Rassegna Stampa

Nainggolan, lo stakanovista. Da gregario a indispensabile

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-10-2014 - Ore 08:02

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Nainggolan, lo stakanovista. Da gregario a indispensabile

Invece che «Ninja» bisognerebbe cominciare a chiamarlo «stakanovista». È Radja Nainggolan l’uomo a cui Rudi Garcia, in questa stagione, non ha mai rinunciato: né in campionato né in Champions. Un po’ per necessità, in considerazione dell’assenza prolungata dell’olandese Kevin Strootman e di quelle alterne, per infortunio, di De Rossi e Keita; un po’ perché il centrocampista belga è cresciuto in maniera esponenziale da quando ha messo piede nella Capitale. Era il 9 gennaio scorso quando il tecnico francese, un po’ a sorpresa, lo buttò nella mischia 24 ore dopo il suo arrivo, nella gara di Coppa Italia all’Olimpico contro la Sampdoria.

E proprio contro la formazione blucerchiata, domani sera a Marassi, Nainggolan collezionerà la sua undicesima presenza stagionale. Minutaggio alla mano, è il romanista più utilizzato in rosa con 889 minuti: alle sue spalle Manolas (770) e Pjanic (769). Radjà è il più presente in campionato con 619’ nei quali ha anche realizzato un gol – praticamente due con la rete di Empoli, considerata da regolamento come autorete del portiere toscano Sepe – e tre assist. In Champions, poi, ha giocato 90’ in tutte e tre le gare disputate dalla formazione giallorossa. L’etichetta di riserva di lusso che gli era stata appiccicata al suo arrivo, prima ancora di vederlo giocare, oggi gli va decisamente stretta, al punto che anche il c.t. belga Wilmots, che inspiegabilmente non lo aveva portato al Mondiale in Brasile, si è ricreduto e lo ha richiamato in nazionale. La Roma deve ancora riscattarne la seconda metà dal Cagliari, ma non sarà un problema. Il suo futuro, insomma, è solo giallorosso.

«Abbiamo un ottimo gruppo – ha detto in un’intervista a rtbf.be – c’è davvero molto talento e le nostre prestazioni possono solo migliorare. Adesso e nei prossimi anni». Di cambiare aria, insomma, non se ne parla, anche se a 17 anni ha pensato di lasciare Piacenza per tornare in Belgio. «Mio fratello mi ha convinto a restare, lo devo a lui se oggi sono qui». Se lo avesse fatto avrebbe perso la possibilità di giocare al fianco di Francesco Totti. «A 38 anni fa ancora la differenza, per me è un piacere giocare insieme a lui. È un ragazzo semplice, umile e sempre molto rilassato ».

Fonte: Corriere della Sera - PIACENTINI

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