Rassegna Stampa

Mauri prende nove mesi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-10-2013 - Ore 08:30

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Mauri prende nove mesi

Nove mesi di stop per Stefano Mauri. È la decisione della Corte di Giustizia Federale che ha inasprito - tre mesi in più - la condanna del giocatore della Lazio rispetto alla sanzione della Commissione Disciplinare dello scorso luglio. Squalifica che non è una stangata per il capitano del club biancoceleste. Club che ha subìto, per la responsabilità oggettiva per questa vicenda, una multa di 50 mila euro (40 mila erano stati chiesti dalla Disciplinare) per chiudere la questione. A conti fatti, con lo stop che decorre dallo scorso 2 agosto, Mauri potrebbe tornare in campo all’inizio di maggio 2014 (per Lazio-Verona del 4 maggio) ma, con l’inevitabile appello al Tnas, lo “scontificio” del Coni, se non ci saranno altri ostacoli il giocatore sarà disponibile per Petkovic ben prima di maggio.

 
Nove e non sei mesi di squalifica. L’aumento è stato deciso per mediare con la decisione della Commissione Disciplinare alla fine di luglio. I giudici di primo grado avevano ritenuto che Mauri fosse colpevole di omessa denuncia per Lazio-Genoa del 14 maggio 2011 e per questo penalizzato di sei mesi. La Corte di Giustizia non potendo sentire come avrebbe voluto Zamperini (non è venuto) ha dovuto basarsi sulle carte, ossia sugli interrogatori già svolti. Non essendo cambiato nulla, quindi, rispetto ad agosto, ecco quello che potremmo definire un salvataggio in calcio d’angolo. Tre mesi in più (da scontare al Tnas) per la continuazione del reato perché Mauri avendo saputo - e non denunciato come ritenuto dalla Disciplinare ma non dalla Procura di Stefano Palazzi - l’illecito della gara con il Genoa non poteva non essere a conoscenza di quello con il Lecce, partita questa del 22 maggio. Quindi, il reato in continuazione è stato punito con altri 90 giorni di stop.
Il capitano della Lazio adesso è fermo, attenderà la decisione del Tnas - quando deciderà di presentare il ricorso - anche se non si deve escludere che la Procura della Repubblica di Cremona sia in possesso di altri documenti che aggravano la sua posizione. Documenti che il procuratore della Federcalcio, Stefano Palazzi, non è ancora in possesso.
 
IL GRANDE ASSENTE
I giudici della Corte di Giustizia guidati da Gerardo Mastrandrea avrebbero voluto ascoltare Alessandro Zamperini. Avevano trovato questa soluzione a metà agosto davanti alla richiesta di Stefano Palazzi. Il pm del pallone aveva chiesto, davanti alla Disciplinare, una pena di 4 anni e sei mesi (e 6 punti di penalizzazione per la Lazio). Quando è arrivata la condanna di sei mesi e solo una multa per il club, in appello Palazzi aveva ribadito la sua richiesta. In evidente difficoltà, la Corte di Giustizia alla vigilia della Supercoppa ha trovato la soluzione di non prendere decisioni e fissare un nuovo interrogatorio. Che non c’è stato perché, come ha spiegato il legale di Zamperini, l’avvocato Ruggiero, non c’è alcuna fiducia nella giustizia sportiva. «Il metodo utilizzato è inaccettabile», ha affermato l’avvocato e l’ex calciatore non si è presentato negli uffici di via Campania per essere interrogato di nuovo.
Mauri è stato ascoltato di nuovo dalla Corte di Giustizia - e con lui anche il pentito Carlo Gervasoni - ma è mancato se non il contraddittorio almeno il riscontro, perché Zamperini che non si è presentato. I giudici, quindi, non hanno potuto fare altro che prendere la decisione sulla base delle carte in loro possesso.
 
LA GIORNATA
Appuntamento fissato alle 14 in via Campania e disdetto, ieri mattina, perché Zamperini aveva fatto sapere che non sarebbe arrivato. Gli avvocati di Mauri, Matteo Melandri e Amilcare Buceti, si sono presentati per consegnare una memoria. Lo stesso ha fatto l’avvocato Gian Michele Gentile, legale della Lazio, che ha mostrato grande fiducia. Dopo un’ora negli uffici federali, i tre legali sono andati via mentre la Corte di Giustizia si è chiusa in Camera di consiglio. Un paio d’ore di discussione per prendere la decisione e scrivere il comunicato mentre per conoscere le motivazioni occorrerà attendere una decina di giorni.
«È un’ingiustizia, è tutto poco comprensibile - ha detto in serata l’avvocato Buceti - I nove mesi di squalifica sono una sentenza iniqua, come del resto trovavo già pesante i sei mesi dati in precedenza». Il legale ha ribadito che non ci sono prove che inchiodano Mauri. «Questa è solo una valutazione della Corte», ha aggiunto Matteo Melandri.

Fonte: Il Messaggero

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