Rassegna Stampa

Maxi Lopez: «La mia vita tra Messi e Totti, il talento e la storia»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-10-2014 - Ore 07:31

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Maxi Lopez: «La mia vita tra Messi e Totti, il talento e la storia»

 Segni particolari: guarda a Totti come a uno degli ultimi hombre vertical, tifava Iturbe quando Juan Manuel vestiva River Plate, ha segnato il suo primo gol italiano all’Olimpico. Maxi Lopez, 30 anni, argentino di Buenos Aires, è la scommessa di Eugenio Corini, perché «uno col suo talento non può scordarsi d’essere un campione». Ex Catania, Milan, Sampdoria, prim’ancora River e Barcellona («Andavo a prendere un giovanissimo Messi, la sera, promettendo a suo padre di riportarlo a casa presto»), El Rubio parla da grimaldello dell’attacco con cui il Chievo busserà alla porta della Roma, sabato, alla ripresa del campionato.

Partiamo dal 10, il numero di maglia che l’accomuna a Francesco Totti…
«Il mio 10 non c’entra niente col suo (ride, ndc). Totti è storia. Uno degli ultimi romantici. Tutta la vita con gli stessi colori. E’ il valore in più della Roma, la differenza rispetto alle altre squadre. Pochi al mondo arrivano alla sua età con quella freschezza tecnica e mentale: è il socio di un club ristretto, dove trovi gente come Raul, o anche il nostro Pellissier». 

Un aggettivo per i giallorossi e uno per il Chievo
«La Roma è equilibrata, in toto, a partire dai risultati. Il Chievo è affamato. Ci servono punti. Possiamo prenderceli solo se saremo al 100 per cento e loro avranno una brutta giornata».

La Roma ha già avuto la sua brutta giornata a Torino.
«Non parlo di arbitri, anche perché poi in partita s’incazzano con me. Si può sbagliare, succede a tutti. Poi si paga, come nel caso di Rocchi. Bisogna portare pazienza. Di certo ci aspettiamo un clima molto caldo, la Roma è in ottima forma, il ko con la Juventus sarà benzina nel serbatoio della grinta». 

 Il duello scudetto?

«Possono vincerlo tutt’e due. Chiaro, bisogna vedere come arrivano al match di ritorno. E poi c’è il fattore Champions combinato al campionato, tenere i piedi ben piantati in quelle due scarpe non è semplice. La Juve è favorita perché viene da tre scudetti ma la Roma quest’anno ha qualcosa in più: è il secondo campionato con Garcia e i giocatori sono ancora più forti dell’anno scorso. Sarà una bella lotta. E sarà un bel torneo, penso che il livello si sia alzato, l’Italia può tornare a essere una grande platea».

Parliamo di argentini. Fuori Izco, in recupero Botta e Schelotto, a Roma l’unico sicuro del posto è lei. Di là, invece, c’è Iturbe. 
«Per noi sono assenze che pesano: Schelotto era partito subito titolare, Izco è un giocatore fondamentale perché piazza i break in contropiede, Botta è un’ottima alternativa e si stava già facendo notare. Quanto a Iturbe, beh, è fortissimo. Peccato non abbia fatto così bene nella mia squadra del cuore, il River Plate, ma pazienza. Ha già capito il gioco di Garcia e insieme a Gervinho, lì davanti, è devastante. Ce lo vedo, in nazionale, ma deve dimostrare molto, perché davanti ha Messi, Aguero, Lavezzi, Higuain. Difficile entrare in quel giro, però Iturbe è giovane e se continua così…». 

Lei sta studiando Yanga Mbiwa e Astori?
«Sì, ma i piccoli vantaggi me li tengo per me. Stiamo studiando la Roma, questo sì, e sappiamo che il salto di qualità, per il Chievo, sarebbe tenere di più durante i 90 minuti e fare male in avanti. Lì, voglio essere il punto di riferimento. A inizio stagione Corini mi ha “chiamato” la doppia cifra, io ci tengo e ci spero. Ho segnato al Napoli e ha portato bene».

E se le diciamo 7 febbraio 2010?
«Lazio-Catania, 0-1, il mio primo gol in Italia. Mi tolsi un sassolino. La Lazio m’aveva corteggiato fino a un attimo prima, poi all’ultimo sparì. Esultai alla Toni. Fu una giornata speciale». 

 

Fonte: IL MESSAGGERO - M.Serio

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