Rassegna Stampa

Nel nome dell’unità «Roma 2024 è la candidata d’Italia»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-12-2015 - Ore 07:49

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Nel nome dell’unità «Roma 2024 è la candidata d’Italia»

CORRIERE DELLA SERA - MENICUCCI - Il logo è tricolore, lo slogan all’americana (« We want Roma 2024 ») che richiama il messaggio « yes, we can » di Barack Obama, la location molto cittadina: il Palazzetto dello Sport di piazza Apollodoro, realizzato per i Giochi del ‘60 e oggi rimodernato coi seggiolini giallorossi, con oltre duemila ragazzi delle scuole, il romano Max Giusti e la milanese Federica Fontana a presentare la mattinata. Perché questa, come dice da uno dei cinque cerchi usati come pedane Giovanni Malagò, presidente del Coni, «non è la candidatura di Roma, ma è quella dell’Italia». Un modo per unire e non dividere. Un modo, anche, per superare i soliti (possibili) strali contro «Roma ladrona». Lo si capisce anche dal logo (che ha scatenato reazioni diverse via twitter), con Colosseo stilizzato che diventa una pista d’atletica, i colori verde-bianco-rosso, la scritta «Roma candidata ai Giochi Olimpici 2024» in blu, i cinque cerchi sotto. 
La strada, del resto, è quella tracciata un anno fa dal premier Matteo Renzi, alla cerimonia dei collari d’oro (che si tiene questa mattina) del Coni. Quel giorno, in prima fila, c’era l’allora sindaco Ignazio Marino, che non venne mai nominato. E, ieri, tra gli spettatori, c’era anche il commissario del Campidoglio Francesco Paolo Tronca, anche lui ridotto a semplice comparsa. Perché sarà vero, come dicono lo stesso Malagò e poi Luca Cordero di Montezemolo, che «col prefetto Tronca c’è grande collaborazione», ma è anche vero che si stanno occupando di tutto il Coni e il Comitato promotore. Sono stati loro — e non certo il Campidoglio — a scegliere di fatto dove allestire l’eventuale villaggio olimpico (a Tor Vergata e non a Tor di Quinto come pensava l’amministrazione comunale), sono loro a tenere rapporti internazionali e anche istituzionali a livello interno. Ed è stato, finora, il vicepresidente di «Roma 2024» Luca Pancalli (ex assessore allo Sport) a fare il giro di periferie, quartieri, comitati di zona, ambientalisti per smussare angoli, dialogare, confrontarsi. 
Ma il referendum? Secondo Montezemolo «non ce n’è bisogno, basta vedere l’accoglienza di questo palazzetto. Faremo le più belle Olimpiadi del 2000». In ogni caso, meglio evitare eventuali sorprese negative tipo Amburgo. Il presidente di Alitalia sottolinea, anche con gli inviati stranieri (c’era anche il giornalista di «Around the rings», la rivista ufficiale dei Giochi) che «oggi c’era la città: studenti, atleti, autorità, persone comuni» e che questo «è molto importante». Ottenere le Olimpiadi, dice, sarebbe «il mio successo più grande, più dei 19 titoli mondiali con la Ferrari». Ci sono i campioni del passato remoto (Nicola Pietrangeli e Livio Berruti: in un video il velocista si incontra con un ragazzino, che sogna l’oro del ‘24, al centro dell’Olimpico), del recente passato (Carlton Myers, Andrea Lucchetta, Jury Chechi), del presente (Elisa Di Francisca e Carlo Molfetta, oro a Londra nella scherma e nel taekwondo; Clemente Russo, argento nella boxe), i campioni paralimpici (Annalisa Minetti, bronzo nei 1.500 di atletica nel 2012), più Diana Bianchedi e Fiona May, «colonne» del Comitato promotore. 
Alla fine, scatta l’immancabile «selfie-time»: tutti insieme, sotto una pioggia di palloncini tricolori e coriandoli dorati, per la foto di rito. E, in serata, lo show a Fontana di Trevi con luci e suoni. Roma, stavolta, ci crede davvero. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - MENICUCCI

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