Rassegna Stampa

Messi a giudizio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-10-2015 - Ore 07:20

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Messi a giudizio

MESSAGGERO - DEL VECCHIO - E’ il genio del calcio per eccellenza, il talento senza uguali, sua maestà Leo Messi. Ma anche un comune peccatore, che finirà come qualunque mortale sul banco degli imputati per non aver pagato le tasse sui diritti d’immagine. Il fenomeno argentino 4 volte Pallone d’Oro rischia 22 mesi di carcere, secondo la richiesta avanzata dall’Avvocatura dello Stato al giudice istruttore della 3ª sezione penale del tribunale di Gavá (Barcellona), titolare dell’inchiesta, che ha disposto ieri il rinvio a giudizio. Mala tempora currunt per il fuoriclasse blaugrana, assediato dai guai giudiziari proprio mentre è costretto allo stop per 2 mesi dalla rottura del legamento del ginocchio sinistro durante la partita di Liga con Las Palmas al Camp Nou. Messi è accusato di tre reati di evasione nelle dichiarazioni dell’Irpef dal 2007 al 2009, per complessivi 4,1 milioni di euro, in concorso con suo padre e agente Jorge Horacio, che si siederà a sua volta nel ‘banquillo’, nel processo previsto davanti al giudice penale di Vilanova i la Geltrù. Nell’ordinanza di rinvio a giudizio, il giudice istruttore riscontra «elementi che consentono di rilevare l’esistenza di indizi ragionevoli» costitutivi dei reati contestati. Sufficienti per processare padre e figlio, nonostante per Messi Junior la Procura avesse chiesto l’archiviazione, sostenendo credibile che fosse all’oscuro della gestione dei suoi diritti di immagine, limitandosi a firmare le carte. «Il danaro lo amministra mio padre e io mi fido. Se me lo dice lui, firmo a occhi chiusi qualunque cosa», aveva dichiarato il calciatore nell’interrogatorio davanti al magistrato. 
LA DIFESAL’Avvocatura dello Stato, che rappresenta gli interessi del Fisco, ha chiesto 7 mesi e 15 giorni di carcere per ognuno dei tre reati dei quali sono accusati. Per la ‘Pulce’ e il suo incauto agente, il giudice istruttore non ha disposto misure cautelari, tenendo in conto che «hanno pagato volontariamente la quota evasa», mostrando “collaborazione” nel procedimento penale. Nel triennio sotto accusa, Messi incassò 10,1 milioni di euro in diritti di immagine da sponsor come Banc Sabadell, Telefonica, Danone, Air Europa, Adidas, Pepsi o konami, senza pagare l’Irpef. Come ‘riparazione del danno’, già due anni fa aveva versato all’Agenzia Tributaria 5 milioni di euro e ulteriori 10 milioni per regolarizzare gli esercizi 2010 e 2011. Un patteggiamento a riprova di buona volontà per il calciatore, decimo nella lista di Forbes degli sportivi con più entrate: 350 milioni di dollari nell’ultimo decennio. Ma che non è servito a frenare l’iter giudiziario. Né è bastato che il padre di Messi si accollasse l’intera responsabilità della frode fiscale. Secondo la Procura – che per lui ha chiesto un anno e mezzo di carcere – avrebbe creato, fin da quando il crack argentino era un bambino, una rete di società strumentali, con sede in paradisi fiscali come il Belize e l’Uruguay, alle quali simulava la cessione dei diritti d’immagine del nugolo di sponsor. E altre, «localizzate in giurisdizioni di convenienza, come il Regno Unito o la Svizzera, per formalizzare contratti di licenza ad agenzie o di prestazioni di servizi», in modo che le entrate dell’asso argentino non erano sottoposte a tributi e restavano “totalmente opache” alla Finanza spagnola. «Passo dopo passo, continuo a recuperarmi bene per tornare più forte. Approfitto per mandare un grande abbraccio ai miei compagni della Nazionale argentina», è il messaggio inviato ieri da Leo Messi su Facebook, accanto a un’immagine che lo ritrae in canottiera, sul divano di casa, con il ginocchio ingabbiato nella ferula che lo tiene bloccato dal 26 settembre. Un pensiero per la selezione albiceleste, che debuttava ieri nelle eliminatorie sudamericane contro l’Ecuador. Ma non una sola parola sul rinvio a giudizio, che dall’olimpo lo ha fatto precipitare nell’inferno dei peccatori. E dei comuni mortali. E non è l’unico. Javier Mascherano è l’altro argentino che avrebbe evaso 1,5 milioni di euro al fisco spagnolo con la cessione di diritti d’immagine a due società con sedi a Madeira e Miami e ha già pagato 200mila euro in interessi sul dovuto; mentre un anno fa, il capitano della nazionale Rossa, Iker Casillas, ha sganciato 2 milioni di euro al Fisco, seppure senza ricevere sanzioni, ma solo per «discrepanze di interpretazioni della normativa» in materia fiscale. 

Fonte: MESSAGGERO - DEL VECCHIO

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