Rassegna Stampa

Il Milan se ne va tra i fischi l’ultima lezione dalla Roma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-05-2016 - Ore 08:08

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Il Milan se ne va tra i fischi l’ultima lezione dalla Roma

REPUBBLICA – CURRO’ - L’annunciata inutilità della partita di San Siro è stata via via confermata dalle notizie da Napoli e da Reggio Emilia. Ma nell’agone annacquato tutta la differenza tra una squadra agonista e una agonica è comunque emersa subito. E il campionato della Roma, in rimonta costante, si è chiuso con una vittoria nettissima e col terzo posto dei play-off di Champions. Quello del Milan, in calo inarrestabile, è invece finito con una sconfitta sanguinante e col settimo posto, che lo esclude dai preliminari di Europa League. Gli resta ormai soltanto il salvagente della finale di Coppa Italia sabato prossimo con la Juventus: forse l’estremo atto del trentennio berlusconiano, se la trattativa per la vendita del club ai cinesi andrà in porto, di sicuro un atto di fede nel molle gruppo che Brocchi è chiamato, dall’intristito padrone in disarmo, a resuscitare in sei giorni. Il più efficace commento all’imbarazzante divario tecnico scavato dagli ultimi 4 mesi e mezzo di opposte vicende – nell’andata di gennaio, fatale a Garcia e provvisoriamente salvifica per Mihajlovic, il Milan aveva perfino sfiorato la vittoria – è stato del pubblico di casa, che si è spellato le mani per applaudire con trasporto due avversari, dopo avere sommerso di fischi con altrettanta convinzione i propri giocatori all’intervallo. In pochi minuti, poco prima di metà ripresa, la folla si è alzata in piedi per il tributo a El Shaarawy e Totti, segno di sportività e di frustrazione: al rimpianto ex per il gol del 2-0 (controllo e girata su lancio di Pjanic), al fuoriclasse veterano per il semplice ingresso in campo, tanta è la fame di bellezza dei milanisti digiunanti. Anche la passerella finale di Abbiati, che probabilmente avrebbe meritato qualche minuto in porta nel suo stadio prima del ritiro e che ha voluto condividere l’ovazione col successore Donnarumma, ha confermato come l’attuale sentimento sia soltanto la nostalgia del passato.

Il primo tempo è stato giocato dai discepoli di Spalletti, che ha impiegato Nainggolan come falso nueve, con vezzosa indulgenza verso i rivali: li hanno graziati con ghirigori eccessivi, ogni volta che si presentavano davanti all’area di Donnarumma (eccellente su un destro di Pjanic, il più probabile e pesante sacrificio sul mercato). Però la Roma non si è potuta esimere dal punire il plantigrado Alex, che ha tenuto in gioco il velocista Salah, sul lancio del rinato Strootman. Il recidivo brasiliano si è ripetuto sul gol di El Shaarawy. Il terzo gol della comparsa Emerson, su azione avviata da un tacco di Totti, è stato almeno compensato da Bacca, rapace su una respinta goffa di Szczesny. Se Brocchi, oltre all’acerbo Locatelli, ha provato almeno in parte la squadra per la formazione di Coppa Italia, avrà constatato che Luiz Adriano è più efficace di Balotelli come partner di Bacca e che Romagnoli è un terzino adattato. La nuova maglia della prossima stagione, nera sulla schiena, ha luccicato un po’ solo a sinistra, nel finale, grazie a De Sciglio e Bonaventura. Il 28 maggio, data fissata per la verifica tra le parti nella trattativa coi cinesi, assume il rilievo di un sì o di un no definitivo di Berlusconi. Galliani esibisce qualche speranziella su Ibrahimovic, ma la speranza vera è che la squadra risorga sabato all’Olimpico: al momento servirebbe un miracolo.

Fonte: La Repubblica - E.Currò

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