Rassegna Stampa

Nainggolan, contro la Juve sempre a cresta alta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-09-2015 - Ore 08:33

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Nainggolan, contro la Juve sempre a cresta alta

IL MESSAGGERO – CARINA - Ha ormai abituato ad essere un ragazzo fuori dagli schemi. Sia in campo che nella quotidianità, Radja Nainggolan riesce sempre a ritagliarsi uno spazio ad hoc. Schietto, diretto, non ama le mezze misure. E così se quest’anno la Roma aveva scelto il low profile, è toccato al belga infrangerlo. Per carità, in punta di piedi e con il sorriso sulle labbra ma tant’è: «Siamo arrivati al livello della Juventus, forse anche oltre». La sfida è nuovamente lanciata. Anche perché con la Juventus c’è un conto aperto: «Con i tifosi bianconeri ho spesso tanti battibecchi - spiega a Roma Tv - per questo sento molto la sfida ed ero davvero contento dopo la vittoria. Vincere è sempre bello e battere la Juventus ci ha dimostrato che siamo forti. Per il campionato ci siamo anche noi. I nostri tifosi aspettano da tanto e quest'anno ce la possiamo fare». Non nomina mai la parola scudetto ma aver lasciato intendere in precedenza come la squadra di Allegri (vincitrice degli ultimi 4 campionati) sia stata raggiunta e forse superata, lo sottintende ampiamente. Gli fa eco Manolas: «Quest'anno dobbiamo vincere qualcosa». Scartata la Champions che appare francamente una chimera, difficile che i giallorossi possano accontentarsi della Coppa Italia.
DURO MA LEALE Alla Roma Nainggolan ha legato con De Rossi («E' una persona stupenda, pensavo di trovare un personaggio diverso, sono stato molto sorpreso. In campo siamo simili, è un vincente e le tensioni sono difficili da tenere sotto controllo»), Pjanic («Persona importante, lo frequento spesso») e Florenzi («Ale è divertente, al derby vinto era fuori di testa») ma l’amico del cuore rimane Pinilla: «E' un fratello». In poco tempo è diventato idolo della tifoseria e dei bambini: «La cresta? Non posso più tagliarla, tanti ragazzini oramai se la sono fatta come me». Un lato sensibile che cozza con l’immagine da duro che si è costruito in campo. Diventato il bersaglio dei media spagnoli per l’intervento su Rafinha per il quale si era già scusato su Twitter («Sono dispiaciuto per la brutta notizia, non era mia intenzione farti male. Spero di rivederti presto in campo») per l’altro ko grave che gli viene imputato (Mattiello) era già stato assolto dal diretto interessato che ieri lo ha ribadito a Calcio 2000: «È stato uno scontro di gioco normale, sono stato un po’ sfortunato, tutto qui». Duro ma leale. Lo testimoniano le statistiche: 10 ammonizioni in 33 gare lo scorso anno, 11 su 34 nel 2013-14 ma nessuna espulsione. In media una ogni tre partite giocate a mille in un ruolo, quello del ruba-palloni (di qualità), dove i contrasti sono il pane quotidiano. 

Fonte: IL MESSAGGERO – CARINA

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