanda a casa. Starà fuori quasi due anni, recuperando la maglia della Serbia soltanto con il cambio in panchina, da Sinisa all’olandese Advocaat. 
Esempio 2 È giovedì, la Serbia gioca in un clima carico di tensione a Elbasan, contro l’Albania che insegue la qualificazione in uno stadio vietato ai serbi. È il ritorno della partita del drone, ci sono duemila poliziotti dentro e fuori lo stadio. Elicotteri per tutta la giornata. Un sasso ha mandato in frantumi un finestrino della nazionale il giorno prima. La Serbia non ci bada, e lui meno. Se c’è da prender palla e tentare un dribbling lui ci prova sempre. E se uno apre la difesa albanese quello è lui, con un paio di invenzioni per tempo. Nel primo innesca e chiude l’azione che porta al gol (suo) giustamente annullato da Rizzoli; nel secondo serve l’assist a Kolarov per l’1-0 al 90’ e due minuti dopo galoppa per 70 metri saltando un avversario e chiudendo con un pallonetto elegante. Ai microfoni della tv di Stato che lo incoronava «man of the match» griderà la sua soddisfazione, il suo orgoglio. 
MESSAGGIO Una bella cartolina spedita ad Appiano Gentile con timbro Tirana, alla spettabile attenzione di Roberto Mancini che sta già pensando a Inter-Juventus, una di quelle partite che piacciono a lui. Cariche di responsabilità e bisognose di genio, anche se Adem ora deve convincere Mancini che in queste settimane pur incantato dal talento non si convince dell’attenzione e della concentrazione del suo numero 22 (scelto anni fa in onore di Kakà e recuperato arrivando a Milano in prestito dalla Roma, dove era passato alla 8). La cartolina per Mancini lui l’ha scritta nel finale di Albania-Serbia 0-2, un pallone a tagliare l’area che diventa l’1-0 quindi la galoppata per il 2-0 al 94’. E quella dice che Adem in questo momento «ha gamba». 
O no? 
«E’ vero. Sto molto bene, fisicamente sto benissimo». 
Una partita tosta. 
«Che abbiamo giocato molto bene, meglio di loro: abbiamo tenuto la palla e il controllo del gioco e poi riusciti anche a fare gol. E’ una vittoria importante per noi, perché era una serata speciale e piena di significati. Sono felice per me e per il mio paese, ci tenevo parecchio». 

E’ anche un bel messaggio per l’Inter… per il campionato e la stagione milanese. 
«Sì, spero abbiano guardato, che abbiano visto che cosa ho fatto. Se ripenso alla mia partita sì, sono contento di come ho giocato, ma ancor di più di quel che abbiamo fatto insieme, come squadra». 

Nell’Inter, se Icardi è il punto fermo, vicino a lui, dietro di lui siete tanti a giocarvi un posto. Lei in che posto si sente di poter dare il meglio? 
«Io in nazionale gioco in quel ruolo, dietro l’attaccante. Nell’Inter in quel ruolo siamo tanti e siamo tutti forti. Io spero di trovare più spazio, certo, perché posso fare meglio di così. E perché giocando si migliora». 
E’ una candidatura? Dopo la sosta si gioca Inter-Juve. 
«Sicuramente. Anche se alla fine l’unica cosa che conta è che l’Inter vinca. Che la squadra faccia sempre buoni risultati». 
Che cosa si aspetta da questa stagione a Milano? 
«Dobbiamo giocare e preparare una partita alla volta poi si vedrà, la stagione è lunga. Senza dubbio, Roma, Juventus, Napoli e Fiorentina sono davvero forti. Ma anche noi lo siamo e miglioriamo ogni volta». 
Quindi l’obiettivo minimo è la zona Champions? 
«E’ il minimo, speriamo… speriamo». Non esagera, non chiede. Adem spera: che l’Inter lo abbia visto, che Mancini lo abbia visto, che l’Inter cresca, che l’Inter vinca. Non sono parole di chi si monta la testa facilmente, anzi. Come non ha paura delle sfide non muore dalla voglia di apparire, nella notte albanese i giornalisti serbi volevano festeggiarlo, lui è stato l’ultimo a uscire e il primo a celebrare i compagni di squadra. Il ragazzo dell’applauso a Delio Rossi (Firenze, maggio 2012, il tecnico spazientito gli mise le mani addosso) è cresciuto. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT – GASPAROTTO

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